sabato 19 maggio 2012

No alla libertà di offesa

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei giorni scorsi da un manifestante “No Tav” ad uno degli agenti in divisa che presidiavano l’occupazione dell’autostrada in Val di Susa. Gli abitanti del posto da anni si oppongono alla costruzione della linea ferroviaria dell’alta velocità che dovrebbe garantire un raccordo diretto tra l’Italia e la Francia. Proteste violente e cariche delle forze dell’ordine sono il triste corollario che da giorni insudicia la legittima manifestazione di dissenso da parte di chi non crede nei benefici derivanti dall’opera.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

Il manifestante che cinicamente provoca ed il carabiniere che impassibile ascolta.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

L’opinione pubblica si divide tra i simpatizzanti del ragazzaccio fintamente arrabbiato e i supporters ad oltranza del carabiniere “eroe” che per poco più di mille euro al mese è lì a difendere la democrazia e a prendersi impassibile gli insulti. Guardare il filmato senza farsi soggiogare dal fascino delle ideologie è un atto di virtù civica prima ancora che un tributo doveroso alla verità fattuale degli eventi. Da un lato si scorge un quasi trentenne, invasato da ciò che crede essere la sua missione salvifica ed aggredito da un attacco di cretineria acuta. Dall’altro un suo coetaneo, preparato e professionale che in nome del giuramento fatto sulla Costituzione non reagisce lasciando che l’energumeno di turno plachi da sé la sua incontinenza verbale.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

E’ forse il militare un prode ed l’altro un pericoloso terrorista? Niente affatto. Sono soltanto lo specchio di cosa sia la democrazia ed in cosa essa possa degenerare se male interpretata.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

Non ho mai amato le forze dell’ordine; a chi indossa anche se solo per lavoro, elmetti e manganelli, ho sempre preferito il volto gaio dei manifestanti pacifici, alle gerarchie la simpatica anarchia degli utopisti, all’ordine inteso come appiattimento di idee ed ideali la confusione creativa della libertà. Ma oggi no, oggi sto con quel ragazzo impassibile che fiero e professionale desiste respingendo con forza il culto meschino dell’insulto e della provocazione fine a se stessa.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

In quel corpo coperto dall’uniforme, in quello sguardo appena abbozzato sotto l’occhio della telecamera, in quell’immobilità condita soltanto dal silenzio, antitesi di viltà;  ho colto paradossalmente il vero significato dell’articolo 21 della nostra Carta Costituzionale.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

Il nocciolo reale di uno dei pilastri su cui si regge la democrazia e che mille persone urlanti ed a tratti violente non erano state in grado di farmi cogliere.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

Grazie carabiniere F.

“Beeeee  pecorellaaaaaa…”  Inizia così lo stolto turpiloquio, ripreso da una telecamera e subito postato su You Tube, rivolto nei

Raffaele de Chiara

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Ingiustizie in nome del Popolo Italiano

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 1 COMMENTO

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si crederebbero annoverabili solo nei cosiddetti “casi di scuola” tanto appaiono inverosimili ma non si può. Sovente la realtà supera i peggiori incubi. Giuseppe Gullotta è un uomo di 51 anni, 22 dei quali passati in carcere. Condannato per un duplice omicidio mai commesso, Gullotta, è stato finalmente assolto lunedì scorso grazie alla tardiva confessione di un maresciallo dei carabinieri. Il militare preso dai rimorsi di coscienza ha dichiarato a distanza di oltre due decenni che le confessioni del condannato e dei suoi complici su cui si basò la sentenza di colpevolezza furono estorte con torture e violenza. L’omicidio avvenuto nel ‘76 ad Alcamo Marina in Sicilia costò la vita a due Carabinieri. I reali esecutori della morte dei militari sono tutt’ora sconosciuti.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Una vita intera passata in carcere, un’esistenza distrutta ed una dignità che nessun risarcimento in denaro potrà mai restituire. Sono storie come queste che dovrebbero guadagnare le prime pagine dei mass-media ma sono altri gli argomenti di cui discutere: il festival di Sanremo, la farfallina di Belen o nel migliore delle ipotesi la demonizzazione perenne del garantismo in materia penale. Forze dell’ordine che torturano non un colpevole, azione già di per sé squallida ancor più barbara di quella della violenza del reo perché commessa indossando una divisa, bensì un innocente. Giudici che condannano alla morte civile chi non ha commesso alcun reato, un sistema mass mediatico silente e connivente che alla denuncia preferisce l’omertà.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

