sabato 19 maggio 2012

Questa politica fa orrore

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per l’integrazione e la cooperazione internazionale. Lo sfogo cui sono seguite le scuse di Riccardi, raccolto da alcuni giornalisti ha subito fatto il giro dei media nazionali. Il pretesto per il poco lusinghiero giudizio è stato il diniego da parte del segretario del Pdl Angelino Alfano a prendere parte ad un vertice con il presidente del Consiglio Mario Monti e gli altri due leader di partito, Pierferdinando Casini dell’Udc e Pierluigi Bersani del Pd. Scopo dell’incontro avrebbe dovuto essere la discussione concernente la riforma della Rai e della giustizia.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

Improperi conditi di bizantinismi hanno fatto da cornice al commento del ministro e alla giustificazione di Alfano per il suo venir meno all’incontro. Un governo “tecnico” non può occuparsi di temi  politici così come un uomo a cui fa schifo la politica non può ricoprire la carica di ministro. In assenza di ideologie l’unico motore propulsivo è il populismo.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

“Governo tecnico” e “governo politico”,  se oggi si chiedesse all’uomo della strada, quale sia la differenza tra i due si sentirà rispondere che il primo è nominato dal Presidente della Repubblica ed è composto da persone estranee alla politica. Il secondo è fatto di persone elette dagli elettori con la mediazione dei partiti. Aberrazioni giuridiche cui quotidianamente prestano il fianco l’acquiescenza dei politicanti di turno ed un sistema mass-mediatico poco incline all’approfondimento.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

Nel nostro ordinamento non esiste la possibilità di nominare governi “tecnici”.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

Stando al dettato Costituzionale è il Presidente della Repubblica a nominare il Presidente del Consiglio e su proposta di quest’ultimo i ministri. Il governo per poter esercitare le sue funzioni deve ricevere la fiducia del Parlamento eletto direttamente dal popolo.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

L’esecutivo Monti nominato legittimante dal presidente Giorgio Napolitano ha ricevuto la fiducia dalle Camere e rappresenta il Governo del Paese. L’aggettivo “tecnico” è una qualificazione tanto fallace dal punto di vista del diritto quanto farsesca da quello giornalistico. Premesso ciò non si vede come si possa imbalsamare l’agenda politica dell’esecutivo di turno invocando fantomatiche distinzioni mai contemplate dal nostro sistema democratico.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

Paradossalmente l’Italia dovrebbe essere grata al ministro Riccardi per avere un membro del governo cui fa schifo questa politica.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

Per quanto mi riguarda invece, in qualità di semplice cittadino di uno Stato divorato dall’ignoranza e puntellato dal populismo, questa politica fa solo orrore.

“Certa politica mi fa schifo” a dirlo durante una conversazione privata è stato nei giorni scorsi Andrea Riccardi, ministro per

Raffaele de Chiara

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La vergogna di essere italiano

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 7 COMMENTI

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa parte, disoccupazione giovanile con punte elevatissime; è il quadro desolante con cui siamo costretti a confrontarci giorno dopo giorno. “Molti dicevano che la responsabilità fosse solo di Berlusconi, adesso il Cavaliere non c’è più eppure la situazione non è migliorata” a ripeterlo come un mantra sono tutti o quasi gli esponenti più agguerriti del Pdl. Ultimo in ordine di tempo il segretario Angelino Alfano che non si stanca di sottolineare come tra gli economisti ci sia stato anche chi abbia quantificato le dimissioni dell’allora premier Berlusconi in due o trecento punti di spread. “Tutto falso – argomenta Angelino – i livelli attuali del differenziale, sono pari a quelli di quando governava il governo precedente”.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Obiettare a simili argomentazioni è  impossibile.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

L’economia continua a languire come prima e rifugiarsi nella sterile tesi secondo cui se ora al governo ci  fosse ancora Berlusconi l’Italia sarebbe già fallita, sarebbe sintomo di grave miopia oltre che di pura stoltezza argomentativa. Il vero problema non era certo Berlusconi bensì il berlusconismo di cui egli era nel contempo l’artefice ed il prodotto, venuto meno il primo non era detto che sarebbe scomparso anche il secondo come infatti si è dimostrato.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

L’attaccamento al proprio particolare, vedi l’ostruzionismo delle lobbie alle liberalizzazioni proposte dal governo.

