Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico
Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico politico nazionale è stato Matteo Renzi, trentaseienne sindaco di Firenze. Democratico di ferro, Renzi da sempre ha scommesso tutta la sua fortuna politica sulla discontinuità rispetto ai modelli politici trascorsi. “Rottamare” i vecchi leader del passato è soltanto uno dei suoi slogan più famosi cui si accompagnano quelli canonici secondo cui Berlusconi avrebbe l’età di suo nonno e Bersani quella di suo padre. Populista di centro è poi l’epiteto che gran parte dei suoi detrattori gli hanno affibbiato nel vano tentativo di arginare la sua bulimia comunicativa e sciattamente carismatica.
Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico
L’ultima puntata del Renzi show è andata in scena la settimana scorsa alla stazione Leopoloda di Firenze dove, immersi in una scenografia casalinga speculare a quella che portò alla discesa in campo di Berlusconi nel ’94, esponenti della cultura e dell’imprenditoria nazionale hanno lanciato l’implicita candidatura del sindaco fiorentino a leader del Pd nazionale.
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Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico
Dal basso dei miei trent’anni dovrei guardare con entusiasmo e gratitudine all’ardire di un mio coetaneo che osa sfidare l’establishment partitico in nome di una maggiore giustizia sociale e del progresso economico eppure non è così. Renzi non convince.
Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico
Puntare tutto sul nuovo ha lo stesso sapore stantìo dell’innovazione tanto agognata dal primo Berlusconi e mai del tutto attuata. I sorrisi di Renzi, la battuta sempre pronta e pungente non fanno che ricordare il viso gaudente e plastificato del Cavaliere degli anni ’90, allora novello politico.
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Non che non desideri una svolta e una maggiore apertura ai giovani ma certamente non è questa la strada più giusta. L’estremismo di chi dice è tutto sbagliato ha lo stesso sapore anfibiologico delle ricette magiche dettate dagli uomini della provvidenza.
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Penso a chi ha fatto la storia politica del nostro Paese e mi chiedo cosa ne sarebbe stato dell’amministrazione del bene comune se sulla loro strada avessero incontrato un Renzi qualsiasi?
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Cosa ne sarebbe stato dei grandissimi contributi di Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer ma anche di Aldo Moro cui ancora oggi tantissimi giovani si ispirano se qualcuno li avesse cacciati via dall’agone politico definendoli “vecchi”.
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Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico
La verità è che ad essere estromesse dalla vita politica di questo Paese devono essere solo l’incompetenza e l’arroganza, difetti che purtroppo per loro natura non hanno età anagrafica.
Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico
Una società affidata ai giovani ma governata con l’ausilio dell’esperienza dei grandi vecchi è il sogno a cui anelo giorno dopo giorno ma sempre con più fatica.
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Raffaele de Chiara
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