sabato 19 maggio 2012

Bahrein, un altro fronte

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Con il collasso dell’Impero ottomano, nel 1916, il Bahrein è diventato un vero e proprio protettorato britannico e lo è rimasto fino al

L’OCCHIO E LA TASTIERA

L’OCCHIO E LA TASTIERA

Con il collasso dell’Impero ottomano, nel 1916, il Bahrein è diventato un vero e proprio protettorato britannico e lo è rimasto fino al 1971. Questa è la data della definitiva indipendenza del Bahrein. L’orientamento politico interno è improntato a un tradizionalismo islamico analogo a quello dell’Arabia Saudita. Il Bahrein ha concesso una base navale agli Stati Uniti per dimostrare la sua politica filo occidentale, cosa risultata non gradita all’Iran, che sostiene la comunità sciita. Non è uno scontro a livello confessionale. Il suo assetto istituzionale, era disciplinato dalla Costituzione del 1973, poi sospesa nell’agosto 1975. L’attuale Re di Bahrein dichiara poi uno stato di emergenza di tre mesi a seguito di richieste della minoranza sciita, presente nel Paese. Numerosi gli scontri e i feriti: 200 feriti, 3 morti (tra cui anche un poliziotto). Lo scontro mobilita le due compagini religiose: sciiti e sunniti. I primi sono appoggiati dall’Iran e si localizzano principalmente nell’isola di Sitra, viceversa i secondi hanno l’appoggio dell’Arabia Saudita. Comunque il processo rivoluzionario, tuttora in corso, non ha un carattere esclusivamente confessionale, l’opposizione infatti chiede riforme di carattere economico, sociale e soprattutto politico-costituzionale e relativo alle libertà civili. Non vi è, nei movimenti rivoluzionari (pur composti in prevalenza da sciiti) alcun senso di solidarietà con l’Iran, che anzi sarebbe probabilmente danneggiato, a livello di possibile contagio rivoluzionario, dalla nascita di una monarchia costituzionale su modello europeo o da una repubblica democratica, dalla popolazione sciita, a così poca distanza dalle sue coste.

Con il collasso dell’Impero ottomano, nel 1916, il Bahrein è diventato un vero e proprio protettorato britannico e lo è rimasto fino al

Quanto sopra ci fa capire che spesso ci vengono date notizie alquanto manipolate.


Con il collasso dell’Impero ottomano, nel 1916, il Bahrein è diventato un vero e proprio protettorato britannico e lo è rimasto fino al


La verità è che il petrolio, l’influenza economica e strategica del Bahrein in conflitto con quanto la storia e i dissidenti morti chiedono ormai da decenni, dovrebbero farci riflettere oltre ciò che appare. Come il GP di Formula 1  A chi importa? L’Italia dovrebbe rifiutarsi di aderire. Per rispetto verso i crimini commessi.

La verità è che il petrolio, l’influenza economica e strategica del Bahrein in conflitto con quanto la stor

Vincenza Rutigliano

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“Detenzioni, torture, omicidi, processi militari dall’inizio delle proteste.

5 luglio 2011

(Washington, DC) – Il governo del Bahrain, dal marzo 2011, ha portato avanti una campagna punitiva e vendicativa di repressione violenta contro i propri cittadini, ha pubblicato oggi Human Rights Watch in un documento informativo.

“Crisi dei diritti umani in Bahrein”(cliccare su” Scarica il rapporto “a destra per il documento completo) riassume la ricerca di Human Rights Watch sulla base delle proteste a favore della democrazia che hanno avuto inizio nel mese di febbraio. Human Rights Watch ha rilevato un incremento di arresti arbitrari e detenzione in isolamento, torture, processi ingiusti da tribunali militari abusivi, così come i licenziamenti sommari di lavoratori accusati di simpatizzare con le proteste.

L’OCCHIO E LA TASTIERA

(traduzione integrale su http://vincenza63.wordpress.org)
Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano
Human Rights Watch non è responsabile di errori e inesattezze.
Link all’articolo in lingua originale: http://www.hrw.org/en/news/2011/07/05/bahrain-s-human-rights-crisis-0

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La Malesia siamo noi

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 3 COMMENTI

L’OCCHIO E LA TASTIERA

La notizia inizialmente è apparsa alquanto insignificante, ma è durato il tempo di un lampo che illumina la coscienza. E’ emersa la domanda che è divenuta il titolo di questo pezzo. Cosa ci distingue, dopotutto, da altri paesi quando si tratta di affari?

