giovedì 23 febbraio 2012

Il Paese delle emergenze e dell’oblìo

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione climatica di questi giorni. Sull’intero Stivale nevica come forse non capitava da qualche decennio; tanto basta per accendere allarmismi e schiacciare l’intero sistema informativo su di un unico avvenimento: un’ondata di gelo rara ma non unica.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione


“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Attonito ed a tratti perfino divertito assist0 a scene paradossali.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

La conduttrice di turno, opportunamente discinta come si conviene ad ogni trasmissione di informazione che “si rispetti”, parla del freddo intenso di questi giorni. Preoccupata invita ad un uso cauto dei sistemi di riscaldamento: “le riserve di gas stanno terminando. C’è il rischio che intere popolazioni rimangano al gelo per mancanza di energia” annuncia sempre più trafelata. Peccato però che lei indossi una deliziosa maglietta a giromanica.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Le immagini dei telegiornali sono ormai di una monotonia sbalorditiva.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Gli inviati non sono più in scenari di guerra o in quartieri di frontiera bensì nei centri delle città completamente imbiancati. E’ possibile dedicare circa venti minuti di telegiornale per sapere che a febbraio nevica a Roma, Bologna, Milano e sul Vesuvio? Nell’Italia di oggi sì. Eppure mi chiedo: ci sarà anche qualcos’altro di cui parlare.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione


“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Venerdì si è celebrata la giornata della memoria per le vittime delle foibe. Migliaia di italiani trucidati durante la seconda guerra mondiale dai partigiani Slavi e dalle truppe di Tito. Una strage comunista secondo alcuni, orrore del nazionalismo secondo altri. Al di là di brevissimi servizi in tv, il silenzio. L’Italia della rappacificazione, della concordia sociale, l’Italia unita e multietnica pensava ad altro: bisognava spalare la neve e invitare al risparmio energetico a braccia nude.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

La memoria, la ricerca della verità, la voglia di capire possono attendere.

“Inferno di ghiaccio”  è il titolo più abusato e nel contempo più farsesco che i media nostrani adottano per descrivere la situazione

Raffaele de Chiara

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30 anni ed un sogno: lavorare

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il nuovo monito ai giovani italiani arriva dal Presidente del Consiglio Mario Monti: “Il posto fisso è monotono e l’articolo 18 non è un tabù”. Dargli torto sarebbe quasi blasfemo, non tanto per l’autorevolezza dimostrata sul campo dal personaggio, il Nostro oltre ad essere il capo dei ministri è tra i maggiori economisti europei ma soprattutto per la disarmante logicità del suo pensiero. La disoccupazione giovanile oltre il 30%, l’economia nostrana impantanata in un guazzabuglio di interessi castali e l’inadeguatezza di una classe politica a seconda dei casi blaterante o afona, non permette alternative: la precarietà giovanile da condanna deve divenire opportunità. Il vero problema però è come tradurre in pratica un concetto astratto di per sé validissimo.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Si parla della necessità di creare lavoratori sempre più specializzati siano essi operai piuttosto che intellettuali.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Una volta si diceva che il giornalismo non fosse una professione ma un mestiere. “A fare informazione non lo si impara nelle aule universitarie ma sui marciapiedi” E’ stato il mantra di intere generazioni di cronisti. Poi è arrivata la globalizzazione e allora via la vecchia nozione; chi dà notizie non può prescindere dall’acquisizione di un notevole substrato culturale. Il cronista del nuovo millennio non è più un mestierante ma un professionista globale. Master universitari biennali e corsi di ogni risma sono le strade più battute e quasi obbligate per chiunque voglia avvicinarsi a questo mestiere. Dopo una laurea in giurisprudenza e due anni di formazione post universitaria dal costo di quindicimila euro, a tutti i colloqui cui ho partecipato, dai giornali di provincia fino alle testate nazionali la risposta è stata una soltanto: “C’è crisi e non assumiamo neanche con un contratto di un mese. La tua formazione? Beh, questo lavoro lo si impara sul campo, non c’è bisogno di lauree e quant’altro”. Bene ho risposto tutte le volte io, sono disposto a partire nuovamente da zero, lo voglio imparare per strada questo lavoro, mi assumete come praticante?: “No”.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Ho provato a propormi in tutto ma paradossalmente in alcuni settori la mia formazione è risultata quasi un ostacolo. Per alcune figure in ambito scolastico è attribuito maggiore punteggio al servizio civile e alla patente europea del computer che alla laurea.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Ciò che non va allora caro Professor Monti non sono le sue idee ma l’ipocrisia imperante che pernea la nostra società. Da lei, io inguaribile idealista, ho imparato l’indispensabilità dell’essere concreti ed il ferreo rigore della razionalità ma temo che ciò non basti per cambiare questo disastrato Paese.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Volgare e perennemente schiacciata sul proprio particulare, la nostra società è destinata ad una macabra implosione. Fino a quando sarà possibile mantenere la pace sociale tra chi continua a pascersi delle proprie ricchezze e chi non è capace neanche di progettare il proprio futuro? Fino a quando sarà possibile giocare ed illudere i giovani con il trucco della formazione perenne “indispensabile” per un lavoro che poi non arriverà mai?

