sabato 19 maggio 2012

Un’ora al buio

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando ad essere protagonista fu la sola città di Sidney, l’appuntamento con l’Ora della Terra “Earth Hourâ€, lo straordinario evento planetario organizzato dal WWF a sostegno del clima. Il prossimo 31 marzo, infatti, avrà luogo l’evento che racchiude nel gesto simbolico di spegnere le luci di piazze, monumenti e luoghi simbolo, nelle varie città del mondo, l’invito a cittadini, istituzioni e imprese a mettere in campo azioni concrete per indirizzare il mondo verso un futuro sostenibile e arginare lo spettro dei cambiamenti climatici.

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

Dopo Sidney, i 60 minuti di buio hanno raccolto adesioni in ogni angolo del pianeta arrivando nel 2011 ad un successo clamoroso che, grazie anche al massiccio tam-tam scatenato su web e social network, ha travolto quasi 2 miliardi di persone, 5200 città e centinaia di imprese e organizzazioni in 135 Nazioni. Luci spente alla Tour Eiffel, al Cristo Redentore di Rio, al Castello di Edimburgo, alla ruota panoramica di Londra (London Eye), alle avveniristiche Kuwait Towers, alle Cascate Victoria.

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

L’Italia ha contribuito in maniera significativa calando l’interruttore di monumenti simbolo come Piazza Navona, il Colosseo, il Duomo di Milano, e raccogliendo adesioni a 360 gradi, dai testimonial d’eccezione nel campo del cinema, della musica e dello sport fino alle istituzioni, alle imprese, per arrivare ai comuni cittadini, tutti uniti per dare il segnale che bisogna intraprendere azioni concrete per ridurre la propria impronta sul pianeta. Dal mese scorso è in programmazione sul web lo spot “Earth Hour 2012†presentato in anteprima in Italia allo stadio Olimpico dalla nazionale italiana di rugby (http://www.youtube.com/watch?v=vHQWMxWb0no) in occasione dell’incontro inaugurale del torneo “Sei Nazioni†tra Italia e Inghilterra.

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

L’iniziativa 2012 assume una valenza ancora più significativa poiché si inserisce nella cosiddetta road map che il WWF ha tracciato in vista della storica Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile “Rio+20â€, che avrà luogo il prossimo mese giugno a Rio de Janeiro. Una sfida che l’associazione del panda ha deciso di rendere ancora più concreta invitando le città a “reinventarsi†sostenibili lanciando, anche in Italia, la “Earth Hour City Challengeâ€, la sfida internazionale che premia le buone pratiche avviate dalle città per dare una svolta sostenibile al proprio futuro: a partire dalla decarbonizzazione, in tema di aria, acqua, energia, cibo e consumi, rifiuti, biodiversità, consumo di suolo,  abitazioni e trasporti, e con un occhio di riguardo al coinvolgimento dei cittadini e alle politiche integrate, in cui le singole azioni sono coordinate da una visione organica e complessiva.

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

Forte anche quest’anno di partner d’eccezione come COIN, Cisco, Electrolux e Berendsohn, l’intento è sempre quello di superare il successo ottenuto negli anni precedenti allargando sempre più la consapevolezza che un futuro migliore è possibile, grazie al contributo collettivo di tutto il pianeta. Contributo che nella nostra penisola cresce giorno dopo giorno grazie alle continue adesioni provenienti da ogni angolo del Belpaese e che è possibile sottoscrivere grazie all’ampio settore dedicato disponibile in rete sul sito del WWF Italia (http://wwf.it/oradellaterra/).

Marzo, mese di mimose, di papà, della primavera e del risparmio energetico. Ritorna, infatti, come accade ormai dal 2007, quando

Appuntamento alle 20:30 del 31 marzo.

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Vincenzo Viglione

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La lezione francese

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello accusatorio nei confronti di un mondo economico-industriale piuttosto che di stili di vita che da molti anni obbediscono, chi per un verso chi per l’altro, a logiche di business che poco o niente hanno a che fare con quella sostenibilità tanto cara ai cosiddetti ambientalisti. Questa volta invece la notizia ha del rivoluzionario se non altro perché proveniente da un Paese che in termini di sostenibilità ambientale negli ultimi anni ha avuto poco di che brillare. Dopo le lunghe polemiche che negli scorsi mesi hanno tenuto banco attorno alla questione del nucleare, la Francia fa parlare di se per la decisa sterzata che il governo transalpino intende compiere sull’impervia strada della sostenibilità ambientale.


Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto

È di questi giorni, infatti, la notizia dell’accordo che la grande distribuzione d’oltralpe ha sottoscritto col governo per la chiusura con porte dai doppi vetri i banchi frigo di tutti i punti vendita. La misura nasce dalla necessità di mettere fine alla frequente e cattiva abitudine in voga anche nei supermercati nostrani di tenere la merce esposta nei banchi frigo. Pratica che comporta consumi energetici stimati in circa il 50% del totale dei punti vendita. Di qui la necessità di puntare entro il 2020 ad intervenire sul 75% dei banchi frigo che d’ora in poi porranno tra l’utente e il prodotto da raggiungere un “ostacolo” costituito da uno sportello a doppio vetro capace di limitare l’energia necessaria a mantenere in temperatura i prodotti, con ovvi benefici non solo sulle bollette dei supermercati ma anche di quanti spesso rischiano l’assideramento nella ricerca del fermento lattico in offerta.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Naturalmente i cambi di rotta comportano delle spese. Spese che secondo le stime ammonterebbero a circa 2mila euro al metro lineare di banco frigo chiuso, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Un investimento cospicuo, che però significa anche lavoro per la manodopera specializzata e per il manifatturiero orientato alla sostenibilità. Prospettiva che ha spinto il Governo francese ad incentivare questa buona pratica con un certificato di risparmio energetico di 100 euro per metro lineare, e riconoscendo così la virtuosità della proposta avanzata dalla Federazione del commercio e della distribuzione.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

C’è da considerare infine che l’accordo così confezionato ha spinto le grandi imprese ad un’ulteriore mossa che probabilmente prima o poi sarebbe stata chiesta loro dal governo, analizzata lo scorso dicembre al termine di una tavola rotonda sull’efficienza energetica nel corso della quale tra numerose misure d’intervento spiccava il divieto per i centri commerciali di illuminare le proprie superfici fra l’una e le sei del mattino a partire dal 1° luglio prossimo.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Ebbene, per timore dell’impatto che poteva avere la chiusura dei frigo sui fatturati, gli ipermercati francesi hanno preferito muoversi tutti insieme, anticipando un probabile obbligo futuro e dimostrando che non c’è possibilità di competere senza prima aver cooperato e fatto sistema.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Vincenzo Viglione

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L’anno dell’energia sostenibile

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento quindi che continua a rappresentare l’epicentro delle grandi problematiche planetarie. Con la recente risoluzione 65/151, infatti, l’Onu ha proclamato il 2012 Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti, accendendo una volta in più i riflettori su un problema che ad oggi interessa circa un quarto della popolazione mondiale. 1,4 miliardi di persone costretti a vivere senza elettricità rappresentano di fatto, non solo un pesante ostacolo allo sviluppo di intere popolazioni, ma un vero e proprio rischio per la loro stessa sopravvivenza poiché la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è fondamentale per garantire servizi minimi sanitari e idrici.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Naturalmente, in un’epoca come quella che stiamo vivendo, costretta a fare i conti con i continui stravolgimenti climatici, il tema dell’approvvigionamento energetico fa inevitabilmente il paio con quello della sostenibilità.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Perché se è vero che c’è bisogno di portare energia nelle zone del pianeta che ne hanno bisogno, è anche vero che quest’energia deve viaggiare su binari innovativi realizzati su una base fondamentale che è quella della revisione degli attuali modelli di consumo legati alle abitudini energetiche di miliardi di persone che dipendono ancora in larga parte dai combustibili fossili e dal carbone come fonte di energia primaria. Da qui l’esigenza di coniugare le due sfide, energetica e ambientale, attraverso il ruolo dell’energia sostenibile e in particolare delle fonti energetiche rinnovabili. Elementi che saranno al centro delle iniziative di sensibilizzazione che le Nazioni Unite intendono promuovere nel corso del 2012 e che saranno presentate come strumento indispensabile per sconfiggere la povertà.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Adozione di modelli di sviluppo improntati sullo scambio tecnologico e di know-how dai paesi più sviluppati a quelli più poveri, la necessità di mettere a punto strumenti finanziari adeguati per accelerare il processo di transizione alle fonti rinnovabili.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento


Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Insomma, una serie di azioni volte a favorire un piano di sviluppo globale e che l’Onu si appresta a lanciare proprio con il nome di “Sustainable Energy for All”.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Quest’ultimo sulla scia anche dei modesti risultati registrati a valle delle recenti conferenze internazionali di Copenhagen 2009 e di Durban 2011, e in vista dell’imminente  Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che si terrà dal 20 al 22 giugno 2012, si contraddistingue per tre obiettivi principali da raggiungere entro il 2030: assicurare l’accesso universale ai moderni servizi energetici; ridurre l’intensità energetica globale del 40%; aumentare l’utilizzo delle energie rinnovabili a livello globale del 30%.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Vincenzo Viglione

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Un Natale eco-solidale

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di popolazione, si ritroverà pienamente immerso nella consueta cerimonia dell’apertura dei regali. Mentre ancora si cerca di liberare della nocciolina incastrata tra i denti, dimenticandosi almeno per poche ore, della nuova essenza di profumo ricavata direttamente dalle lacrime del ministro Fornero, dell’onnipresente spread che tra poco da differenziale di rendimento dei buoni del tesoro diventerà una marca di siringhe con cui tirare via alla gente quel poco di sangue che strenuamente cerca di difendere, della benzina che tra non molto arriverà in bella mostra sugli scaffali delle gioiellerie.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Insomma, un po’ di spensieratezza che tra una fetta di panettone e una di cassata, oltre ad accompagnare la parte gioiosa delle festività natalizie, purtroppo ci rende inconsciamente partecipi di una sfrenata deriva consumistica che, stando alle stime, quest’anno manderanno in fumo circa 40 miliardi di euro.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Una cifra che ha il sapore di una manovra economica come quella che proprio in questi giorni sta affrontando l’iter parlamentare che la eleverà a strumento indispensabile (dicono gli esperti! – nda) per arginare la grave crisi economica che stiamo vivendo.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Una cifra che come questa manovra porte in se la stessa visione miope della situazione economica attuale che ci impedisce di capire che si tratta di denaro dato in pasto ad una famelica industria dei consumi che avidamente prende senza però restituire nessun risultato apprezzabile sotto il profilo del benessere per il quale ingenuamente crediamo di spendere quei soldi.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Pensiamo all’automazione sempre più spinta di un settore come può essere quello dei giocattoli piuttosto che del confezionamento degli alimenti che arriveranno sulle nostre tavole. Automazione figlia di un progresso tecnologico agli enormi profitti da parte dei produttori di certe merci contrappone una sempre minore richiesta di manodopera, con ovvie ripercussioni sul fronte disoccupazione.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Per non parlare dei risvolti sul fronte ambientale. Enormi picchi di anidride carbonica e di polveri sottili sparate nell’aria da trasporti che crescono a dismisura, centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti da smaltire, il tutto per un bilancio che è evidentemente non positivo sotto il profilo non solo economico ma addirittura della salute.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di


Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Nasce quindi l’esigenza di far fronte a situazioni del genere armandosi semplicemente di un po’ di buon senso, a partire proprio dalla spesa  per le feste. Scegliere prodotti cosiddetti a km zero in modo da limitare il consumo di carburanti nell’industria dei trasporti e riscoprire il mercato dei prodotti tipici locali, optare per oggetti a basso contenuto di imballaggi, evitare l’uso di prodotti usa e getta.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Una serie di accorgimenti che se promossi con forza possono realmente influenzare in positivo l’ambiente in cui viviamo, e dare una sterzata concreta all’economia riportandola finalmente sulla strada del rilancio e della crescita.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Altro che manovre…

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di
Buon Natale e Felice 2012

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Vincenzo Viglione

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Allarmi senza ascolto

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale sede del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, i temi in discussione sono essenzialmente gli stessi del 2009, quando parole come riscaldamento globale e emissioni di CO2, erano al centro dei lavori ospitati allora nella capitale della Danimarca.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale


Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Ebbene, a due anni di distanza dall’impalpabile risultato raggiunto nel corso della precedente conferenza sul clima, che sancì per gli Stati europei il famigerato obbligo del 20-20-20 (taglio del 20% di emissioni di gas serra da raggiungere entro il 2020 impiegando il 20% di fonti energetiche rinnovabili – nda), tocca registrare numeri tutt’altro che confortanti da questo punto di vista.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Emissioni di CO2 a livello planetario giunte a oltre 33 miliardi di tonnellate nel 2010 (+ 5,8% rispetto al 2009), con Cina e Usa a fare la parte del leone con i loro rispettivi contributi pari al 25% e 19% per un peso complessivo del 44%. L’Ue col suo 13% si posiziona dopo gli Stati Uniti, e a seguire i Paesi del cosiddetto Bric tutti caratterizzati dal segno “+” rispetto alle emissioni dell’anno precedente: Brasile (+11,4%), Cina (+10,4%), India (+9,2%).

