sabato 19 maggio 2012

Parola d’ordine: dimenticare i grandi

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 4 COMMENTI

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole g li italiani la loro scelta l’avevano già fatta da tempo. L’ultima conferma se ancora ce ne fosse stato bisogno è giunta nel giorno di Natale. La morte di Giorgio Bocca partigiano prima e giornalista poi, per oltre sessant’anni non è stata certo un’ingiustizia del destino, 91 anni è un’età più che consona per passare a miglior vita, ma ci ha regalato l’ennesimo spaccato di cosa sia l’Italia di oggi.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Pochi mesi orsono abbiamo assistito per settimane alla santificazione di un ragazzo simpatico e spregiudicato, Marco Simoncelli, i cui unici meriti nella vita erano stati quelli di sfidare la sorte sfrecciando ad oltre 300 chilometri orari in sella ad una moto. Folle piangenti di uomini e donne stretti in chiesa attorno al feretro accanto al quale era stata posizionata un ciclomotore pronto a reboare per il piacere dei presenti e di chi non c’era più. Trasmissioni televisive e servizi speciali su quotidiani e settimanali hanno fatto da padroni per settimane, unico denominatore: il narcisismo esasperato di un giovane cresciuto a pane e superomismo alla carlona.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Qualche servizio durante i telegiornali della sera e poche pagine sui giornali; perfino “L’Espresso” il settimanale su cui ha scritto per decenni fino ad un mese prima della morte, ha creduto opportuno non  dedicargli la copertina. Il Bocca, non amava di certo la retorica e forse gli è andata bene anche così, ma a noi attori e spettatori dell’attuale temperie francamente no.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Relegare nel dimenticatoio l’esistenza di chi per una vita intera si è battuto per la libertà è un delitto che nessuna società civile dovrebbe mai commettere.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Ha combattuto gli ultimi scampoli del regime fascista, ha raccontato i vizi e le virtù degli italiani che amava e proprio per questo ne disprezzava gli aspetti caricaturali, ha lavorato con grande onestà intellettuale fino a pochi giorni prima della sua morte eppure se si chiede a molti giovani chi sia stato Bocca ti risponderanno con un vago “non so”.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Totalmente diverso se li si interrogherà sull’ultimo vincitore del grande fratello o sul campione di turno che sfidando la morte e qualsiasi buon senso è passato a miglior vita.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Ebbi l’onore di incontrare Bocca a casa sua quasi un anno fa, il pessimismo e la disillusione per una società incorreggibile  erano le stesse di quelle lette mille volte nei suoi articoli, l’insegnamento che più di altri mi trasmise però è che non bisogna mai smettere di indignarsi, neanche a 90 anni suonati.


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

E’ per questo che dico ancora una volta no ai cantori dell’effimero che in nome dell’edonismo calpestano ciò che nella vita realmente conta: la dignità, la coerenza e l’onestà intellettuale.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Raffaele de Chiara

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La semplicità dei grandi maestri

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 2 COMMENTI

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino urticanti, ma sempre di una sbalorditiva profondità di analisi. Ignoravo la sua storia professionale ma ogni qual volta iniziavo a leggere i suoi pezzi una mano invisibile mi afferrava per il collo e mi trascinava lì tra quelle pagine brevi ed intense. A volte ne rimanevo estasiato altre fermamente indignato, ma pur sempre interessato ai ragionamenti di quello strano giornalista. Commentavo i suoi scritti con i miei interlocutori esordendo: “Non so se conosce, un giornalista de L’Espresso, Giorgio Bocca” e quelli ogni qual volta mi guardavano con un’aria stranita, quasi come se stessi dicendo un’eresia, il tempo mi avrebbe poi detto il perché. Quello che allora per me era solo “un giornalista” in realtà era uno che del giornalismo aveva fatto la storia.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Immaginare di parlargli anziché leggerlo soltanto dalle pagine dei giornali era un’aspirazione che già qualche tempo fa ebbi l’onore di realizzare, una breve intervista al telefono per discutere di Napoli e del suo eterno immobilismo. Rimaneva ancora un sogno però: incontrarlo di persona.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

«Può attendere mezz’ora? Il dottore si scusa ma è impegnato, si libererà il prima possibile» sono a Milano, a casa di Giorgio Bocca, la donna che mi accoglie con disponibilità è la governante, mi guida in un piccolo salotto e mi invita ad aspettare. L’attesa per chi fa questo lavoro è una variabile imprevedibile e sempre in agguato, per gli intervistati di riguardo, gli orari degli appuntamenti il più delle volte sono meri dettagli. Passano meno di dieci minuti e la donna sorridente di cui prima, mi conduce nello studio; è un attimo, ma il pensiero corre via veloce alle ore di attesa che mi sono sorbito in passato per essere ricevuto da politicanti o signorotti locali che altro non avevano da mostrare se non la loro spocchia e la loro sospetta ricchezza, ora più che mai figure grottesche al cospetto di chi pur potendosi ergere sul piedistallo vi rinuncia volentieri.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Un immenso studio-biblioteca governato da decine e decine di libri, che quasi a proteggerla, avvolgono una figura minuta che siede dietro un paio di scrivanie messe una di fianco all’altra. Bocca, il grande vecchio del giornalismo italiano, è lì che mi aspetta. «Buongiorno» dice e con estrema educazione e gentilezza si alza per stringermi la mano, un gesto apparentemente banale se non fosse per la sua età e per qualche piccolo problema di deambulazione, Bocca ha novant’anni.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Parliamo del Caso Tortora, il presentatore che negli anni ottanta fu accusato ingiustamente di appartenere alla camorra, una vicenda che sconvolse l’Italia e che Bocca seguì con attenzione. Ma discutiamo anche dell’attuale situazione politica, del berlusconismo, e del difficile mestiere del giornalista. Oltre dieci ore di viaggio e due giorni lontano da casa per un’intervista durata poco più di un’ora e che non dimenticherò mai.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Vado via, Bocca mi accompagna sull’uscio, gli chiedo un consiglio sua cosa debba fare per potermi affermare in questa professione «Oggi è difficile come lo era ai miei tempi – mi risponde – ma se è questo quello che lei realmente vuol fare vedrà che ce la farà». Gli stringo nuovamente la mano, la porta alle mie spalle si chiude lentamente. Una strana emozione attraversa la mia mente, non ho fatto la storia del giornalismo ma oggi più che mai posso dire di averla conosciuta.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

La semplicità più delle conoscenze, la disponibilità più del sapere, il confronto con le nuove generazioni più che l’autoreferenzialità, il segreto dell’essere grandi consiste proprio in questo.

Ho iniziato ad appassionarmi al giornalismo leggendo i suoi editoriali, pungenti, a tratti perfino

Raffaele de Chiara

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