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Oggi compio trent’anni, non ho un’occupazione né l’ho mai avuta, le collaborazioni giornalistiche che ho svolto non sono mai state retribuite, al massimo ho ricevuto una mancia di otto euro ad articolo, neanche il costo delle spese sostenute. Se mi si chiede oggi cosa faccio nella vita non so più cosa dire, rispondo soltanto non senza un pizzico di vergogna, “cerco lavoro”.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Dicono che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando.

La noia del posto fisso e la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che tutela dal licenziamento senza giusta causa. Il

Raffaele de Chiara

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Don Verzè: un prete tra fede e blasfemia

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta fraudolenta.  Luigi Maria Verzè è stato un sacerdote atipico e moderno, nato a Illasi nel veronese nel 20’ è morto a Milano il 31 dicembre scorso. Don Verzè, come tutti lo chiamavano, durante la sua esistenza, all’immortalità dell’anima ha preferito quella del corpo, alla tonaca, l’abito sartoriale, agli inconvenienti dei pellegrinaggi con i fedeli la comodità del suo jet privato. L’ospedale San Raffaele di Milano e l’Università Vita-Salute San Raffaele sono le sue opere principali poste al servizio della comunità. Di lui si racconta che amasse il lusso ed il rapporto con i potenti.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Quale sia il reale messaggio evangelico ed il compito precipuo della chiesa è questione che riguarda principalmente teologi ed addetti ai lavori, da credente però non posso esimermi dal riscontrare qualche discrasia tra i messaggi contenuti nei testi sacri e l’operato di alcuni vertici ecclesiastici.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Ogni domenica assistiamo all’angelus del Papa che dalla sua camera pontifica su quali siano i reali valori della vita impaludato in preziosi ornamenti e sovrastato da monili d’oro. Sovente attoniti ci capita di osservare i sacri palazzi che siano quelli di Roma o quelli appena più modesti di provincia, lussuosi e inaccessibili ai più. Spesso  osserviamo il “sacro” distacco con cui vescovi e cardinali passeggiano per le strade delle loro comunità attorniati da energumeni che ne impediscono fin’anche la visione.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultr

anovantenne indagato per bancarotta

Senza correre il rischio di peccare di blasfemia mi limiterò ad una semplice provocazione.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Per tantissimi Don Verzè è stato un luminare, un uomo straordinario ed un sacerdote eccezionale.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Per tutti i cattolici Joseph Ratzinger non è solo un uomo bensì Sua Santità Benedetto XVI.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Come definire allora i missionari che armati solo delle loro piccole croci di legno al collo girano il mondo e danno la vita per trasmettere la parola di Cristo?ce

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Essere ultimi tra gli ultimi anelando alla vita eterna ed interpretando l’esistenza terrena solo come un breve tragitto al servizio del prossimo è ciò che penso debba essere la missione della chiesa.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Delle presunte responsabilità morali di Don Verzè avrà già giudicato l’Altissimo, di quelle materiali non ci sarà più bisogno.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Chi valuterà però in questa vita il ruolo e l’operato di chi in nome dell’amore e della fratellanza non disprezza di pascersi delle proprie ricchezze?