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La rozzezza bestiale di taluni politici che privi di qualsiasi argomentazione politica sbraitano come animali inferociti e spaesati, l’atteggiamento in questi giorni degli esponenti della Lega Nord in Parlamento ne è un plastico esempio.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Il cinismo dei privilegiati con un lavoro a tempo indeterminato ottenuto con sotterfugi e clientele che rimbrottano a chi un’ occupazione non ce l’ha di rimboccarsi le maniche perché tanto se uno vuole lavorare qualcosa da fare lo si trova sempre. Non importa che ciò di cui ci si lamenta è la mancanza di opportunità, che il sognare di fare il lavoro per cui si crede di essere portati deve essere un diritto e non un optional sociale e che in ogni caso il lavoro non c’è proprio, per gli onesti. No, per chi un’occupazione l’ha avuta regalata a prescindere dai meriti, il problema è sempre uno: l’utopia stolta dei comunisti nullafacenti sempre alla ricerca di una società più equa.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

C’è qualcuno che continua a professarsi fiero di essere italiano, altri che addirittura vivono l’italianità come un privilegio, non io però.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Oggi più che mai mi vergogno di essere un cittadino di questo sciagurato Paese.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Raffaele de Chiara

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L’Italia dei bisognosi

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al faccendiere Giampaolo Tarantini e famiglia. Mediatore del giro vorticoso di denaro il più volte discusso direttore dell’Avanti Walter Lavitola. L’accusa mossa dai magistrati a quest’ultimo e ai Tarantini è di estorsione, il Cavaliere figura come parte lesa. Giampi, l’amico del premier che portò a Palazzo Grazioli Patrizia D’Addario ed altre simpatiche e disponibili signorine, è attualmente rinchiuso in  carcere, sua moglie è ai domiciliari e il mediatore Lavitola è latitante all’estero.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Imputato a Bari per favoreggiamento della prostituzione, il faccendiere pugliese, ha sempre detto che Berlusconi ignorava la reale identità delle ragazze birichine di cui amava circondarsi durante le sue serate. In realtà secondo i magistrati questa versione di comodo per il premier avrebbe avuto un prezzo: ventimila euro al mese per circa un anno e cinquecentomila euro in un’unica soluzione, parte di quest’ultima cifra sarebbe poi stata trattenuta da Lavitola. «Ho aiutato soltanto delle persone in difficoltà, nessuna richiesta estorsiva» ha dichiarato Berlusconi.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Quali siano state le difficoltà economiche di Angela Devenuto moglie di Tarantini ed amante di Lavitola, è presto detto. Vacanze a Cortina oppure in barca, pigione della casa da 2000 euro al mese nel centro di Roma più altre piccole e grandi necessità: abiti griffati e personale di servizio a go go. Sullo sfondo un’Italia stretta nella morsa di una crisi economica con pochi precedenti chiede lacrime e sangue ai suoi cittadini per fronteggiare l’emergenza.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Sembra quasi di vederla questa distinta signora, nel triplice ruolo di moglie, amante e limosinatore di lusso invocare denaro dal generoso milionario per vivere con “dignità” ed essere poi riverita e rispettata dalla Roma del potere e del denaro. Tutto appare come la vignetta strampalata di un cinico vignettista eppure è la realtà in cui tutti noi siamo costretti a vivere.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Noi in cerca di un’opportunità di lavoro che non arriverà mai.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Noi che con uno stipendio da duemila euro al mese ci sentiremmo realizzati e felici e che invece per Giampi è una cifra da pezzenti.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Noi che al lezzo del compromesso e alla leccatura opportunista da sempre preferiremmo una dignitosa povertà.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

«L’Italia è un Paese di merda» asseriva indignato Berlusconi in una telefonata con l’amico Lavitola;  davvero difficile dargli torto.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ma di chi è la colpa?

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Raffaele de Chiara

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Perchè non credergli?

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista a “Repubblica” è stato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier non ha mancato poi di far sapere che il candidato naturale a succedere all’attuale Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non può che essere il sottosegretario Gianni Letta. L’opposizione, tignosa e velatamente populista, tuona contro l’ennesima presa in giro del Cavaliere.

