Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto
Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto grotteschi quanto vacui. «Io non voto per far cadere il governo» così il leader del Carroccio Umberto Bossi durante l’ultima votazione a Montecitorio. Nulla di strano, il senatur fa parte della maggioranza ed è ovvio che appoggi l’esecutivo, se non fosse per la natura del voto in questione. La Camera dei Deputati ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Napoli per Marco Milanese deputato ed ex braccio destro del ministro dell’economia Giulio Tremonti; Milanese è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4.
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La divisione dei poteri in democrazia, esecutivo, legislativo e giurisdizionale, è un principio ormai talmente acquisito nella cultura occidentale da non dover meritare neppure un cenno ma evidentemente non sempre la realtà è così come appare.
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Tra le tante esplicazioni del suddetto principio figura esserci anche l’autorizzazione all’arresto da parte del Parlamento nel caso la
magistratura voglia restringere la libertà di uno dei suoi membri. Unico motivo per cui però le Camere possono respingere la richiesta è il cosiddetto “fumus persecutionis” ossia un atteggiamento da parte della magistratura così manifestamente persecutorio e pretestuoso nei confronti della classe politica da mettere la democrazia ed il suo delicato equilibrio di poteri in serio pericolo. Esclusa tale circostanza non esiste motivazione che tenga; un parlamentare difronte alla legge è un cittadino come qualsiasi altro. Premesso ciò non si vede come la votazione che ha riguardato la richiesta di arresto per Milanese, salvo tra l’altro per sei voti di scarto, possa avere delle connotazioni politiche.
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Capisco che il senatur ed il suo elettorato di valligiani e uomini dediti più al celodurismo che alla cultura giuridica, badino alla concretezza degli atti anzichè alla sottigliezza dei ragionamenti ma dov’è finita la classe intellettuale di questo sciagurato Paese? Nessun commentatore o osservatore politico ha rilevato una discrasia così evidente?
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Sarà che agli alambicchi della politica nostrana ho sempre preferito il sacro formalismo del diritto. Sarà che alla scorciatoia degli insulti gratuiti e dei diti medi all’insù prediligo la fatica del confronto e del ragionamento.
Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto
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Sarà che trovo francamente nauseante decidere del destino di un uomo in base al tornaconto personale di politicanti ignoranti e signorine dai non difficili costumi ma oggi più che mai ho capito quanto sia inutile essere onesti, intellettualmente e non solo.
Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto
L’unico rammarico è che proprio non riesco a non esserlo.
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Raffaele de Chiara
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