giovedì 23 febbraio 2012

Ingiustizie in nome del Popolo Italiano

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si crederebbero annoverabili solo nei cosiddetti “casi di scuola” tanto appaiono inverosimili ma non si può. Sovente la realtà supera i peggiori incubi. Giuseppe Gullotta è un uomo di 51 anni, 22 dei quali passati in carcere. Condannato per un duplice omicidio mai commesso, Gullotta, è stato finalmente assolto lunedì scorso grazie alla tardiva confessione di un maresciallo dei carabinieri. Il militare preso dai rimorsi di coscienza ha dichiarato a distanza di oltre due decenni che le confessioni del condannato e dei suoi complici su cui si basò la sentenza di colpevolezza furono estorte con torture e violenza. L’omicidio avvenuto nel ‘76 ad Alcamo Marina in Sicilia costò la vita a due Carabinieri. I reali esecutori della morte dei militari sono tutt’ora sconosciuti.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Una vita intera passata in carcere, un’esistenza distrutta ed una dignità che nessun risarcimento in denaro potrà mai restituire. Sono storie come queste che dovrebbero guadagnare le prime pagine dei mass-media ma sono altri gli argomenti di cui discutere: il festival di Sanremo, la farfallina di Belen o nel migliore delle ipotesi la demonizzazione perenne del garantismo in materia penale. Forze dell’ordine che torturano non un colpevole, azione già di per sé squallida ancor più barbara di quella della violenza del reo perché commessa indossando una divisa, bensì un innocente. Giudici che condannano alla morte civile chi non ha commesso alcun reato, un sistema mass mediatico silente e connivente che alla denuncia preferisce l’omertà.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

“Meglio cento colpevoli in libertà che un innocente in carcere”, il dubbio da preferire sempre alla certezza, l’umiltà della sete di conoscenze alla spocchia di chi crede di saper tutto e nulla invece sa; furono le prime lezioni che imparai durante i corsi di giurisprudenza all’università.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Agli strenui difensori dell’infallibilità delle forze dell’ordine, ai dispensatori di verità giudiziarie supreme ed incontrovertibili dico: quante altre storie come queste dovranno accadere perché ci si renda conto che non esiste ingiustizia peggiore di quella di uno Stato che in nome del popolo che rappresenta non solo esercita violenza ma uccide anche, nell’anima e nel corpo.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Raffaele de Chiara

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Il Paese delle emergenze e dell’oblìo

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione climatica di questi giorni. Sull’intero Stivale nevica come forse non capitava da qualche decennio; tanto basta per accendere allarmismi e schiacciare l’intero sistema informativo su di un unico avvenimento: un’ondata di gelo rara ma non unica.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione


“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Attonito ed a tratti perfino divertito assist0 a scene paradossali.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

La conduttrice di turno, opportunamente discinta come si conviene ad ogni trasmissione di informazione che “si rispetti”, parla del freddo intenso di questi giorni. Preoccupata invita ad un uso cauto dei sistemi di riscaldamento: “le riserve di gas stanno terminando. C’è il rischio che intere popolazioni rimangano al gelo per mancanza di energia” annuncia sempre più trafelata. Peccato però che lei indossi una deliziosa maglietta a giromanica.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Le immagini dei telegiornali sono ormai di una monotonia sbalorditiva.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Gli inviati non sono più in scenari di guerra o in quartieri di frontiera bensì nei centri delle città completamente imbiancati. E’ possibile dedicare circa venti minuti di telegiornale per sapere che a febbraio nevica a Roma, Bologna, Milano e sul Vesuvio? Nell’Italia di oggi sì. Eppure mi chiedo: ci sarà anche qualcos’altro di cui parlare.