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

Un nuovo segretario di partito, Angelino Alfano, benchè nominato per acclamazione, rappresenta pur sempre una svolta, per un partito il Pdl che, sebbene sia nato dalle ceneri di Forza Italia e Alleanza Nazionale, si è sempre incarnato nella figura carismatica di Berlusconi.

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

Un’età, quella del premier, che biologicamente di certo non può prolungarsi all’infinito e la soglia delle ottanta primavere rappresenta un limite invalicabile per chiunque aspiri alla presidenza del consiglio.

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

Un vissuto, quello dell’uomo venuto dal niente che, al netto delle vicende giudiziarie che lo continuano a tormentare, gli ha regalato così tante ricchezze da consentirgli di avviarsi con serenità verso una serena dipartita finale.

così tante ricchezze da consentirgli di avviarsi con serenità verso una serena dipartita finale.

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Credergli o meno quando dice di voler lasciare lo scettro del comando ad altri più giovani di lui?

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

E’ un interrogativo dinanzi al quale solo con la sciatteria di chi per professione ha scelto la ceca intransigenza del no a prescindere si può rispondere con una chiusura al dialogo senza se e senza ma. Specie ora in un momento di fortissima crisi economica e sociale.

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

Non so ovviamente se Berlusconi dica il vero o se stia per mentire per l’ennesima volta prendendo in giro un Paese che, piaccia o meno, per quasi un ventennio lo ha amato e continua in qualche modo ad adorarlo, ma credo che sia il caso di dargli credito.

meno, per quasi un ventennio lo ha amato e continua in qualche modo ad adorarlo, ma credo che sia ilcaso di credergli.

Un’età, quella del premier, che biologicamente di certo non può prolungarsi all’infinito e la soglia delle ottanta primavere

Il non farlo cosa comporterebbe se non un ulteriore avvelenamento della vita pubblica?

«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

Alla maniera di Blaise Pascal che scommetteva sull’esistenza di Dio, “Perché tanto se esiste si ottiene la salvezza, se invece non c’è, si è vissuto ugualmente un’esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere” io, da sempre “non simpatizzante” di Berlusconi scommetto sul mantenimento della sua parola; non perché gli creda ma semplicemente perché è l’unica strada per uscire in maniera incolume da un’ipnosi collettiva che dura ormai da oltre tre lustri.


«Alle prossime elezioni non mi ricandiderò. A 77 anni non si può governare un Paese» ad affermarlo durante una recente intervista

Raffaele de Chiara

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Il garantismo vale per tutti

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Il processo dell’anno, così è stato giustamente definito il procedimento giudiziario  iniziato lo scorso 6 aprile a carico del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier è accusato dalla procura di Milano di concussione e prostituzione minorile. La vicenda ormai arcinota riguarda le presunte pressioni che Berlusconi avrebbe fatto su alcuni funzionari della polizia nel maggio del 2010 al fine di rimettere in libertà Karima El Mahroub meglio conosciuta come Ruby Rubacuori. La ragazza, all’epoca dei fatti minorenne, è arrestata con l’accusa di furto e rimessa subito in libertà col falso pretesto che la vuole come nipote del rais egiziano Hosni Moubarak. Il rilascio, secondo gli inquirenti, è dettato in realtà dall’esigenza del Cavaliere di mettere a tacere le possibili rivelazioni della ragazza con cui in passato avrebbe avuto una relazione sessuale.

 

 

Discutere della fondatezza delle accuse piuttosto dell’atteggiamento inquisitorio dei magistrati è divenuta materia talmente dibattuta e priva di spessore da risultare pleonastica.

 

Quello che più preoccupa è altro.

 

Da giurista, prima ancora che da giornalista, ho sempre immaginato i tribunali come la massima espressione della civiltà di un popolo, come tali quindi, luoghi scevri da qualsiasi condizionamento politico e partigianeria di maniera. Le scene viste dinanzi al palazzo di giustizia di Milano durante l’udienza riguardante Berlusconi vanno invece in tutt’altra direzione. A fronteggiarsi, fortunatamente armati solo di slogan taglienti e simpatici cartelloni, gli esponenti delle opposte fazioni.