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Raffaele de Chiara

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Parola d’ordine: dimenticare i grandi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 4 COMMENTI

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole g li italiani la loro scelta l’avevano già fatta da tempo. L’ultima conferma se ancora ce ne fosse stato bisogno è giunta nel giorno di Natale. La morte di Giorgio Bocca partigiano prima e giornalista poi, per oltre sessant’anni non è stata certo un’ingiustizia del destino, 91 anni è un’età più che consona per passare a miglior vita, ma ci ha regalato l’ennesimo spaccato di cosa sia l’Italia di oggi.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Pochi mesi orsono abbiamo assistito per settimane alla santificazione di un ragazzo simpatico e spregiudicato, Marco Simoncelli, i cui unici meriti nella vita erano stati quelli di sfidare la sorte sfrecciando ad oltre 300 chilometri orari in sella ad una moto. Folle piangenti di uomini e donne stretti in chiesa attorno al feretro accanto al quale era stata posizionata un ciclomotore pronto a reboare per il piacere dei presenti e di chi non c’era più. Trasmissioni televisive e servizi speciali su quotidiani e settimanali hanno fatto da padroni per settimane, unico denominatore: il narcisismo esasperato di un giovane cresciuto a pane e superomismo alla carlona.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Qualche servizio durante i telegiornali della sera e poche pagine sui giornali; perfino “L’Espresso” il settimanale su cui ha scritto per decenni fino ad un mese prima della morte, ha creduto opportuno non  dedicargli la copertina. Il Bocca, non amava di certo la retorica e forse gli è andata bene anche così, ma a noi attori e spettatori dell’attuale temperie francamente no.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Relegare nel dimenticatoio l’esistenza di chi per una vita intera si è battuto per la libertà è un delitto che nessuna società civile dovrebbe mai commettere.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Ha combattuto gli ultimi scampoli del regime fascista, ha raccontato i vizi e le virtù degli italiani che amava e proprio per questo ne disprezzava gli aspetti caricaturali, ha lavorato con grande onestà intellettuale fino a pochi giorni prima della sua morte eppure se si chiede a molti giovani chi sia stato Bocca ti risponderanno con un vago “non so”.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Totalmente diverso se li si interrogherà sull’ultimo vincitore del grande fratello o sul campione di turno che sfidando la morte e qualsiasi buon senso è passato a miglior vita.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Ebbi l’onore di incontrare Bocca a casa sua quasi un anno fa, il pessimismo e la disillusione per una società incorreggibile  erano le stesse di quelle lette mille volte nei suoi articoli, l’insegnamento che più di altri mi trasmise però è che non bisogna mai smettere di indignarsi, neanche a 90 anni suonati.


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

E’ per questo che dico ancora una volta no ai cantori dell’effimero che in nome dell’edonismo calpestano ciò che nella vita realmente conta: la dignità, la coerenza e l’onestà intellettuale.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Raffaele de Chiara

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L’articolo 18 non è un tabù

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eve ntualità da considerare all’insegna del confronto e dell’equità sociale, per i sindacati e i leader di sinistra, Nichi Vendola in testa, un tabù  intoccabile. Licenziare un lavoratore soltanto in presenza di giusta causa o alla luce di un giustificato motivo è indubbiamente una regola di civiltà oltre che una grandissima conquista dei lavoratori.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Ciò che però stride in maniera drammatica con l’attuale temperie è il contesto decisamente diverso in cui quei diritti  maturarono. Gli anni 70’ del secolo scorso non hanno nulla in comune con la situazione attuale. I dati sulla disoccupazione giovanile sfiorano il 10 per cento, l’avere un contratto per chi entra nel mercato del lavoro, anche a tempo determinato, è un privilegio di pochi, l’occupazione a vita poi è una chimera riservata a pochissimi “fortunati”.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Totalmente diverso anche il contesto macroeconomico.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Gli anni che attraversarono e seguirono la rivoluzione del 68’ furono decenni di prosperità; l’Italia reduce dai disastri dei conflitti mondiali, si scopriva per la prima volta nazione e cresceva, sebbene con difficoltà, a ritmi notevoli. Un dato su tutti, nel 63’ il debito pubblico italiano rispetto al prodotto interno lordo era del 29 per cento, l’anno scorso  ha sfiorato il 120 per cento.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

