sabato 19 maggio 2012

L’ultima possibilità

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 1 COMMENTO

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico. Appena nominato senatore a vita, economista di fama mondiale e professore all’Università Bocconi di Milano, Monti è il più serio candidato alla presidenza del consiglio dei Ministri. Di lui, oltre ai suoi straordinari meriti in campo scientifico, si conosce soltanto la sua grande semplicità. Si racconta che al ritorno da uno dei suoi viaggi di lavoro, mentre era in attesa di un volo di linea che da Milano lo avrebbe condotto a Roma dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ringraziarlo della nomina a senatore a vita, abbia sostato a lungo in aeroporto;  solo, esattamente come un passeggero qualunque in attesa dell’imbarco. Nulla di straordinario se non fossimo in Italia e se a breve distanza e nello stesso momento non si fosse consumato il rito grottesco dell’esibizione del potere smaccato e fine a se stesso: un nugolo di parlamentari di ritorno dalla capitale presi in consegna da auto blu e agenti di scorta fin sotto la scaletta dell’aereo.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Al professor Monti ove ricevesse la fiducia dal Parlamento spetterà il compito di rimettere in sesto i conti dello Stato ma soprattutto la missione di restituire fiducia e speranza ai tanti ragazzi in cerca di un futuro.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.


La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero,

C’è uno strano paradosso che domina le nuove generazioni in questi giorni frenetici conditi di ansie e attese: si parla di sacrifici ma noi giovani siamo ancora una volta esclusi, terminale di scolo di una società impazzita che vede il domani proiettato in funzione di ieri. Ci si vorrebbe impegnare attivamente per risanare il Paese, pagare più tasse, lavorare di più per assicurarsi una vecchiaia dignitosa ed un futuro ai nostri figli, non per vanagloria ma per necessità. Eppure ci viene negata qualsiasi opportunità; mentre il palazzo discute e i lavoratori ormai dal volto canuto e dallo sguardo avido si accapigliano se rinunciare o meno a privilegi ormai anacronistici, noi, attori sociali bistratti e senza un copione, attoniti, assistiamo al quotidiano calpestìo del nostro avvenire.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Una situazione kafkiana in cui chi vorrebbe non può e chi deve, alla responsabilità, preferisce il sotterfugio e la facile scorciatoia dell’insulto e dell’accusa di macelleria sociale.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.


Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero, perché questa è davvero l’ultima fiches da giocare sul tavolo della storia, dopo soltanto l’anarchia e un pauroso ritorno alla condizione dettata da una vecchia massima, obsoleta eppure sempre attuale, homo homini lupus.

La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero,7

Raffaele de Chiara



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La responsabilità è del popolo

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Indagato per mafia è nominato ministro dell’Agricoltura, potrebbe essere la trama di un film poliziesco di infima serie ma non lo è. Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, mercoledì 23 marzo ha giurato sulla Costituzione fedeltà alla Repubblica e alle sue leggi dinanzi al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio.

 

 

“Sui generis” la proposta del premier Silvio Berlusconi suggerire al capo dello stato per la nomina a ministro un indagato per mafia quanto irrituale l’operato di Giorgio Napolitano.

 

 

Il Presidente della Repubblica infatti dopo avere esposto in privato le proprie perplessità sulla nomina, ha dato dapprima il suo assenso formale e poi ha emesso una nota in cui auspicava che si facesse quanto prima chiarezza sulla situazione processuale del neoministro.

 

Indignazione dell’opposizione e risentimento per l’irritualità dell’agire presidenziale da parte della maggioranza sono i sentimenti maggiormente diffusi. Più sottile invece il sentimento del neoministro che si dichiara “dispiaciuto” per la nota quirinalizia e precisa che su di lui “Pende solo una richiesta di archiviazione avanzata dallo stesso Pubblico Ministero”. Il giudice per l’udienza preliminare deciderà a breve se accogliere o meno le richieste del magistrato.

 

Un premier che propone come ministro un indagato per mafia, un presidente della Repubblica che accetta pur non essendo obbligato a farlo (Scalfaro con Previti docet) ma non manca di denunciare pubblicamente le proprie perplessità, ed il diretto interessato che si dispiace per il pregiudizio nei suoi confronti. C’è una logica in tutto questo? Sì ed è quella del tornaconto personale ammantato da uno sciatto formalismo di maniera che “obbliga” a fare pur potendo non agire.

 

Di chi è la colpa dell’attuale decadimento politico è presto detto.

 

Di Berlusconi, spesso associato al male assoluto? Di Romano per sua fortuna toccato da un’insperata celebrità? Oppure di Napolitano custode della Costituzione sempre più con funzioni notarili? Di nessuno di questi. L’unica responsabilità è del popolo che in una democrazia quale è la nostra li ha eletti in maniera diretta o indiretta.

 

 

L’unico interrogativo da porsi allora è forse proprio il seguente: è davvero questa la classe dirigente che ci meritiamo? Il responso lo avremo alle prossime elezioni.

 

Temo la risposta ancor più della domanda.

 

Raffaele de Chiara

 

 

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