 

Da un lato chi considera il premier l’uomo della provvidenza ed il più perseguitato della storia, dall’altro chi lo vede come un moderno e vizioso satrapo pronto a sodomizzare a suon di quattrini qualunque fanciulla desiderosa di successo e ricchezza.

 

 

 

 

 

Non ho mai amato Berlusconi né tanto meno quel miscuglio di esibizionismo ed “autoritarismo democratico” chiamato berlusconismo ma l’indegna cagnara dinanzi alle aule di giustizia portata avanti dall’una e dall’altra parte credendo in tal modo di salvaguardare la democrazia è inaccettabile.

 

Da un punto di vista politico è quanto mai lapalissiano l’inadeguatezza di Berlusconi a governare, diverso  il discorso sulle sue presunte responsabilità penali.

 

Il principio che vuole l’imputato innocente fino a prova contraria non può che valere anche per lui.

 

Che ci si continui a confrontare anche aspramente con il  politico Berlusconi nelle piazze e in Parlamento è un auspicio a cui mi associo volentieri ma altrettanto fermamente dico no a chi vorrebbe giudicare in piazza le responsabilità penali dell’uomo Berlusconi.

 

Se il premier sia o meno colpevole spetta solo alla magistratura stabilirlo, ai mass-media in primis ed al popolo poi, altro non spetta che un silenzioso e mesto rispetto.

 

Affermare il contrario significherebbe sostituire alla pacatezza del giudizio terzo e limitato la barbarie di un diritto ceco e privo di qualsiasi argine; l’esatto contrario della civiltà democratica.

 

Raffaele de Chiara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La responsabilità è del popolo

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Indagato per mafia è nominato ministro dell’Agricoltura, potrebbe essere la trama di un film poliziesco di infima serie ma non lo è. Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, mercoledì 23 marzo ha giurato sulla Costituzione fedeltà alla Repubblica e alle sue leggi dinanzi al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio.

 

 

“Sui generis” la proposta del premier Silvio Berlusconi suggerire al capo dello stato per la nomina a ministro un indagato per mafia quanto irrituale l’operato di Giorgio Napolitano.

 

 

Il Presidente della Repubblica infatti dopo avere esposto in privato le proprie perplessità sulla nomina, ha dato dapprima il suo assenso formale e poi ha emesso una nota in cui auspicava che si facesse quanto prima chiarezza sulla situazione processuale del neoministro.

 

Indignazione dell’opposizione e risentimento per l’irritualità dell’agire presidenziale da parte della maggioranza sono i sentimenti maggiormente diffusi. Più sottile invece il sentimento del neoministro che si dichiara “dispiaciuto” per la nota quirinalizia e precisa che su di lui “Pende solo una richiesta di archiviazione avanzata dallo stesso Pubblico Ministero”. Il giudice per l’udienza preliminare deciderà a breve se accogliere o meno le richieste del magistrato.

 

Un premier che propone come ministro un indagato per mafia, un presidente della Repubblica che accetta pur non essendo obbligato a farlo (Scalfaro con Previti docet) ma non manca di denunciare pubblicamente le proprie perplessità, ed il diretto interessato che si dispiace per il pregiudizio nei suoi confronti. C’è una logica in tutto questo? Sì ed è quella del tornaconto personale ammantato da uno sciatto formalismo di maniera che “obbliga” a fare pur potendo non agire.

 

Di chi è la colpa dell’attuale decadimento politico è presto detto.

 

Di Berlusconi, spesso associato al male assoluto? Di Romano per sua fortuna toccato da un’insperata celebrità? Oppure di Napolitano custode della Costituzione sempre più con funzioni notarili? Di nessuno di questi. L’unica responsabilità è del popolo che in una democrazia quale è la nostra li ha eletti in maniera diretta o indiretta.

 

 

L’unico interrogativo da porsi allora è forse proprio il seguente: è davvero questa la classe dirigente che ci meritiamo? Il responso lo avremo alle prossime elezioni.

 

Temo la risposta ancor più della domanda.