La dignità dei lavoratori non ha prezzo e nessun dato economico per quanto allarmante, potrà mai scalfirla, è il pensiero in estrema sintesi dei fautori dell’intangibilità dell’articolo 18, tesi affascinante ed a prima vista persino condivisibile ma è davvero così? A cosa condurrà il l’utopismo al massacro di chi per tutelare i lavoratori di oggi  pregiudica i diritti dei loro figli?

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Confrontarsi in maniera civile, rinunciando e chiedendo rinunce alla controparte non può che essere il primo passo per cercare di ridare nuovo slancio e crescita all’economia.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Impossibilità assoluta o quasi di licenziare da parte delle aziende e chiusura totale alle assunzioni dei giovani, è il quadro disastroso con cui quotidianamente ci ritroviamo a fare i conti.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Non è civile ed è senz’altro indegno per una moderna democrazia mettere in discussione diritti quesiti da decenni ma lo è altrettanto e forse ancor di più negare un futuro lavorativo ai tanti che un lavoro non l’hanno mai avuto.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna


Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Il presente non ci appartiene, esso è solo un prestito che riceviamo dalle generazioni future. E’ una lezione troppe volte inascoltata e che varrebbe finalmente la pena di riscoprire.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Raffaele de Chiara

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La vergogna di essere italiano

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 7 COMMENTI

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa parte, disoccupazione giovanile con punte elevatissime; è il quadro desolante con cui siamo costretti a confrontarci giorno dopo giorno. “Molti dicevano che la responsabilità fosse solo di Berlusconi, adesso il Cavaliere non c’è più eppure la situazione non è migliorata” a ripeterlo come un mantra sono tutti o quasi gli esponenti più agguerriti del Pdl. Ultimo in ordine di tempo il segretario Angelino Alfano che non si stanca di sottolineare come tra gli economisti ci sia stato anche chi abbia quantificato le dimissioni dell’allora premier Berlusconi in due o trecento punti di spread. “Tutto falso – argomenta Angelino – i livelli attuali del differenziale, sono pari a quelli di quando governava il governo precedente”.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Obiettare a simili argomentazioni è  impossibile.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

L’economia continua a languire come prima e rifugiarsi nella sterile tesi secondo cui se ora al governo ci  fosse ancora Berlusconi l’Italia sarebbe già fallita, sarebbe sintomo di grave miopia oltre che di pura stoltezza argomentativa. Il vero problema non era certo Berlusconi bensì il berlusconismo di cui egli era nel contempo l’artefice ed il prodotto, venuto meno il primo non era detto che sarebbe scomparso anche il secondo come infatti si è dimostrato.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

L’attaccamento al proprio particolare, vedi l’ostruzionismo delle lobbie alle liberalizzazioni proposte dal governo.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

La rozzezza bestiale di taluni politici che privi di qualsiasi argomentazione politica sbraitano come animali inferociti e spaesati, l’atteggiamento in questi giorni degli esponenti della Lega Nord in Parlamento ne è un plastico esempio.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Il cinismo dei privilegiati con un lavoro a tempo indeterminato ottenuto con sotterfugi e clientele che rimbrottano a chi un’ occupazione non ce l’ha di rimboccarsi le maniche perché tanto se uno vuole lavorare qualcosa da fare lo si trova sempre. Non importa che ciò di cui ci si lamenta è la mancanza di opportunità, che il sognare di fare il lavoro per cui si crede di essere portati deve essere un diritto e non un optional sociale e che in ogni caso il lavoro non c’è proprio, per gli onesti. No, per chi un’occupazione l’ha avuta regalata a prescindere dai meriti, il problema è sempre uno: l’utopia stolta dei comunisti nullafacenti sempre alla ricerca di una società più equa.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

