giovedì 23 febbraio 2012

Arroganza giovanile

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico politico nazionale è stato Matteo Renzi, trentaseienne sindaco di Firenze. Democratico di ferro, Renzi da sempre ha scommesso tutta la sua fortuna politica sulla discontinuità rispetto ai modelli politici trascorsi. “Rottamare” i vecchi leader del passato è soltanto uno dei suoi slogan più famosi cui si accompagnano quelli canonici secondo cui Berlusconi avrebbe l’età di suo nonno e Bersani quella di suo padre. Populista di centro è poi l’epiteto che gran parte dei suoi detrattori gli hanno affibbiato nel vano tentativo di arginare la sua bulimia comunicativa e sciattamente carismatica.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

L’ultima puntata del Renzi show è andata in scena la settimana scorsa alla stazione Leopoloda di Firenze dove, immersi in una scenografia casalinga speculare a quella che portò alla discesa in campo di Berlusconi nel ’94, esponenti della cultura e dell’imprenditoria nazionale hanno lanciato l’implicita candidatura del sindaco fiorentino a leader del Pd nazionale.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico


Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Dal basso dei miei trent’anni dovrei guardare con entusiasmo e gratitudine all’ardire di un mio coetaneo che osa sfidare l’establishment partitico in nome di una maggiore giustizia sociale e del progresso economico eppure non è così. Renzi non convince.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Puntare tutto sul nuovo ha lo stesso sapore stantìo dell’innovazione tanto agognata dal primo Berlusconi e mai del tutto attuata. I sorrisi di Renzi, la battuta sempre pronta e pungente non fanno che ricordare il viso gaudente e plastificato del Cavaliere degli anni ’90, allora novello politico.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Non che non desideri una svolta e una maggiore apertura ai giovani ma certamente non è questa la strada più giusta. L’estremismo di chi dice è tutto sbagliato ha lo stesso sapore anfibiologico delle ricette magiche dettate dagli uomini della provvidenza.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Penso a chi ha fatto la storia politica del nostro Paese e mi chiedo cosa ne sarebbe stato dell’amministrazione del bene comune se sulla loro strada avessero incontrato un Renzi qualsiasi?

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Cosa ne sarebbe stato dei grandissimi contributi di Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer ma anche di Aldo Moro cui ancora oggi tantissimi giovani si ispirano se qualcuno li avesse cacciati via dall’agone politico definendoli “vecchi”.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico


Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

La verità è che ad essere estromesse dalla vita politica di questo Paese devono essere solo l’incompetenza e l’arroganza, difetti che purtroppo per loro natura non hanno età anagrafica.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Una società affidata ai giovani ma governata con l’ausilio dell’esperienza dei grandi vecchi è il sogno a cui anelo giorno dopo giorno ma sempre con più fatica.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Raffaele de Chiara

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La grande provocazione

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso

DIVERSE OPINIONI

DIVERSE OPINIONI

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso scrostato accesso di quattro piccole stanze, le targhe indicanti la presenza di ben quattro ministeri della Repubblica Italiana. Guardando quelle piccole stanze i quattro ministri della Repubblica hanno festeggiato e sostenuto di essere in presenza dell’ inizio di quella che porterà all’abolizione dello Stato centralista.

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti

Le quattro piccole stanze sono diventate un caso nazionale e gli italiani si sono domandati se veramente quello sia stato l’ inizio del dissolvimento dello stato unitario che tuti conoscono. Il Presidente della Repubblica preoccupato da sempre per l’unità nazionale ha richiamato i Ministri invocando la correttezza istituzionale e la necessità che decisioni così importanti siano assunte dal Parlamento della Repubblica.

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso

Ma possono le quattro stanze e le quattro targhe rappresentare veramente l’inizio della disgregazione dello Stato o esse rappresentano invece soltanto l’ennesimo passaggio di una lotta senza quartiere condotta contro il Presidente Napolitano?

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso

Propendiamo per questa seconda ipotesi e riteniamo che gli uomini del Governo deliberatamente abbiano cercato lo scontro istituzionale confezionando una ragione di scontro nei confronti dell’ultimo baluardo delle istituzioni italiane per indebolirlo. Dicono che la politica viva di simboli offerti al popolo ma quelle quattro targhe più che simboli, sono lo strumento deliberato della provocazione istituzionale. Per essere simboli le quattro stanzette di Monza dovrebbero essere abitate e funzionanti, ma tutto ciò non è previsto né a breve né a lungo termine. Allora cosa rimane se non ritenere che l’apposizione delle targhe in pompa magna con la consapevolezza dell’assenza di utilità per il cittadino sia stato lo strumento per far reagire nuovamente il Presidente della Repubblica al solo fine di logorarlo?