“Meglio cento colpevoli in libertà che un innocente in carcere”, il dubbio da preferire sempre alla certezza, l’umiltà della sete di conoscenze alla spocchia di chi crede di saper tutto e nulla invece sa; furono le prime lezioni che imparai durante i corsi di giurisprudenza all’università.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Agli strenui difensori dell’infallibilità delle forze dell’ordine, ai dispensatori di verità giudiziarie supreme ed incontrovertibili dico: quante altre storie come queste dovranno accadere perché ci si renda conto che non esiste ingiustizia peggiore di quella di uno Stato che in nome del popolo che rappresenta non solo esercita violenza ma uccide anche, nell’anima e nel corpo.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Raffaele de Chiara

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Una condanna totale

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 3 COMMENTI

 

Rischiare la vita per un semplice controllo ad un posto di blocco;  se di mestiere si fa il carabiniere è un’eventualità che non si può scartare. Andare in pattuglia non è come recarsi al mattino in ufficio, ma mettere a repentaglio la propria incolumità per la follia momentanea di ragazzi “normali” divenuti bestie per un momento è una blasfemia fuori da qualsiasi logica, perfino criminale. Due appartenenti all’arma fermano lo scorso 25 aprile un auto con dei giovani a bordo tra di essi ci sono minorenni, intimano loro di fare l’alcool test. Il guidatore risulta positivo, la legge prevede il ritiro della patente e la confisca dell’auto, i militari procedono. Proprio allora mentre i carabinieri sono di spalle i giovani si avventano su di essi colpendoli più volte con un bastone di legno.  Antonio Santarelli uno dei militari ricoverato in rianimazione lotta tra la vita e la morte mentre il suo collega Domenico Marino rischia di perdere un occhio.

 

 

 

Perché? Cosa accade nella mente di ragazzi definiti normali fino ad un attimo prima di trasformarsi in bestie prive di qualsiasi pietas? Che bisogno c’è di aggredire con inaudita violenza e di infierire con un tale cinismo contro chi d’altronde svolge solo il proprio dovere?

 

E’ una domanda a cui  è difficile rispondere perché accusare la società di indifferenza o sciatteria piuttosto che accanirsi contro i carabinieri definendoli frustrati servi del potere, sarebbe un gioco al massacro privo di qualsiasi senso. La violenza, sia che provenga da chi per diritto indossa una divisa ed impugna un’arma, gli abusi commessi nel corso degli anni da alcuni appartenenti alle forse dell’ordine sono lì a dimostrarlo, sia che sia frutto della follia di un momento di “bravi” ragazzi è sempre esecrabile.

 

Una delle risposte agli interrogativi di cui sopra, l’ho trovata però nella paradossale battuta del più famoso bandito che la storia italiana abbia mai conosciuto: Renato Vallanzasca.

 

“E’ una società quella attuale in cui non mi riconosco più. Spesso dico scherzando che se dovessi evadere oggi l’unico posto in cui saprei andare, anche perché grazie ai cartelli è impossibile sbagliare, sono i carabinieri. Io che i carabinieri li ho avuti sempre come avversari ho infatti un’unica certezza: almeno loro sono rimasti gli stessi, quanto meno nel Dna. A un maresciallo saprei cosa dire. A un malavitoso dei nostri giorni, no. Di fronte a una donna che spaccia eroina a ragazzini, tenendo per mano il figlio di quattro anni, mi mancherebbero le parole. Al sedicenne che pianta un proiettile in testa a una vecchietta per centomila lire, io, ladro da sempre e anche assassino, cosa potrei dire? Forse ascoltando la mia storia di bandito, gli sembrerebbe di sentir parlare delle Crociate”.