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Un quadro complessivo insomma che se da un lato fa puntare il dito una volta in più contro gli Stati, rei di sterili politiche di riduzione dei livelli di CO2, di contro non mostra mai l’altra parte di responsabilità individuata sul finanziamento (mancato) di determinati progetti.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Secondo il rapporto “Killer del clima” stilato da alcune Ong, tra cui Banktrack e il gruppo tedesco Urgewald, dal 2005, anno di entrata in vigore del protocollo di Kyoto, a oggi, le principali 93 banche del mondo hanno investito più di 232 miliardi di euro in progetti su centrali a carbone, fonte energetica che contribuisce di più alla produzione di CO2, con il 41% delle emissioni mondiali. Inevitabile quindi, nei confronti dell’Ue, il malumore di Wwf ed Ecofys che hanno presentato a Durban il rapporto  “Climate policy tracker”. «L’Europa non sta facendo abbastanza su clima ed energia. L’Ue di questo passo non raggiungerà l’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2050».  In una scala di valutazione dalla A alla G (dove G è il voto più basso) la media generale delle politiche climatiche europee corrisponde alla lettera ‘E’.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Tra i Paesi più virtuosi, la Danimarca con la sua ‘D’ ha messo nero su bianco la strategia e l’obiettivo di diventare indipendente dai combustibili fossili entro il 2050, e la Germania che intende ridurre le emissioni dell’80-95%. Maglia nera per Romania, Bulgaria, Lussemburgo, Grecia e Polonia a cui è assegnata la “F” seguono un’Italia, che con una “E”, rientra esattamente nella media europea.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Le motivazioni, spiegano gli autori del rapporto, si devono alla mancanza, da parte del nostro Paese, di una strategia globale sul clima per un’economia a basse emissioni di carbonio e dalla reale possibilità di rallentamento dei piani d’azione nazionale per le energie rinnovabili e per l’efficienza energetica.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Vincenzo Viglione

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Verità ignorate

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Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno danni incalcolabili. Numerosi comuni hanno già inoltrato richiesta di aiuto alla comunità europea per fronteggiare un’emergenza che proprio in questi giorni comincia a rivelare l’altra faccia della tragedia. Le strade non percorribili, infatti, stanno mettendo in ginocchio quelle comunità che oltre a patire il disastro, devono fare i conti con l’arresto delle attività lavorative e i viveri che cominciano a scarseggiare. Episodi come questo, se da un lato vengono circoscritti come la “normale” conseguenza di eventi meteorici che si presentano in maniera sempre più violenta, dall’altro devono invitarci una volta in più a riflettere sul perché questi eventi assumono caratteristiche simili e su quali conseguenze possono produrre su larga scala.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Nel 2007, in un interessantissimo film-documentario firmato da Davis Guggenheim, fu raccontato il giro del mondo compiuto da Al Gore per illustrare la condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra. “Una scomoda verità”, il titolo dell’opera, che in effetti racconta in maniera estremamente dettagliata dati scientifici, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Un esempio su tutti è dato dall’indiscriminato sperpero di risorse naturali che anno dopo anno colpisce massicciamente le aree verdi del pianeta laddove centinaia di migliaia di ettari di vegetazione spariscono per fare posto a colate di ferro e cemento. Tutto ciò produce il duplice, letale, effetto di eliminare la possibilità di assorbimento di anidride carbonica e parallelamente da vita a cicli produttivi che invece ne liberano sempre più, alimentando quell’infernale macchina del riscaldamento globale diretta responsabile di eventi come quello di Genova piuttosto delle recenti tempeste che hanno colpito il Messico, l’India e la Corea.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Se questi eventi rappresentano le manifestazioni istantanee e clamorose dello stravolgimento climatico in atto sul nostro pianeta, esiste l’altra faccia del problema che in maniera silenziosa e costante sta alterando gran parte dei naturali equilibri ecosistemici del globo.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Pensiamo alla progressiva riduzione dei ghiacci delle vette himalayane che sottraendo acqua alle popolazioni che abitano alle pendici delle montagne le obbliga a vere e proprie migrazioni in massa in cerca di nuove sistemazioni. Le stesse migrazioni a cui da anni ormai sono costrette grosse fette di popolazione che abitavano in zone soggette ad inondazioni e/o a desertificazione e che oggi cercano di raggiungere nuovi porti in cerca di condizioni di vita favorevoli, con impatti che in certi casi stravolgono completamente l’assetto socio-economico delle località che accoglie i nuovi arrivi.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno


Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Di fronte a un quadro del genere risulta piuttosto difficile comprendere l’atteggiamento dei cosiddetti Paesi industrializzati, responsabili di questi sconvolgimenti, quando decidono di respingere quelle popolazioni che loro stessi hanno costretto ad emigrare negandogli due volte la possibilità di avere un futuro decente.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Vincenzo Viglione

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Parola d’ordine: salvare il paesaggio

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Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia settentrionale. E di fatti, parliamo di una comunità composta da poco meno di duemila anime in provincia di Milano che lo scorso 29 ottobre è stata teatro di un evento che in termini di sviluppo sostenibile rappresenta un traguardo di importanza notevole. La nascita del “Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio”, infatti, dopo l’obiettivo di salvaguardia dell’elemento “acqua”, raggiunto grazie all’esito del referendum della scorsa primavera, rappresenta in un’ipotetica scala ambientale il secondo gradino, verso la difesa del suolo, della terra, dei territori e dei paesaggi.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Ad animare l’evento promosso nel primo comune italiano ad avere decretato la crescita zero urbanistica, 500 persone provenienti da 18 Regioni, giunte a sancire la necessità di porre un freno sostanziale al consumo di territorio e di puntare ad un vero cambiamento nella pianificazione urbanistica comunale e nazionale. Obiettivo che, stando ai numerosi segnali provenienti da comuni che tendono ad imitare Cassinetta, grandi città e grandi Province che si impegnano ad approvare delibere o nuove leggi davvero vicine allo “stop al consumo di territorio”, una diffusa sensibilità maggiore da parte di cittadini, tecnici del settore, media, amministratori, addirittura imprenditori del comparto edile, non sembra tanto fuori portata. Significativa il contributo di una realtà come SlowFood che per prima, accogliendo con estremo piacere l’iniziativa, insieme ai responsabili del Movimento Stop al Consumo di Territorio si è subito attivato per diffondere quell’invito/appello che si sarebbe concretizzato con il Forum del 29 Ottobre.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Tra le priorità del forum, una campagna capace di coinvolgere tutti i Comuni italiani nell’organizzazione di un censimento capillare delle strutture edilizie esistenti sfitte, vuote e non utilizzate.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

I risultati opportunamente raccolti verranno messi a disposizione del Forum nazionale e dei cittadini del territorio in modo da organizzare una proposta di legge di iniziativa popolare basata sull’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e prevedere che nuove occupazioni ai fini insediativi e infrastrutturali siano consentite esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Ostacolo principale, in tal senso, è l’idea di rendere obbligatoria, per i Comuni italiani, la sospensione temporanea di tutte le nuove edificazioni previste dai Piani Regolatori  finché non sia stato completato un censimento del patrimonio edilizio esistente.

Tale operazione avrà lo scopo di evidenziare: l’ammontare delle superfici occupate dalle strutture già presenti sul territorio comunale non utilizzate o in costruzione; il dato numerico degli edifici non utilizzati/non abitati nonché il patrimonio dismesso, riconvertibile e recuperabile; il computo delle aree edificabili di qualsivoglia destinazione, già previste dai vigenti strumenti urbanistici, ma non ancora attuate; il computo del consumo di suolo, esteso ai 5 anni precedenti.

