sabato 19 maggio 2012

Uno sviluppo sostenibile

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 2 COMMENTI

 

Parola d’ordine: sostenibilità.

 

Con le recenti dichiarazioni del segretario generale aggiunto dell’Onu, Sha Zukang, infatti quello dello sviluppo sostenibile assume sempre più i connotati di un vero e proprio imperativo per i soggetti coinvolti nella vita economica e sociale del pianeta chiamati, nel corso della XIX sessione della Commissione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, a trovare un accordo «Su un piano mirante a promuovere un utilizzo più efficace e più sicuro delle risorse della Terra».

 

 

«Dobbiamo cambiare i nostri modi di consumo e di produzione per fare in modo che le nostre economie avanzino su una via sostenibile e che noi possiamo rilevare le grandi sfide mondiali come il cambiamento climatico, la rarità dell’acqua e di altre risorse e il deterioramento dell’ambiente». Parole, quelle pronunciate da Sha Zukang, che fanno eco ai numerosi proclama di studiosi come Tim Jackson dell’Università del Surrey che da anni è impegnato nella promozione di stili di vita rispettosi delle risorse naturali.

 

Prosperità senza crescita, è la filosofia con cui Jackson prende di mira l’attuale politica del consumismo, basata sul debito e sullo spendere più di quello che si ha, e che lo stesso studioso britannico propone di rimpiazzare con politiche fatte di “tetti” massimi per l’utilizzo delle risorse e per le emissioni prodotte, di riforme fiscali “ecologiche”, capaci di spostare la pressione dagli elementi economici positivi (come il reddito) a quelli ecologici negativi (come l’inquinamento), di affiancare o sostituire gli attuali indicatori di benessere come il PIL (Prodotto Interno Lordo) con indici in grado di dare una misura più adeguata della performance economica degli Stati.

 

In definitiva, l’obiettivo è quello di smantellare l’attuale cultura del consumismo, trasmessa da istituzioni, media, norme sociali e un’altra miriade di input incoraggianti la gente a esprimersi, cercare un’identità e trovare il significato della propria esistenza attraverso beni materiali.

 

Certo combattere il consumismo e cambiarne la logica sociale richiede uno sforzo consistente e metodico, quanto quello che nei decenni ha permesso a questo modello di affermarsi in maniera così massiccia.

 

 

È importante notare però le rinunce che un modello alternativo impone saranno solo l’anticamera di proposte sicuramente di consumo, ma che siano realmente rispettose dell’ambiente e in gradi di incrementare la capacità degli esseri umani di essere felici in modi meno materialistici.

 

Vincenzo Viglione

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L’economia del futuro

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 3 COMMENTI

 

Appuntamento dal 4 al 6 giugno 2012. Questa la data fissata dalla comunità internazionale per la nuova Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibiledefinita Rio+20 perché si terrà a Rio de Janeiro 20 anni dopo il grande Earth Summit, la Conferenza Onu su Ambiente e Sviluppo del giugno 1992. Dopo i magri risultati raggiunti nel corso delle ultime conferenze planetarie di marca ambientale di Copenhagen e Cancun, quella di Rio sarà l’ennesima occasione per fare il punto su come l’attuale crisi economica sia il frutto di mezzo secolodi mercato liberale nei quali i governi hanno favorito in modo sistematico l’individualismo materialistico e incoraggiato i consumatori a cercare sempre ulteriori novità in una forte spirale di crescita continua del consumo.  Una logica, quella consumistica perseguita in questi anni in maniera tanto incontrollata da presentare oggi diversi segnali che indicano forti possibilità di derive autodistruttive alle quali, le Nazioni Unite del 2012 intendono rispondere con una nuova impostazione economica, basata sulle dinamiche in diffusione  in tutto il mondo della Green Economy in modo da fornire una reale alternativa sostenibile.

 

Naturalmente si tratta di risposte che passano necessariamente per le azioni dei governi che vorranno impegnarsi in questa sfida perché è il mondo politico, infatti, che contribuisce in maniera notevole alla struttura del sistema educativo e scolastico, alle politiche di approvvigionamento, all’impatto dei piani regolatori sugli spazi pubblici e di socializzazione.

 

 

Solo così è possibile diffondere l’idea che intervenire sulla logica sociale del consumismo è molto meno problematica di quanto alcuni vogliano far credere.

 

Oggi più che mai occorre assicurare che i beni pubblici di lungo periodo non siano compromessi dagli interessi privati di breve periodo, evitando l’errore troppo spesso ripetuto in questi anni di mettere la sovranità dei consumatori davanti agli obiettivi sociali, e di incoraggiare l’espansione del mercato in nuove aree della vita personale degli individui.

 

«Superare questo dilemma – scrive Tim Jackson, brillante economista britannico – è fondamentale perché cambiare sarà impossibile se non abbiamo una guida determinata che ci mostri la via: i singoli individui sono troppo esposti ai messaggi della società e alla competizione con gli altri, e le imprese sono in balia delle condizioni del mercato. Prima di poter passare dal fare i nostri interessi al comportarci in modo sociale, o dalla continua novità all’attenzione per le cose che vale la pena conservare, occorre cambiare la struttura di base rafforzando l’impegno per il futuro e incoraggiando il comportamento sociale. Tutto questo richiede un’azione da parte del governo».

 

Non sarà certo la Conferenza Rio+20  a dipanare la matassa di problemi indotti da un’impostazione economica che continua imperterrita a perseguire una crescita economica materiale e quantitativa, ma non si può considerare con sufficienza un segnale più che mai significativo, il fatto che una grande conferenza Onu finalmente affronti il vero nodo centrale di tutti i nostri problemi, l’attuale impostazione della nostra economia.

 

Vincenzo Viglione

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