C’è qualcuno che continua a professarsi fiero di essere italiano, altri che addirittura vivono l’italianità come un privilegio, non io però.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Oggi più che mai mi vergogno di essere un cittadino di questo sciagurato Paese.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Raffaele de Chiara

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L’ultimo sognatore

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Cosa possono avere in comune oggi giorno un uomo di quasi ottanta anni, gran parte dei quali spesi inseguendo il sogno di cambiare il mondo ed un trentenne? A parte la disillusione per l’aborto di un’utopia niente o poco più.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Lucio Magri, tra i fondatori del “Manifesto”, era un adulto con la volontà mai perduta di mutare la società. Non accettava le disuguaglianze, non tollerava il neocapitalismo fatto di ingordigia e voluttà, non sopportava più la politica odierna gestita da ominicchi e quaquaraquà. La perdita qualche tempo fa della moglie adorata aveva fatto il resto, la vita era per lui divenuta ormai un insopportabile stillicidio quotidiano.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Magri ha scelto di morire suicidandosi in Svizzera in una clinica nata propria per fornire aiuto a chi dell’esistenza non ne vuole più sapere.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Appresa la notizia con l’inevitabile codazzo di polemiche tra gli oltranzisti della tutela della vita a ogni costo e i fautori della libertà di autodeterminazione, il primo pensiero è stato ricercare cosa mai avrebbe potuto unirmi a quell’uomo dallo sguardo affascinante e dal pensiero così nobile.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Cinquant’anni di differenza sono davvero tanti per ricercare affinità elettive o unità di intenti eppure doveva esserci qualcosa se per ore sono stato lì ad arrovellarmi la mente nel cercare una risposta a quella che immagino sia stato anche il suo ultimo pensiero: qual è il senso della vita per chi sogna una società migliore  quando essa diviene un cinico surrogato di tutto ciò che avrebbe potuto essere e mai sarà? Il futuro negato alle nuove generazioni e l’ipergarantismo per i diritti quesiti dei loro padri, iperboliche ricchezze di pochi e straordinarie povertà di molti, lussi per eletti e dignità negate per la moltitudine di chi non possiede nulla a parte il proprio onesto lavoro.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

La risposta non l’ho trovata ancora e forse mai la troverò ma a differenza sua ho scelto ancora di vivere e cercare di battermi per realizzare il suo sogno che era quello della generazione del  ’68.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè l’altro, mi ha regalato soltanto l’ennesima lezione di un gande sognatore: il rispetto della diversità e la garanzia dei diritti di ciascuno.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Raffaele de Chiara

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Il cinismo dei vili

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e nel mondo, il sistema di pagamento per la sosta delle auto all’esterno delle strutture del nosocomio, è l’ultimo dei pensieri.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Ed è così che, ancora insonnolito, è sorta da poco l’alba, rispondo di sì a quello strano figuro che in cambio di due euro, premuroso, si offre di pagare la sosta dell’auto  presso l’apposito parcometro.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Trascorse le due ore, visto il prolungarsi degli accertamenti, chi mi accompagna scende nuovamente per rinnovare il ticket; il tuttofare è occupato, ergo, si avvicina alla macchinetta ed inserisce altri due euro per rinnovare la sosta di due ore. Con grande meraviglia scopre però che con i soldi versati l’autorizzazione è per quattro. Non è difficile dedurre la truffa dell’omuncolo di cui prima: ha chiesto il doppio del reale prezzo della sosta, intascando la differenza. Potrebbe essere finita qui ma non lo è, all’uscita il delinquente di quartiere, si avvicina nuovamente e chiede: «Dottò tutto a posto? Vi serve ancora il bigliettino?» Il perché dell’ultima strana richiesta è presto detto, la sosta già pagata comprendeva un altro paio d’ore non ancora utilizzate, i due euro del prossimo malcapitato costituiranno per il malfattore un guadagno netto.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Rifiutarsi di pagare? In assenza di qualsiasi controllo da parte delle forze dell’ordine, equivarrebbe ad una sfida con la sorte, uno specchietto che “accidentalmente” si rompe piuttosto che un coltello che “casualmente” taglia una gomma sarebbero i rischi cui andrebbe incontro chi oserebbe ribellarsi allo status quo.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