Non è ancora passata nel dimenticatoio l’immagine di Berlusconi ritratto con l’assassino Gheddafi, oppure col Presidente Bielorusso Lusasenko, “eletto” nel 1994 a soli 40 anni considerato l’ultimo dittatore in Europa, in discreti rapporti con Berlusconi e Putin (http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Luka%C5%A1enko). Un’ultima immagine ancora oggi straziante: la strage dei dissidenti cinesi di piazza Tien-An-Men in palese contraddizione con gli accordi commerciali che intratteniamo su questo Dio Mercato tappezzato di cadaveri. Non siamo migliori dei Malesi: solo più bugiardi.

Mi fermo qui. La storia ci giudicherà, i nostri figli osservano e  lo stanno già  facendo.

Da Human Rights Watch www.hrw.org :

Malesia: Ritirare Invito al presidente sudanese Al-Bashir non dovrebbe essere Benvenuti al Forum Economico 15 Giugno, 2011 Che la Malesia permetta o meno al Presidente Al-Bashir – un criminale di guerra sospetto ricercato dalla Corte Penale Internazionale di entrare nel suo territorio è una prova del dichiarato impegno del paese per la giustizia internazionale. Balkees Jarrah, consulente internazionale di giustizia di Human Rights Watch (New York) La Malesia dovrebbe ritirare l’invito al Presidente del Sudan Omar Al-Bashir , un accusato di crimini di guerra, a partecipare al Forum Internazionale a Putrajaya dal 19 al 21 giugno 2011, ha dichiarato oggi Human Rights Watch in una lettera al Primo Ministro Malese Dato ‘Sri Mohammed Najib bin Tun Abdul Razak. Il Governo Malese ha in programma di discutere la questione il 17 giugno. E ‘stato riferito all’inizio di questa settimana che il presidente Al-Bashir parteciperà al Dialogo Internazionale di Langkawi, un incontro incentrato sullo sviluppo socio-economico. Su Al-Bashir pendono due mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per i crimini commessi nel Darfur, compresi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. “La Malaysia dovrebbe stare dalla parte delle vittime, non degli accusati di crimini efferati contro le popolazioni del Darfur, e ritirare l’invito per Al-Bashir”. Il 21 marzo le autorità  malesi avevano annunciato l’intenzione del paese di aderire al CPI. Un Ministro del Governo ha dichiarato a quel tempo che la ratifica del trattato avrebbe implicato il rifiuto da parte della Malesia di crimini di guerra, crimini contro l’umanità  e genocidio. Dovesse Al-Bashir recarsi in Malesia, egli dovrebbe essere immediatamente arrestato e trasferito alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, ha dichiarato Human Rights Watch.

Vincenza Rutigliano

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L’Africa violata

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 5 COMMENTI

 

L’OCCHIO E LA TASTIERA

2010: quanto segue è solo un esempio dello sfruttamento che questo continente subisce a vantaggio di tiranni e relativi amici. Il titolo è chiaro, inequivocabile. Attuale più che mai, anche dopo tempo…

 

 

‘I diamanti insanguinati dello Zimbabwe: chiedi prima di comprare.’

Mi permetto di tradurre liberamente un breve rapporto che descrive la situazione in questo paese, applicabile purtroppo a tante aree di questo continente meraviglioso: l’Africa. Il testo originale si trova sul sito di Human Rights Watch www.hrw.org

“Le forze armate dello Zimbabwe, sotto il comando del Presidente Robert Mugabe, stanno reclutando per il lavoro forzato sia bambini che adulti e torturando e picchiando gli abitanti locali sui giacimenti di diamanti del distretto di Marange. I militari hanno preso il controllo di queste aree diamantifere dello Zimbabwe orientale dopo aver assassinato, alla fine dell’Ottobre 2008, 200 persone a Chiadzwa, in precedenza una zona impoverita ma pacifica. Marange è diventata una zona di senza legge e di impunità, un microcosmo del caos e della disperazione che attualmente pervadono lo Zimbabwe.

Alla fine di Giugno 2009 l’Osservatorio per i Diritti Umani ha pubblicato un rapporto documentando serie violazioni dei diritti umani da parte dei militari nei giacimenti di diamanti di Marange. includendo il lavoro forzato, il lavoro minorile, l’uccisione di più di 200 persone, e altri gravi abusi.