 

Raffaele de Chiara

 

 

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Gheddafi è responsabile di atrocità

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 11 COMMENTI

 

L’OCCHIO E LA TASTIERA

 

Guardo la data dell’articolo CNN pubblicato sul sito di Human Rights Watch. La confronto con quella odierna. Purtroppo nulla è cambiato, se non nell’inasprimento del comportamento di Gheddafi e delle sue truppe, che oggi come venti giorni fa continuano ad accanirsi con ogni mezzo sulla popolazione. Significativo l’esordio del pezzo allegato: “Il destino della Libia è nelle mani dei suoi cittadini…”.

 

Che non sia questo il nucleo della democrazia? Potrà mai un paese come la Libia farci tornare indietro ai tempi in cui avevamo questa voglia di libertà che ha generato la Resistenza in Italia? Me lo sto chiedendo seriamente, penso e mi domando: “Dov’è finito il nostro senso di giustizia, di uguaglianza, di voglia di condivisione che era dei nostri nonni oppure dei nostri padri?”

 

Osservo la società che mi circonda: il sentimento che si respira è la provvisorietà, la precarietà, il sentirsi sottomessi a un potere enorme, inattaccabile, protetto. Tutto il contrario di come si sente il cittadino medio: infinitamente piccolo, ricattabile perché bisognoso, solo.

 

Sarà questo quindi a incoraggiarci a uscire dai nostri problemi di tutti giorni, per rivendicare l’umanità rubata, il senso di libertà di parola e di pensiero, che continuamente un regime travestito da governo vuol far credere di concederci con magnanimità, quasi non fosse un diritto civile e prima di tutto umano inalienabile.

 

Il tiranno non è padrone della vita.  Importante è individuare cos’è la vita.

 

E’ forse il desiderio stasera di non vedere più il telegiornale, non perché queste notizie abbiano cessato di esistere, ma solo perché è morto il nostro desiderio di conoscere, è morto ciò che ci distingue dall’essere pietre: la curiosità del sapere, del penetrare la vita dall’interno, le relazioni con l’essere umano che è il nostro ‘altro’.

 

Non vogliamo essere più disturbati dal nostro sopore, non vogliamo che il nostro piccolo equilibrio sia turbato. Questa meschinità è diventata la verità che ci portiamo dentro tutti giorni, che non ci fa fermare più davanti allo specchio la mattina per chiederci, come facevano i liberi pensatori, CHI SONO, DOVE VADO, DA DOVE VENGO.

 

Apparentemente le popolazioni del nord Africa possono dare l’impressione di non avere risposte. Questo è l’errore del nostro essere europei: pensiamo che il progresso sia solo una macchina più comoda o un computer che aiuti a impiantare a distanza un by-pass cardiaco. Quanto siamo ciechi! A cosa ci servirà muoverci più velocemente e avere un cuore che funzioni regolarmente se la nostra meta è un enorme niente? Assenza di idee nuove, apatia, rassegnazione.

 

 

Guardiamo con pietà i morti abbandonati per le strade di Bengasi o Tripoli e non ci rendiamo conto che qualcuno ci ha già rubato la vita vera, o lo sta facendo in questo momento.

 

Vincenza Rutigliano

 

Dal sito HRW Human Rights Watch 4 marzo 2011
Gheddafi è responsabile di atrocità di Fred Abrahams CNN 22 febbraio 2011

“…Non ci sono “autorità libiche” o “funzionari libici” in grado di agire con indipendenza. La Libia ha una sola autorità e un funzionario che conta: Gheddafi, l’uomo che ha governato il paese per più di 41 anni. Washington e altri governi dovrebbero capire che questa rivolta è proprio contro di lui. E le morti in ascesa provengono dal suo rifiuto di tollerare il dissenso…

Washington e le Capitali Europee dovrebbero sollecitare gli Stati arabi e africani a partecipare, in modo che un loro intervento deciso non sarebbe visto come un assalto occidentale

… il Consiglio di sicurezza dovrebbe esaminare la situazione facendo riferimento alla Corte Penale Internazionale…

Facendo pressione su Gheddafi, gli Stati Uniti e gli altri governi si procurano un enorme sostegno tra una moltitudine di libici nel paese e all’estero. Una posizione rapida e coerente incoraggerà i diplomatici libici, i comandanti militari e i capi tribù che si stanno unendo ai manifestanti di giorno in giorno. E darà forza alle decine di migliaia di libici che sono coraggiosamente insorti.

