sabato 19 maggio 2012

Don Verzè: un prete tra fede e blasfemia

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta fraudolenta.  Luigi Maria Verzè è stato un sacerdote atipico e moderno, nato a Illasi nel veronese nel 20’ è morto a Milano il 31 dicembre scorso. Don Verzè, come tutti lo chiamavano, durante la sua esistenza, all’immortalità dell’anima ha preferito quella del corpo, alla tonaca, l’abito sartoriale, agli inconvenienti dei pellegrinaggi con i fedeli la comodità del suo jet privato. L’ospedale San Raffaele di Milano e l’Università Vita-Salute San Raffaele sono le sue opere principali poste al servizio della comunità. Di lui si racconta che amasse il lusso ed il rapporto con i potenti.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Quale sia il reale messaggio evangelico ed il compito precipuo della chiesa è questione che riguarda principalmente teologi ed addetti ai lavori, da credente però non posso esimermi dal riscontrare qualche discrasia tra i messaggi contenuti nei testi sacri e l’operato di alcuni vertici ecclesiastici.

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Ogni domenica assistiamo all’angelus del Papa che dalla sua camera pontifica su quali siano i reali valori della vita impaludato in preziosi ornamenti e sovrastato da monili d’oro. Sovente attoniti ci capita di osservare i sacri palazzi che siano quelli di Roma o quelli appena più modesti di provincia, lussuosi e inaccessibili ai più. Spesso  osserviamo il “sacro” distacco con cui vescovi e cardinali passeggiano per le strade delle loro comunità attorniati da energumeni che ne impediscono fin’anche la visione.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

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Senza correre il rischio di peccare di blasfemia mi limiterò ad una semplice provocazione.

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Per tantissimi Don Verzè è stato un luminare, un uomo straordinario ed un sacerdote eccezionale.

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Per tutti i cattolici Joseph Ratzinger non è solo un uomo bensì Sua Santità Benedetto XVI.

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Come definire allora i missionari che armati solo delle loro piccole croci di legno al collo girano il mondo e danno la vita per trasmettere la parola di Cristo?ce

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Essere ultimi tra gli ultimi anelando alla vita eterna ed interpretando l’esistenza terrena solo come un breve tragitto al servizio del prossimo è ciò che penso debba essere la missione della chiesa.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Delle presunte responsabilità morali di Don Verzè avrà già giudicato l’Altissimo, di quelle materiali non ci sarà più bisogno.

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Chi valuterà però in questa vita il ruolo e l’operato di chi in nome dell’amore e della fratellanza non disprezza di pascersi delle proprie ricchezze?

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Raffaele de Chiara

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La crociata degli ipocriti

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 5 COMMENTI

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata postmoderna sono prelati anacronistici e un popolo di bigotti fintamente indignati.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Un semplice bacio sulle labbra tra due dei massimi rappresentanti del Cristianesimo e dell’Islam: Papa Benedetto XVI e l’Imam del Cairo Ahmed Moamed el-Tayeb , casto,  esattamente come quello che possono scambiarsi due fratelli.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

E’ la foto principale di una campagna pubblicitaria promossa dallo stilista Benetton che vede tra l’altro uguali scambi di effusioni tra i massimi leader mondiali. Scopo del messaggio oltre ovviamente alla vendita dei capi d’abbigliamento è favorire la pace e il dialogo tra uomini diversi per origini e culture. “Volgare” e “blasfemo” sono  solo alcuni dei commenti che hanno accompagnato la messa al bando dei cartelloni che ritraevano il pontefice e l’imam.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Condividere o meglio ancora sposare una provocazione non è un obbligo per nessuno a maggior ragione in un Paese libero e democratico come il nostro, qualche riflessione però sul doppiopesismo degli indignati è d’obbligo.

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Oltre cinque lustri di berlusconismo ci hanno abituato ad ogni genere di sconcezza; il concetto stesso di morale è stato di volta in volta plasmato sulle voglie e le esigenze dell’uomo più potente d’Italia.Concedersi per un posto di lavoro o una carica istituzionale? “E’ da quando esiste il mondo che accade” è stato il mantra ossessivo sotto il cui ombrello tutto è stato posto. La prostituzione di Stato sia intellettuale che fisica è divenuta un modello da seguire e a cui ispirarsi.

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Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Indenni, indifferenti e a tratti fin’anche affascinati abbiamo assistito ai sermoni di un’ex prostituta che pontificava sulle virtù di sedicenti faccendieri le cui uniche capacità erano quelle di reclutare puttane poco più che adolescenti in cerca di fama e gloria effimera.

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Disincantati abbiamo letto le trascrizioni delle intercettazioni di madri e fratelli che invitavano le proprie congiunte a darsi a “lui, l’unico in grado di poter assicurare un lavoro ed un avvenire”.

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Nel mentre la chiesa taceva.

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Zittiva mentre chi baciava l’anello del Pescatore la sera precedente si rilassava con i riti del “Bunga-Bunga” o peggio ancora si prostrava al cospetto di dittatori sanguinari.

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Non proferiva parola la custode del Vangelo mentre la politica e la società tutta si insudiciavano con la mercificazione dei corpi e degli animi che da vizi legittimi e privati divenivano modus agendi di Stato e pass partu per la nuova classe dirigente.

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Da cattolico credente non ci sto.

Da cattolico credente non ci sto. Non ci sto a bacchettare il provocatore di turno mentre si chiudono gli occhi sulle rovine morali e materiali della società. Non ci sto a censurare la libertà di espressione mentre per anni nelle istituzioni pubbliche si è tollerata una sorta di dittatura sessuale secondo cui se non si era belle disponibili e con spiccate attitudini al meretricio non si aveva futuro.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Ben altro che il disgusto suscitato da una semplice foto è la blasfemia dell’attuale temperie.

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Il governo Belusconi è passato ma il berlusconismo ancora no.

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Prostituirsi per un lavoro, mercificare il proprio corpo e la propria anima per il raggiungimento del potere pubblico è ancora una tragica realtà contro cui vorrei si scagliassero finalmente gli anatemi della Chiesa e degli ipocriti tutti.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Raffaele de Chiara

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