Nella sua recente Assemblea Plenaria in Namibia il KPCS (Kimberley Process Certification Scheme), un organo internazionale che controlla il commercio di diamanti, ha deciso di non escludere lo Zimbabwe dalla partecipazione, nè di impedirne l’esportazione di diamanti, nonostante il riscontro di gravi violazioni di diritti umani e del dilagante fenomeno del contrabbando durante le indagini effettuate nel giacimento di diamanti di Manange. La debole scusa addotta come giustificazione è stato un tecnicismo nel suo mandato, che definisce ‘diamanti insanguinati’ come quelli estratti da gruppi ribelli abusivi e non da governi abusivi.

Dite agli stati membri del KPCS che è necessario intraprendano le azioni necessarie per bloccare il contrabbando di diamanti insanguinati e di cessare le violazioni di diritti umani nei giacimenti di diamanti a Marange.”

(Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano)

Devo purtroppo ammettere di essere entrata in un universo negativo di cui avevo solo sentito parlare. NON SI PUO’ TACERE! NON DI DEVE TACERE!

Il titolo ha ragione: DOBBIAMO CHIEDERE E CHIEDERCI DA DOVE PROVENGONO LE COSE CHE ACQUISTIAMO.

In caso contrario saremo complici, avremo le mani sporche. Anche noi, SPORCHE DI SANGUE.

 

Vincenza Rutigliano

Altre info: http://it.wikipedia.org/wiki/Diamante_insanguinato
Human Rights Watch non è responsabile di eventuali inesattezze e discrepanze

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Gheddafi è responsabile di atrocità

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 11 COMMENTI

 

L’OCCHIO E LA TASTIERA

 

Guardo la data dell’articolo CNN pubblicato sul sito di Human Rights Watch. La confronto con quella odierna. Purtroppo nulla è cambiato, se non nell’inasprimento del comportamento di Gheddafi e delle sue truppe, che oggi come venti giorni fa continuano ad accanirsi con ogni mezzo sulla popolazione. Significativo l’esordio del pezzo allegato: “Il destino della Libia è nelle mani dei suoi cittadini…”.

 

Che non sia questo il nucleo della democrazia? Potrà mai un paese come la Libia farci tornare indietro ai tempi in cui avevamo questa voglia di libertà che ha generato la Resistenza in Italia? Me lo sto chiedendo seriamente, penso e mi domando: “Dov’è finito il nostro senso di giustizia, di uguaglianza, di voglia di condivisione che era dei nostri nonni oppure dei nostri padri?”

 

Osservo la società che mi circonda: il sentimento che si respira è la provvisorietà, la precarietà, il sentirsi sottomessi a un potere enorme, inattaccabile, protetto. Tutto il contrario di come si sente il cittadino medio: infinitamente piccolo, ricattabile perché bisognoso, solo.

 

Sarà questo quindi a incoraggiarci a uscire dai nostri problemi di tutti giorni, per rivendicare l’umanità rubata, il senso di libertà di parola e di pensiero, che continuamente un regime travestito da governo vuol far credere di concederci con magnanimità, quasi non fosse un diritto civile e prima di tutto umano inalienabile.

 

Il tiranno non è padrone della vita.  Importante è individuare cos’è la vita.

 

E’ forse il desiderio stasera di non vedere più il telegiornale, non perché queste notizie abbiano cessato di esistere, ma solo perché è morto il nostro desiderio di conoscere, è morto ciò che ci distingue dall’essere pietre: la curiosità del sapere, del penetrare la vita dall’interno, le relazioni con l’essere umano che è il nostro ‘altro’.

 

Non vogliamo essere più disturbati dal nostro sopore, non vogliamo che il nostro piccolo equilibrio sia turbato. Questa meschinità è diventata la verità che ci portiamo dentro tutti giorni, che non ci fa fermare più davanti allo specchio la mattina per chiederci, come facevano i liberi pensatori, CHI SONO, DOVE VADO, DA DOVE VENGO.

 

Apparentemente le popolazioni del nord Africa possono dare l’impressione di non avere risposte. Questo è l’errore del nostro essere europei: pensiamo che il progresso sia solo una macchina più comoda o un computer che aiuti a impiantare a distanza un by-pass cardiaco. Quanto siamo ciechi! A cosa ci servirà muoverci più velocemente e avere un cuore che funzioni regolarmente se la nostra meta è un enorme niente? Assenza di idee nuove, apatia, rassegnazione.