Dati che una volta raccolti ogni Comune italiano sarà tenuto a mettere a disposizione della collettività nell’ambito di un tavolo partecipato che veda presente ogni cittadino residente del Comune che ne desideri far parte, oltre agli amministratori comunali, ai tecnici comunali, a professionisti e tecnici del settore.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Un assetto partecipativo in pratica volto al raggiungimento di un’utilizzazione ottimale del patrimonio edilizio esistente rivolto al soddisfacimento delle esigenze abitative, commerciali e produttive della comunità di riferimento.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Vincenzo Viglione

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La via degli peneumatici

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Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume enorme di materiale che nel nostro Paese ha prodotto e produce tuttora non pochi grattacapi a chi deve farsi carico dello smaltimento di questo tipo di rifiuti.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Grattacapi che in regioni come la Campania, giorno per giorno vengono sistematicamente risolti mandando letteralmente al rogo enormi cumuli di pneumatici usati, misti ad altre tipologie di rifiuti speciali, che liberano nell’aria quantità inimmaginabili di diossine, metalli pesanti e centinaia di altre sostanze tossiche, responsabili quest’ultime di quell’emergenza sanitaria ancor prima che dei rifiuti in quanto tali che nel giro di pochi anni ha reso il quadro clinico del territorio a cavallo tra le province di Napoli e Caserta a dir poco drammatico.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Di fronte a tutto ciò, nonostante le innumerevoli denunce operate dall’associazione “La Terra dei fuochi” che da anni si batte su questa materia, poco e nulla è stato fatto per cercare di arginare un fenomeno capace di produrre conseguenze ancor più gravi della ormai celebre crisi dei rifiuti che tutti conosciamo.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

In uno scenario tanto cupo però qualcosa sembra muoversi all’orizzonte. La novità risale allo scorso giugno  quando, con l’approvazione del D.M. 82/2011, meglio noto come regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu), è stato introdotto l’obbligo da parte dei produttori e degli importatori di pneumatici di raccogliere e gestire annualmente quantità di Pfu (di qualsiasi marca) almeno equivalenti alle quantità di pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio nell’anno solare precedente. Il servizio sarà documentato da una voce specifica da inserire in fattura all’atto della vendita dei pneumatici nuovi in modo da offrire all’acquirente l’informazione sul contributo versato per lo smaltimento delle vecchie gomme. Contributo già presente in passato ma che, inglobato nel prezzo dello pneumatico, era difficile da controllare soprattutto da parte dello Stato che, secondo quanto dichiarato da Legambiente, col nuovo sistema, non solo potrà ottenere ricavi per circa 3 milioni di euro l’anno derivanti dalle attività lecite di smaltimento, ma avrà la possibilità di far emergere la quota di Pfu destinata alle discariche abusive.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Che sia la volta buona?

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Vincenzo Viglione

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Nuove idee per l’ambiente

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

“Le opportunità” dei rifiuti”. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge come la produzione dei rifiuti in Europa, tranne lievi franate riconducibili alla recessione economica e alla conseguente crisi dei consumi che stiamo vivendo ormai da qualche anno, sia in continua crescita. La fotografia attuale parla di una produzione di rifiuti che ammonta a circa 532 kg pro capite, gran parte dei quali costituiti da imballaggi e contenitori, prodotti usa e getta, e oggetti dal ciclo di vita troppo breve che non sono più nè riparabili nè riutilizzabili. Un dato che, alla luce della mancanza di politiche efficaci in termini di riduzione proietta l’Europa verso il traguardo ancora meno lusinghiero di ben 558 kg pro capite nel 2020. Tendenza che potrebbe essere invertita semplicemente attenendosi alle direttive comunitarie ottenendo nel contempo, non solo una palese riduzione di rifiuti in quanto tale, ma addirittura un taglio drastico delle emissioni di gas serra pari a 78 milioni di tonnellate entro il 2020.

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Ebbene, nell’ambito delle prossime strategie finalizzate ad una seria politica di riduzione dei rifiuti spiccano: Meno Plastica per tutti, Mettila in rete e Sfida all’ultima Sporta, le tre iniziative con le quali la campagna “Porta la Sporta” parteciperà  alla prossima Settimana Europea di Riduzione dei Rifiuti  – SERR 2011 (www.menorifiuti.org), che si terrà  in tutta Europa dal 19 al 27 novembre 2011.