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti

Vista la risposta del ministro Bossi il nostro convincimento si rafforza.

Nei giorni scorsi con grande clamore mediatico sono state  applicate, in un angolo nella Reggia di Monza e avanti ad un ingresso

Domenico Pellegrino



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La fine di un privilegio

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

DIVERSE OPINIONI

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto onorevole Alfonso Papa. Più della vicenda personale dell’individuo o delle ricadute politiche è importante che il Parlamento abbia riaffermato il principio che anche i suoi membri sono uguali di fronte alla legge quando si macchiano di reati gravi. Il sentire collettivo è per la fine dei privilegiati nei confronti dei quali le azioni giudiziarie devono essere fermate in ragione della loro appartenenza alla casta di Parlamentari eletti.

Il privilegio di cui godono i Parlamentari eletti si cancella definitivamente solo se il Parlamento, nell’ assolvere alla funzione

Ma siamo certi che sia l’inizio di un nuovo cammino virtuoso ?

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

Dobbiamo riconoscere che è impensabile una rapida revisione costituzionale di quel filtro efficacissimo dell’art.  68 della costituzione che prevede sia la Camera di appartenenza dell’imputato a decidere se l’arresto richiesto debba o non debba essere eseguito. I membri del Parlamento devono accettare che il  filtro della autorizzazione a procedere non può e non deve continuare ad essere inteso dalla casta politica deputata ad applicarlo come lo strumento generatore del privilegio di autoassoluzione o di impunità anche a fronte di reati gravi.

Il privilegio di cui godono i Parlamentari eletti si cancella definitivamente solo se il Parlamento, nell’ assolvere alla funzione

Il privilegio di cui godono i Parlamentari eletti si cancella definitivamente solo se il Parlamento, nell’ assolvere alla funzione costituzionale e nell’ essere portatore vero delle volontà dei cittadini, riesce a cancellare quel sentimento di impunità che si è andato diffondendo al suo interno quale figlio della appartenenza o delle convenienze partitiche.

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

I membri del Parlamento, nell’attuazione della vera rappresentanza dei cittadini che li hanno eletti, devono essere liberi  di decidere di privare  la libertà personale di un Parlamentare.

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

I “fatti” e la loro coscienza e non l’appartenenza devono determinare le scelte anche se  dolorose. Per la salvezza delle istituzioni deve essere frenata la degenerazione morale dei rappresentati del Parlamento.

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

Il privilegio di cui godono i Parlamentari eletti si cancella definitivamente solo se il Parlamento, nell’ assolvere alla funzione

In questa ottica una maggiore severità nella valutazioni delle autorizzazioni verrà percepita dai cittadini, non solo come l’ inizio dell’auspicato cambiamento, ma anche come l’avvento della fine dei tanti privilegi della casta politica.

E’ sicuramente nota al grande pubblico la decisione della Camera dei Deputati di consentire l’arresto del suo membro eletto

Domenico Pellegrino

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Il funerale della concorrenza

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

DIVERSE OPINIONI

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale manovra, fa e farà delle tasche dei cittadini. Tutti hanno letto o sentito parlare di una sorta di rivolta di deputati e senatori avvocati di professione eletti nelle fila del PDL che si è manifestata in Parlamento, senatori e deputati che hanno minacciato di non approvare il decreto legge sulla finanziaria e, quindi, di provocare la crisi di governo al buio  se non si fosse cancellato, da tale legge, l’articolato che, a loro detta, avrebbe abolito gli ordini professionali. I cittadini hanno, quindi, sentito, senza capirne la ragione e la reale portata, che,  per tali parlamentari , la conservazione degli ordini professionali è ancor più importante del bene nazionale in pericolo e sotto scacco della speculazione internazionale. Le spiegazioni date dalla classe politica italiana sono state tante ma tutte forvianti perché il gran polverone è servito solo  a tutelare i privilegi di alcuni pochi componenti le professioni.

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

Il  decreto legge sulla finanziaria recepiva, finalmente, le raccomandazioni dell’Europa sulla necessità di ampliare gli ambiti della concorrenza ed uniformare l’accesso alle professioni nel nostro paese consentendo, altresì, l’ingresso  del “capitale” nelle professioni liberali  e, quindi, consentendola possibilità di poter costituire, società di capitale, anche, con altri soggetti estranei modificando sia il rapporto professionista – cliente sia introducendo ex novo,  un  rapporto società professionale – professionista completamente sconosciuto atto a sia a scardinare le situazioni di privilegio che, la sola partecipazione negli organismi di controllo (ordini e Consiglio nazionale forense), consente a pochi, sia di dare speranza ai futuri professionisti  di avere una modalità di accesso alle professioni diverso dall’attuale senza cambiare il rapporto cittadino – professionista in termini di qualità.