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano

HRW (Human Rights Watch) non è responsabile di eventuali inesattezze e differenze

 

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L’Italia del berlusconismo

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiamò la questura di Milano chiedendo l’immediata scarcerazione di Karima el Mahroug meglio conosciuta come Ruby, arrestata per furto,  perché era convinto si trattasse della nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak. Così la pensano i 315 deputati su 614 che hanno respinto l’autorizzazione a perquisire lo studio del ragioniere Giuseppe Spinelli. Il provvedimento è stato chiesto dalla procura di Milano che indaga sulla presunta concussione del Cavaliere ai danni di alcuni alti funzionari della polizia. Trattandosi del ragioniere di fiducia di Berlusconi, lo studio Spinelli, è considerato al pari di una segreteria politica e come tale inviolabile senza l’autorizzazione preventiva del Parlamento.

 

Durante il voto un solo astenuto, il deputato Fli Luca Barbareschi reduce da una recente visita a casa del Presidente e indeciso se ritornare o meno nelle fila del Pdl. Un’intervista, rilasciata da Berlusconi al giornalista del Tg1 Michele Renzulli, qualche giorno prima del voto di cui sopra, in cui non compare nessuna traccia delle vicende giudiziarie del premier. Unico tema: le mirabolanti riforme da apportare alla Costituzione per dare maggiore impulso all’economia.

 

I magistrati come una muta famelica di comunisti bigotti pervasi di antiberlusconismo.

 

Il cerchiobottismo e l’ambiguità di pensiero elevato a rispettabile modus vivendi.

 

Il giornalismo come emblema di condiscendenza e acquiescenza al potere costituito.

 

E’ l’Italia di oggi, quella che celebra il 150 anniversario della sua fondazione.

 

Guardo alle nuove generazioni e ciò che scorgo giorno dopo giorno è una continua assuefazione al nichilismo, nessuno o quasi che si indigni, nessuno o quasi che abbia un sussulto di dignità e un moto di amor proprio che gli consenta di dire basta.

 

 

Basta con la menzogna di un potere che oltre a trastullarsi con le proprie perversioni pretende di rabbonire gli elettori con il gusto dolciastro dell’arzigogolo melenso.

 

Basta con il sotterfugio di chi dietro l’ossessiva ostentazione del dubbio nasconde soltanto la propria volontà di ricchezza.

 

Basta con chi alla verità sempre fallibile antepone la sicurezza di certezze menzognere.

 

Cosa facesti dinanzi allo sfasciume politico e sociale di quegli anni? E’ il pensiero costante che mi accompagna in questi giorni tristi.

 

E’ l’incubo di una domanda a cui un domani potrei dover rispondere a mio figlio se mai avrò la possibilità di metter su famiglia.

 

Raffaele de Chiara

 

 

 

 

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Un popolo di ipocriti

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 6 COMMENTI

 

Corpi di giovani donne che lascivi si concedono alla flaccidità di uomini anziani e dalla libido mai sopita. “Zoccole”, ragazze delle favelas e organizzatrici degli incontri dall’indubbia rispettabilità fonti perenni di voglie perverse e di toccamenti di “grazie” proibite ai più e perennemente fasciate da discinti e spesso volgari abiti griffati. Il desiderio di ricchezza e di facile successo da parte di chi ha solo l’avvenenza del proprio corpo incontra il grottesco capriccio di chi padrone assoluto della politica e dell’economia italiana, desidera solo l’affermazione perenne della propria potenza virile. E’ il “puttanaio” (copyright di T.M. una delle ragazze invitate) di villa San Martino residenza privata del presidente del consiglio Silvio Berlusconi; lo si evince dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che la procura di Milano ha inviato al Parlamento per ricevere l’autorizzazione a procedere relativa alla perquisizione di alcuni uffici di pertinenza della presidenza del consiglio.

 

 

 

Il Cavaliere è indagato per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione.