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

La campagna propone a livello nazionale e locale di limitare l’impatto delle plastiche sull’ambiente e soprattutto nei mari attraverso una drastica riduzione dell’usa e getta, un ripensamento del packaging e delle modalità  di commercializzazione dei prodotti di uso comune. Proposte che passano attraverso l’offerta di un’informazione mirata su materiali e suggerimenti concreti che promuovono scelte di consumo a basso impatto ambientale tali da permettere ai cittadini di raggiungere target di riduzione dei rifiuti importanti, chiamando all’impegno naturalmente enti locali, aziende, distribuzione e altri soggetti nella convinzione che i risultati significativi possono raggiungersi solo lavorando tutti in maniera congiunta.

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Meno plastica per tutti : traguardo 15 chili  in 7 mosse

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Non è difficile eliminare in un anno almeno 15 chili di plastica pro-capite, serve solamente  un minimo di organizzazione. In sette mosse  tra cui bere l’acqua del rubinetto, acquistare prodotti sfusi o alla spina, usare spazzolini e rasoi con testine intercambiabili è possibile risparmiare denaro, avere meno rifiuti da gestire  e impegnarsi concretamente per l’ambiente.

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Mettila in rete

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Dopo l’eliminazione dello shopper in plastica si propone alla Grande Distribuzione Organizzata la possibilità  di ridurre ulteriormente gli imballaggi di plastica a partire dal reparto ortofrutta affiancando al classico sacchettino in plastica monouso una soluzione riutilizzabile in rete di cotone.

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Sfida all’ultima sporta nei negozi e nelle scuole

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Simpatica e coinvolgente sfida organizzabile a livello di comune, quartiere o associazione di commercianti per promuovere l’utilizzo della sporta. Vincono i cittadini che nel periodo stabilito avranno effettuato il maggior numero di acquisti senza prendere sacchetti monouso. Parallelamente, ragazzi e insegnanti, insieme per promuovere comportamenti sostenibili nella comunità  di appartenenza, coinvolgeranno intere famiglie nella raccolta di scontrini del supermercato senza addebito di sacchetti monouso per far vincere classi o scuole che gareggiano tra loro.

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Info: www.portalasporta.it

“Le opportunità dei rifiutiâ€. Questo il titolo del rapporto diffuso a fine agosto dall’Agenzia europea per l’Ambiente dal quale emerge

Vincenzo Viglione

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Marcia Perugia-Assisi tra pace e ambiente

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Era il 24 settembre del 1961 quando Aldo Capitini, in compagnia di altri intellettuali e personalità del mondo della cultura come Norberto Bobbio, Italo Calvino, Guido Piovene, Renato Guttuso e Giovanni Arpino, diede vita al primo corteo in favore della pace e della fratellanza tra i popoli. Oggi, a 50 anni di distanza, l’eredità di quell’evento che ogni anno colora di arcobaleno l’itinerario Perugia-Assisi, viene raccolta e rilanciata non solo per celebrare sempre con viva determinazione la mobilitazione contro l’uso delle armi ma per richiamare, in un momento così critico per la situazione mediorientale e dei Paesi nordafricani, la nostra attenzione su quegli avvenimenti nei confronti dei quali la Primavera Araba invita in maniera globale ad un’assunzione di responsabilità affinché vengano riconosciuti i diritti ad ogni individuo, e cessi qualsiasi forma di repressione della voglia di libertà e democrazia che sta crescendo in molti Paesi.

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Pace quindi ma non solo. Perché, oltre al tema dei diritti umani, con la partecipazione alla marcia si vuole sottolineare una volta in più l’intimo legame tra pace e ambiente. La devastazione che la guerra infligge all’ambiente infatti è da sempre in completa antitesi alla grande chance di pace rappresentata dalla tutela delle risorse ambientali. Basti pensare a sostanze letali come l’uranio impoverito impiegato nella fabbricazione di particolari armamenti, all’inquinamento prodotto dal piombo diffuso dalle centinaia di migliaia di proiettili esplosi durante i conflitti. Strumenti di morte che continuano il loro devastante e subdolo effetto anche a distanza di decenni dal loro utilizzo.

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Bandiere della pace quindi che ritorneranno da tutte quelle proposte volte alla costruzione di un mondo migliore a partite dalla valorizzazione delle risorse naturali, accesso equo e solidale alle risorse del pianeta, sviluppo sostenibile locale e globale per fermare i mutamenti climatici.

Mezzo secolo e non sentirlo. Il 25 settembre prossimo il consueto appuntamento con la marcia per la pace compie 50 anni.

Vincenzo Viglione

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