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

Il Consiglio nazionale forense, per salvare i privilegiati,  è intervenuto sugli avvocati parlamentari ordinando loro di affossare la norma incurante del rischio di mandare il paese Italia a rotoli.

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

Chi si affaccia alle professioni sarà, quindi,  costretto ancora a mendicare la possibilità di fare un praticantato assolutamente non remunerato; continuerà nel periodo di praticantato a non imparare nulla così come nulla ha imparato nei corsi universitari; infine continuerà ad essere costretto a sopportare l’obbligo e l’onere di un esame scommessa.

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

Tutto questo perché il Parlamento italiano, nell’assoluta incapacità dei suoi componenti, con la eliminazione delle norme in questione, non ha fatto il bene comune, ma ha, non solo, celebrato il funerale del concetto di  concorrenza nelle professioni liberale italiane, ma ha, contemporaneamente , allontanato  la speranza di un futuro  almeno più roseo per un rilevante numero di futuri professionisti,  il tutto, per favorire pochissimi privilegiati e renderli sempre più ricchi ed arroganti.

La manovra finanziaria dell’anno 2011 è sotto  gli occhi di tutti gli italiani ed è, altrettanto, sotto gli occhi di tutti lo scempio che, tale

Domenico Pellegrino

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Un elettore senza cittadinanza

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

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 <<Mentre lascio il mio secondo mestiere più importante sono consapevole del valore del mio primo mestiere, quello di marito e padre; thank you and good-bye>>. Così il laburista Gordon Brown  il primo ministro che ha perso le elezioni politiche in Gran Bretagna senza che il suo avversario, il conservatore David Cameron, avesse la maggioranza assoluta per governare, ha concluso il suo discorso di commiato.

Un telecronista della BBC, con voce leggermente incrinata dalla commozione ha commentato: <<Così avviene la transizione del potere nel Regno Unito>>.

Mentre

Toni ugualmente votati al rispetto e alla riconoscenza quelli usati dal successore Cameron nuovo primo ministro grazie all’alleanza con il liberale Nick Clegg: <<Un grazie a Brown per tutto quello che ha fatto nella sua lunga carriera al servizio di questo Paese>>. E ancora al giornalista che sagace gli ha  chiesto se avrebbe risposto ancora “Clegg” alla domanda su quale fosse la sua barzelletta preferita Cameron serafico ha risposto: <<Non riesco a immaginare dieta migliore che rimangiarmi quelle parole per dimostrare l’intenzione di cambiare veramente tutto>>. Avrei voluto che ciò fosse avvenuto nella mia nazione ma mi sono dovuto accontentare di leggerlo nelle cronache di politica estera dei quotidiani mentre nella mente rimbalzavano le bizzarrie dialettiche e non solo dell’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi quando nel 2006 perse le elezioni contro Romano Prodi.

Un telecronista della BBC, con voce leggermente incrinata dalla commozione ha commentato: <<Così avviene la transizione del potere nel Regno Unito>>.

Denunce di brogli e improperi la fecero da padrone fino al disconoscimento della propria sconfitta che culminò nella mancanza della consueta telefonata di congratulazione che lo sfidante sconfitto fa al vincitore. La politica come servizio alla comunità e il potere come mero mezzo per la garanzia del bene comune sono dolci blasfemie che l’Italia sembra non potersi proprio permettere. Da noi alla semplicità dell’eloquio si preferisce l’ottovolante dialettico tra semplicismo e politichese, al riconoscimento dei meriti dei propri avversari politici il dileggio perenne, alla volontà di cambiamento l’ossessione dell’immobilismo. Quale sarà l’Italia del futuro è un interrogativo che angoscia ancor più del presente, leader incapaci di accettare il proprio fisiologico declino che caparbi rimangono arroccati alle sedie del potere fanno da contro altare ai giovani rampanti che altro scopo non hanno nella vita se non quello del raggiungimento delle stanze dei bottoni.

Oggi più che mai avverto l’imbarazzo di sentirmi solo un elettore ma con la voglia di essere un cittadino, britannico.

 

Raffaele de Chiara

Raffaele de Chiara

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