sabato 19 maggio 2012

La crociata degli ipocriti

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 5 COMMENTI

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata postmoderna sono prelati anacronistici e un popolo di bigotti fintamente indignati.

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Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Un semplice bacio sulle labbra tra due dei massimi rappresentanti del Cristianesimo e dell’Islam: Papa Benedetto XVI e l’Imam del Cairo Ahmed Moamed el-Tayeb , casto,  esattamente come quello che possono scambiarsi due fratelli.

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E’ la foto principale di una campagna pubblicitaria promossa dallo stilista Benetton che vede tra l’altro uguali scambi di effusioni tra i massimi leader mondiali. Scopo del messaggio oltre ovviamente alla vendita dei capi d’abbigliamento è favorire la pace e il dialogo tra uomini diversi per origini e culture. “Volgare” e “blasfemo” sono  solo alcuni dei commenti che hanno accompagnato la messa al bando dei cartelloni che ritraevano il pontefice e l’imam.

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Condividere o meglio ancora sposare una provocazione non è un obbligo per nessuno a maggior ragione in un Paese libero e democratico come il nostro, qualche riflessione però sul doppiopesismo degli indignati è d’obbligo.

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Oltre cinque lustri di berlusconismo ci hanno abituato ad ogni genere di sconcezza; il concetto stesso di morale è stato di volta in volta plasmato sulle voglie e le esigenze dell’uomo più potente d’Italia.Concedersi per un posto di lavoro o una carica istituzionale? “E’ da quando esiste il mondo che accade” è stato il mantra ossessivo sotto il cui ombrello tutto è stato posto. La prostituzione di Stato sia intellettuale che fisica è divenuta un modello da seguire e a cui ispirarsi.

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Indenni, indifferenti e a tratti fin’anche affascinati abbiamo assistito ai sermoni di un’ex prostituta che pontificava sulle virtù di sedicenti faccendieri le cui uniche capacità erano quelle di reclutare puttane poco più che adolescenti in cerca di fama e gloria effimera.

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Disincantati abbiamo letto le trascrizioni delle intercettazioni di madri e fratelli che invitavano le proprie congiunte a darsi a “lui, l’unico in grado di poter assicurare un lavoro ed un avvenire”.

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Nel mentre la chiesa taceva.

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Zittiva mentre chi baciava l’anello del Pescatore la sera precedente si rilassava con i riti del “Bunga-Bunga” o peggio ancora si prostrava al cospetto di dittatori sanguinari.

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Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Non proferiva parola la custode del Vangelo mentre la politica e la società tutta si insudiciavano con la mercificazione dei corpi e degli animi che da vizi legittimi e privati divenivano modus agendi di Stato e pass partu per la nuova classe dirigente.

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Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Da cattolico credente non ci sto.

Da cattolico credente non ci sto. Non ci sto a bacchettare il provocatore di turno mentre si chiudono gli occhi sulle rovine morali e materiali della società. Non ci sto a censurare la libertà di espressione mentre per anni nelle istituzioni pubbliche si è tollerata una sorta di dittatura sessuale secondo cui se non si era belle disponibili e con spiccate attitudini al meretricio non si aveva futuro.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Ben altro che il disgusto suscitato da una semplice foto è la blasfemia dell’attuale temperie.

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Il governo Belusconi è passato ma il berlusconismo ancora no.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Prostituirsi per un lavoro, mercificare il proprio corpo e la propria anima per il raggiungimento del potere pubblico è ancora una tragica realtà contro cui vorrei si scagliassero finalmente gli anatemi della Chiesa e degli ipocriti tutti.

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Raffaele de Chiara

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L’Italia dei bisognosi

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al faccendiere Giampaolo Tarantini e famiglia. Mediatore del giro vorticoso di denaro il più volte discusso direttore dell’Avanti Walter Lavitola. L’accusa mossa dai magistrati a quest’ultimo e ai Tarantini è di estorsione, il Cavaliere figura come parte lesa. Giampi, l’amico del premier che portò a Palazzo Grazioli Patrizia D’Addario ed altre simpatiche e disponibili signorine, è attualmente rinchiuso in  carcere, sua moglie è ai domiciliari e il mediatore Lavitola è latitante all’estero.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Imputato a Bari per favoreggiamento della prostituzione, il faccendiere pugliese, ha sempre detto che Berlusconi ignorava la reale identità delle ragazze birichine di cui amava circondarsi durante le sue serate. In realtà secondo i magistrati questa versione di comodo per il premier avrebbe avuto un prezzo: ventimila euro al mese per circa un anno e cinquecentomila euro in un’unica soluzione, parte di quest’ultima cifra sarebbe poi stata trattenuta da Lavitola. «Ho aiutato soltanto delle persone in difficoltà, nessuna richiesta estorsiva» ha dichiarato Berlusconi.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Quali siano state le difficoltà economiche di Angela Devenuto moglie di Tarantini ed amante di Lavitola, è presto detto. Vacanze a Cortina oppure in barca, pigione della casa da 2000 euro al mese nel centro di Roma più altre piccole e grandi necessità: abiti griffati e personale di servizio a go go. Sullo sfondo un’Italia stretta nella morsa di una crisi economica con pochi precedenti chiede lacrime e sangue ai suoi cittadini per fronteggiare l’emergenza.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Sembra quasi di vederla questa distinta signora, nel triplice ruolo di moglie, amante e limosinatore di lusso invocare denaro dal generoso milionario per vivere con “dignità” ed essere poi riverita e rispettata dalla Roma del potere e del denaro. Tutto appare come la vignetta strampalata di un cinico vignettista eppure è la realtà in cui tutti noi siamo costretti a vivere.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Noi in cerca di un’opportunità di lavoro che non arriverà mai.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Noi che con uno stipendio da duemila euro al mese ci sentiremmo realizzati e felici e che invece per Giampi è una cifra da pezzenti.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Noi che al lezzo del compromesso e alla leccatura opportunista da sempre preferiremmo una dignitosa povertà.

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«L’Italia è un Paese di merda» asseriva indignato Berlusconi in una telefonata con l’amico Lavitola;  davvero difficile dargli torto.

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Ma di chi è la colpa?

Ottocentomila euro di cui circa cinquecentomila in un’unica tranche, a tanto ammonterebbe la somma corrisposta dal presidente del

Raffaele de Chiara

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