 

 

Alle serate “rilassanti” del premier, tra le altre, pare abbia partecipato anche Ruby, all’epoca minorenne, la ragazza marocchina arrestata nel maggio scorso a Milano e rilasciata dopo un intervento diretto del premier. Berlusconi per quest’ultimo episodio è accusato di aver concusso alcuni alti funzionari della polizia.

 

Berlusconi reo di aver abusato di una minorenne e di aver indotto un funzionario ad esorbitare dalle proprie funzioni? Sarà la magistratura a stabilirlo nelle sedi opportune, quello che più importa adesso è altro.

 

Può ancora il Cavaliere continuare a rivestire la carica di Presidente del Consiglio? Può ancora Silvio Berlusconi alla luce di quanto sin qui emerso sulla sua vita privata continuare a rappresentare l’Italia?

 

Ciò che all’opinione pubblica impone questa vicenda non è la discussione sull’opportunità o meno di condotte immorali o amorali da parte di chi governa, simili questioni appartengono alla Chiesa e non allo Stato, ma obbliga a confrontarsi sulla deriva ipocrita a cui sempre più la nostra società assiste silente e complice.

 

 

 

I rapporti più che cordiali con la Chiesa che simili sconcezze aborrisce con orrore, il quasi quotidiano incensamento della famiglia fondata sul matrimonio e sulla fedeltà reciproca, l’esaltazione continua della donna e della sua importanza nella società da una parte e il meretricio più o meno lecito consumato in privato dall’altra. E’ l’agire politico e privato del massimo rappresentante dell’Italia in patria e all’estero.

 

Sono davvero così ipocriti gli italiani?

 

Raffaele de Chiara

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Il re è nudo!

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 1 COMMENTO

Non

Il camino scoppiettante e la tavola luculliana imbandita con i cibi della tradizione sono quelli tipici del Natale. Al desco come sempre siede la famiglia al completo, a dominare nei discorsi tra una portata e l’altra, è la figura del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

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«Non è mai stato un politico e mai lo sarà, è solo un uomo dedito alla cura dei propri interessi» chiosa uno dei commensali da sempre vicino a posizioni di sinistra senza per questo essere mai stato un comunista. «Avrai anche ragione – gli ribatte un altro anche lui progressista – ma prescindendo dalle sue presunte responsabilità penali è in ogni caso un uomo che nella vita ci ha saputo fare; l’egoismo – sottolinea – è nella natura umana, nonostante ciò,  non tutti si possono vantare di aver realizzato la fortuna di Berlusconi».

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Ascolto perplesso  l’acceso dibattito oscillante tra un atteggiamento agnostico: «Il  Cavaliere è un falso problema perché tutti siamo tendenzialmente come lui» e uno strettamente inquisitorio: «Berlusconi è il male assoluto e rappresenta la rovina dell’Italia».

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In tv  il tg delle venti  manda in onda l’ennesimo servizio sul premier, osservo con attenzione quest’ultimo eppure ciò che vedo non né l’uno e né l’altro; non l’uomo che in fondo tutti vorremmo essere né tanto meno il satrapo in perenne fuga dalle proprie responsabilità, quello che mi appare dinanzi è altro: un vecchio signore dalla pelle flaccida opportunamente tirata dai lifting e dal viso impiastricciato di trucco vittima del potere, la più ancestrale delle patologie umane.

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L’ansia di dominio ovvero  un guazzabuglio di autoritarismo e generosità che come indispensabile unguento cura le ferite di un animo perennemente perso nella egolatria e perciò stesso incapace di accettare l’umana finitudine.

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Tutt’intorno l’atmosfera continua a surriscaldarsi ed io sempre più solo in quella bailamme di opinioni ed invettive  mi sento un po’ come il bimbo della fiaba di Andersen il solo a gridare: “Il re è nudo!”  O come  Oriana Fallaci quando da piccola assistendo ad una parata dove sfilavano Hitler e Mussolini, l’emblema del male totale per alcuni, i messia di una nuova prosperità per altri, vedeva semplicemente un uomo magro con un “cerotto” nero sotto il naso e un altro più grassoccio e dalle movenze tipiche delle lavandaie.

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Che Berlusconi sia semplicemente un vecchio ossessionato dal potere e incapace di convivere con i limiti insiti nella natura umana? Sì.

 

Raffaele de Chiara

Raffaele de Chiara

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