 

 

Guardiamo con pietà i morti abbandonati per le strade di Bengasi o Tripoli e non ci rendiamo conto che qualcuno ci ha già rubato la vita vera, o lo sta facendo in questo momento.

 

Vincenza Rutigliano

 

Dal sito HRW Human Rights Watch 4 marzo 2011
Gheddafi è responsabile di atrocità di Fred Abrahams CNN 22 febbraio 2011

“…Non ci sono “autorità libiche” o “funzionari libici” in grado di agire con indipendenza. La Libia ha una sola autorità e un funzionario che conta: Gheddafi, l’uomo che ha governato il paese per più di 41 anni. Washington e altri governi dovrebbero capire che questa rivolta è proprio contro di lui. E le morti in ascesa provengono dal suo rifiuto di tollerare il dissenso…

Washington e le Capitali Europee dovrebbero sollecitare gli Stati arabi e africani a partecipare, in modo che un loro intervento deciso non sarebbe visto come un assalto occidentale

… il Consiglio di sicurezza dovrebbe esaminare la situazione facendo riferimento alla Corte Penale Internazionale…

Facendo pressione su Gheddafi, gli Stati Uniti e gli altri governi si procurano un enorme sostegno tra una moltitudine di libici nel paese e all’estero. Una posizione rapida e coerente incoraggerà i diplomatici libici, i comandanti militari e i capi tribù che si stanno unendo ai manifestanti di giorno in giorno. E darà forza alle decine di migliaia di libici che sono coraggiosamente insorti.

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano

HRW (Human Rights Watch) non è responsabile di eventuali inesattezze e differenze

 

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L’occhio e la tastiera

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 2 COMMENTI

 

L’occhio è lo specchio dell’anima. Partendo da questo detto popolare, sulla cui verità si discute spesso, proverò a iniziare un percorso che non so assolutamente dove ci porterà, ma del quale conosco sicuramente due elementi portanti: gli occhi e l’anima. Il canale attraverso il quale avviene l’osservazione e il mezzo con cui la si rende fruibile a chi non ha potuto esserci per i motivi più diversi: distanza, disinteresse culturale e morale, scarsa consapevolezza o soltanto cecità intellettuale.

 

Da qualche tempo ho scelto di utilizzare questi mezzi per occuparmi di diritti umani e della loro tutela, anzi a dire la verità sono loro ad avermi attirata e catturata in modo definitivo.
Leggendo qua e là per siti che si occupano di queste tematiche, la mia attenzione è stata presa dal sito di Human Rights Watch – HRW – un’organizzazione non governativa con sede a New York (Usa) il cui scopo è diffondere informazione, tutelare e denunciare violazioni e abusi sui diritti umani universalmente riconosciuti dalla Carta Internazionale dei Diritti dell’Uomo e dalle leggi dei singoli Governi locali e comunitari (es. UE).

 

Dapprima sono rimasta colpita e affascinata allo stesso tempo dall’intensità e dalla violenza della verità di moltissime immagini, che parlavano ancora prima delle parole scritte sia sotto forma di comunicato stampa sia di rapporto completo vero e proprio. L’impatto poi della parola “letta” è stato forse ancora più forte, sostenuto e rafforzato dalle testimonianze, dai numeri, dalle descrizioni a volte estremamente particolareggiate anche in modo crudo e a volte molto cruento, però vero.

 

Ho cominciato a tradurre (tra l’altro questa è la mia professione…) dall’inglese alcuni comunicati stampa su argomenti diversi – bambini soldato, diamanti di sangue, emarginazione dei detenuti sieropositivi ecc. – e diffonderli attraverso il mio blog per sensibilizzare amici e conoscenti su alcuni argomenti e notizie che non appaiono mai nei nostri telegiornali e dei quali dovremmo essere consapevoli nella vita e nelle scelte di tutti giorni.

 

Piano piano ha preso forma un progetto diventato poi realtà grazie a questo spazio nel quale potrò, attraverso l’occhio di Human Rights Watch e la mia tastiera, fare da ponte tra realtà di abusi e di conseguente denuncia apparentemente lontani da noi e il nostro livello di consapevolezza e coscienza critica di quanto, al contrario, “l’altro” sia così tanto simile a noi. Nella sofferenza, nella lotta, nella dignità. Ad ogni costo.

 

Vincenza Rutigliano

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