L’arte dell’arrangiarsi che da emblema pittoresco di una città diviene il suo sigillo di morte civile, la disponibilità dei suoi abitanti che da generosità si trasforma in vile cinismo, la speranza di rinnovamento che da lucore lontano muta in tenebra profonda.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Napoli in fondo, è l’Italia intera. Napoli, siamo noi; vili e cinici, per necessità o avidità.  Anche dinanzi alla sofferenza di chi all’alba di un mattino d’inverno va in ospedale per curarsi.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Raffaele de Chiara

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L’Italia dei falsi eroi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di professione motociclista amava la velocità, emozionare e emozionarsi correndo su una moto a oltre 200 chilometri orari era per lui un bisogno prima ancora che una necessità. Simoncelli è morto domenica scorsa durante il Gran Premio della Malesia sul circuito di Sepang. Una curva impostata male, la moto che scivola via e il pilota che scaraventato verso il centro della pista è investito in pieno da altri corridori, una manciata di secondi e la vita è persa per sempre.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco

Migliaia di persone hanno reso omaggio alla salma, lacrime, canzoni e frasi più o meno sincere hanno fatto da triste contorno al rito funebre. C’è perfino chi, affermato giornalista televisivo, preso da un incontenibile  rigurgito retorico, è arrivato a definire Marco un eroe, di cosa però non è dato ancora sapere.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Il dolore per la scomparsa di un ragazzo rappresenta, a prescindere dalla causa che l’ha generata, un vuoto incommensurabile.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ciò che più colpisce però in tutta questa vicenda è la straordinaria partecipazione degli italiani; indice quest’ultima dell’abisso pauroso di valori e di senso critico in cui da tempo è precipitato questo sciagurato Paese.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Si è reso omaggio, con una moto parcheggiata all’interno di una chiesa, ad un ragazzo che liberamente aveva scelto di giocare con la propria vita correndo su una moto ad oltre duecento chilometri orari ricevendo in cambio milioni di euro.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ho osservato i volti rigati dal pianto dei tantissimi fans accorsi sul sagrato della chiesa e la domanda sorta spontanea è stata: quanti di loro hanno preso parte ai funerali degli uomini e delle donne morti sul lavoro, caduti non in nome di una passione ma solo per necessità?

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ho letto i giornali e gli stuoli di commenti riservati dai migliori giornalisti al futuro campione morto prematuramente a causa di un destino cinico e baro;  un moto di indignazione si è impadronito di me fin quasi a raggiungere il paradosso dell’indifferenza verso una morte e un dolore che merita pur sempre rispetto.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di


Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ogni giorno in Italia muoiono persone sul lavoro, non sfidano la morte ma lottano per la propria sopravvivenza guadagnando in un mese quello che altri guadagnano in un minuto, non hanno il talento che aveva Marco e non fanno sognare come faceva lui, ma rappresentano i veri valori per cui forse vale veramente la pena di vivere: la salvaguardia della propria dignità.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Che non suoni blasfemo ma in questi giorni di dolore nazionale la mia vicinanza va a quest’ultimi prima ancora che a Marco.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Morire in nome di una passione rischiosa pagata profumatamente fior di quattrini non è la stessa cosa che soccombere per un lavoro la cui unica gratificazione è la possibilità di assicurare un’esistenza dignitosa a sé e alla propria famiglia.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Raffaele de Chiara

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Il valore dell’onestà

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione di ferro. Non ti abbattere mai, qualunque cosa succeda”  fu la lezione che mi diede qualche anno fa un noto giornalista, conduttore di una trasmissione d’inchiesta che a breve partirà su La7. Ero appena riuscito a superare le prove di accesso al master in giornalismo e quelle parole suonarono come uno strano avvertimento. Il trascorrere del tempo e l’esperienza maturata mi hanno poi fatto intendere appieno il senso di quel monito.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Nel febbraio di quest’anno il Nostro mi contattò chiedendomi di raggiungerlo a Roma, “Ho una proposta da farti” mi disse.  Da vicino mi parlò del progetto della trasmissione televisiva che aveva in mente e del piacere che avrebbe avuto nel coinvolgermi come stagista. Ricordo ancora l’entusiasmo che mi colse in quella giornata piovosa.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Grondava acqua da ogni dove ma Roma e la sua eterna confusione mi apparivano bellissime; finalmente – dicevo a me stesso – qualcuno mi darà una possibilità per misurare il mio valore e mettermi alla prova.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Passarono mesi, inizialmente mi disse di tenermi pronto per maggio o giugno, il termine fu poi prorogato dapprima a luglio e poi a settembre. “Devi avere pazienza – mi raccomandò a Milano durante un altro incontro – dettagli burocratici stanno allungando i tempi. In ogni caso non temere, sarai dei nostri.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