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“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Venerdì si è celebrata la giornata della memoria per le vittime delle foibe. Migliaia di italiani trucidati durante la seconda guerra mondiale dai partigiani Slavi e dalle truppe di Tito. Una strage comunista secondo alcuni, orrore del nazionalismo secondo altri. Al di là di brevissimi servizi in tv, il silenzio. L’Italia della rappacificazione, della concordia sociale, l’Italia unita e multietnica pensava ad altro: bisognava spalare la neve e invitare al risparmio energetico a braccia nude.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

La memoria, la ricerca della verità, la voglia di capire possono attendere.

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Raffaele de Chiara

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30 anni ed un sogno: lavorare

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il nuovo monito ai giovani italiani arriva dal Presidente del Consiglio Mario Monti: “Il posto fisso è monotono e l’articolo 18 non è un tabù”. Dargli torto sarebbe quasi blasfemo, non tanto per l’autorevolezza dimostrata sul campo dal personaggio, il Nostro oltre ad essere il capo dei ministri è tra i maggiori economisti europei ma soprattutto per la disarmante logicità del suo pensiero. La disoccupazione giovanile oltre il 30%, l’economia nostrana impantanata in un guazzabuglio di interessi castali e l’inadeguatezza di una classe politica a seconda dei casi blaterante o afona, non permette alternative: la precarietà giovanile da condanna deve divenire opportunità. Il vero problema però è come tradurre in pratica un concetto astratto di per sé validissimo.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Si parla della necessità di creare lavoratori sempre più specializzati siano essi operai piuttosto che intellettuali.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Una volta si diceva che il giornalismo non fosse una professione ma un mestiere. “A fare informazione non lo si impara nelle aule universitarie ma sui marciapiedi” E’ stato il mantra di intere generazioni di cronisti. Poi è arrivata la globalizzazione e allora via la vecchia nozione; chi dà notizie non può prescindere dall’acquisizione di un notevole substrato culturale. Il cronista del nuovo millennio non è più un mestierante ma un professionista globale. Master universitari biennali e corsi di ogni risma sono le strade più battute e quasi obbligate per chiunque voglia avvicinarsi a questo mestiere. Dopo una laurea in giurisprudenza e due anni di formazione post universitaria dal costo di quindicimila euro, a tutti i colloqui cui ho partecipato, dai giornali di provincia fino alle testate nazionali la risposta è stata una soltanto: “C’è crisi e non assumiamo neanche con un contratto di un mese. La tua formazione? Beh, questo lavoro lo si impara sul campo, non c’è bisogno di lauree e quant’altro”. Bene ho risposto tutte le volte io, sono disposto a partire nuovamente da zero, lo voglio imparare per strada questo lavoro, mi assumete come praticante?: “No”.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Ho provato a propormi in tutto ma paradossalmente in alcuni settori la mia formazione è risultata quasi un ostacolo. Per alcune figure in ambito scolastico è attribuito maggiore punteggio al servizio civile e alla patente europea del computer che alla laurea.

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Ciò che non va allora caro Professor Monti non sono le sue idee ma l’ipocrisia imperante che pernea la nostra società. Da lei, io inguaribile idealista, ho imparato l’indispensabilità dell’essere concreti ed il ferreo rigore della razionalità ma temo che ciò non basti per cambiare questo disastrato Paese.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Volgare e perennemente schiacciata sul proprio particulare, la nostra società è destinata ad una macabra implosione. Fino a quando sarà possibile mantenere la pace sociale tra chi continua a pascersi delle proprie ricchezze e chi non è capace neanche di progettare il proprio futuro? Fino a quando sarà possibile giocare ed illudere i giovani con il trucco della formazione perenne “indispensabile” per un lavoro che poi non arriverà mai?

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Oggi compio trent’anni, non ho un’occupazione né l’ho mai avuta, le collaborazioni giornalistiche che ho svolto non sono mai state retribuite, al massimo ho ricevuto una mancia di otto euro ad articolo, neanche il costo delle spese sostenute. Se mi si chiede oggi cosa faccio nella vita non so più cosa dire, rispondo soltanto non senza un pizzico di vergogna, “cerco lavoro”.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Dicono che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando.

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Raffaele de Chiara

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