 

 

Un tempo anche i criminali esattamente come gli appartenenti alle forze dell’ordine avevano un proprio codice di comportamento e delle regole, era facile scegliere da che parte stare, oggi quello che più spaventa è che tutto è divenuto maledettamente relativo.

 

Se a quei giovani che hanno aggredito con una tale ferocia, io garantista da sempre e amante della legalità, esattamente come forse il bel Renè criminale ed assassino, non sapremo mai cosa dire, ci sarà pure una ragione: la totale assenza di qualsiasi giustificazione o spiegazione che non sia la ferma e totale condanna.

 

Ai carabinieri colpiti tutta la mia solidarietà e vicinanza.

 

Raffaele de Chiara

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La dignità dei detenuti

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Violentata in una cella buia di una caserma dei carabinieri a Roma da uno dei militari che avrebbe dovuto trattenerla e che invece ha abusato del suo corpo e della sua condizione di detenuta. E’ quanto si evince dal racconto di una ragazza fermata a febbraio in un grande magazzino della capitale perché accusata di furto, portata in caserma per essere processata l’indomani per direttissima,  sarebbe stata stuprata da un carabiniere alla presenza di altri due militari e di un vigile urbano. «E’ vero abbiamo fatto sesso – ha ammesso il militare – ma lei era consenziente».

 

La magistratura accerterà come è giusto che sia, se e quali responsabilità ci siano da parte degli accusati, ciò che conta adesso però è altro.

 

Aldilà della rilevanza penale o meno del comportamento, è deontologicamente corretto che un militare in divisa abbia rapporti sessuali in caserma con una detenuta?

 

Non ho mai amato il culto patriottardo tipico di taluni membri delle forze dell’ordine, né la grottesca esaltazione dell’io di alcuni militari, fieri di essere tali solo perché soggiogati dal fascino melenso della divisa considerata vessillo sacro da venerare ed ostentare, ma ogni qualvolta che con essi mi sono rapportato ho sempre nutrito un grandissimo rispetto. Considero il loro come un ruolo essenziale per la vita democratica del nostro Paese, essere uomini e nel contempo militari che giurano fedeltà alla Costituzione non è cosa semplice. Rispettare i detenuti, qualunque sia stato il reato da loro commesso, accettarne le provocazioni senza avere reazioni spropositate, frenare i propri umanissimi istinti per anteporvi gli ideali sanciti dalla nostra carta fondamentale non è di certo un’attività alla portata di tutti ma è quantunque la loro professione.

 

 

Quella sera ciò che è venuto meno prima ancora del presunto reato di stupro è stato soprattutto il rispetto della dignità del detenuto in un luogo che del rispetto della dignità dovrebbe essere il garante supremo.

 

Impreparati, spesso demotivati ma soprattutto arrabbiati con una società che avrebbe dovuto dargli altro e che invece gli ha concesso un salario da fame, un’arma ed una divisa, gli appartenenti alle forze dell’ordine non poche volte si sono macchiati di comportamenti quanto meno non esattamente conformi alla Costituzione.

 

Le violenze del G8 di Genova del 2001 e il caso Cucchi, il giovane arrestato e morto in circostanze ancora tutte da chiarire nell’ottobre del 2009 sono lì a dimostrarlo.

 

Una condanna disciplinare ferma e senza appello per chi con troppa leggerezza e superficialità riveste il ruolo di garante del diritto e della sua applicazione è ciò che chiedo come cittadino e membro di uno stato democratico.

 

Raffaele de Chiara

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