A fine luglio mi contattò per sapere se mi avessero chiamato da La7, risposi di no e che nell’attesa sarei rimasto a sua disposizione.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Il 15 Agosto gli inviai un sms mostrandogli le mie perplessità per un contatto che fino a quel momento non era ancora giunto. “Ti chiameranno, adesso sono chiusi” fu la risposta.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Il 30 arrivò finalmente la chiamata, il colloquio fu per l’indomani alle 12 e 15.  Puntuale come sempre andai a Roma all’indirizzo indicatomi. L’incontro durò il tempo delle reciproche presentazioni, non oltre dieci minuti. “Ti faremo sapere entro due giorni, è rimasto disponibile un unico posto” è il congedo con cui mi lasciarono le persone incaricate di incontrarmi.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Ironia della sorte volle che io e la mia ragazza pranzassimo nello stesso ristorante scelto da lui. Ci incontrammo e gli riferii l’esito del colloquio che gli avevo già scritto precedentemente in un sms. “La vedo davvero dura, mi è molto difficile inserirti nella squadra, hai un profilo da redattore e questa tipologia di posti è già quasi tutta esaurita” furono le sue parole che come macigni rovinarono sul castello di piccoli e grandi progetti che solo pochi istanti prima stavo discutendo al tavolo con la mia fidanzata.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Che senso ha illudere una persona per così tanto tempo? E’ cambiato forse qualcosa dal 15 agosto al 30? E poi perché farmi affrontare un’inutile trasferta a Roma per un colloquio farsa quando i giochi già erano fatti e le possibilità di una mia partecipazione pressochè nulle?

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Domande rimaste ad oggi senza risposta. Ho cercato più volte di contattare quel giornalista che tra un successo editoriale e l’altro continua ad essere stimato ed osannato dai lettori ma non ho mai ricevuto risposta.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Al di là della caratura professionale, della bravura nel relazionarsi con gli altri e dell’essere capaci di costruirsi un nome, nel giornalismo c’è  bisogno anche di altro: credibilità. L’esser credibili non può coincidere con il prendere in giro i colleghi più giovani la cui unica colpa è stata quella di scegliere un giornalista più anziano come guida professionale e punto di riferimento nella vita. Dalle mie parti c’è un mantra divenuto ormai per quelli della mia generazione vangelo: “Tutto è governato dal mero caso; si gioca a dadi ma il tuo numero non uscirà mai”. E’ il pensiero assordante che mi accompagnò durante tutto il viaggio di ritorno da Roma reduce da quello che fu un colloquio farsa e un incontro “chiarificatore” cinico e del tutto occasionale, assieme a quelle sue parole così involontariamente profetiche: nel giornalismo la delusione è sempre dietro l’angolo.


“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Una settimana fa Roma è stata messa a ferro e fuoco da vandali a cui era stato rubato il futuro.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Ho sempre aborrito qualsiasi forma di violenza ma oggi lo scaglio anch’io un sanpietrino.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Lo getto contro chi mi ha illuso di poter avere un futuro, contro chi premia sempre la furbizia e mai il merito contro un sistema che mi ha tolto anche la speranza di un avvenire migliore di quello dei miei genitori.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Non risolverò nulla è vero, da domani sarò sempre un laureato con un master in giornalismo senza un lavoro e frustrato perché ad essere premiati saranno stati sempre puttane e furbastri di ogni risma; ma è l’unico antidoto che ho per placare la rabbia universale che mi porto dentro.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Raffaele de Chiara

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