sabato 19 maggio 2012

Club Unesco

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Eventi

                                         

                                     

    XXXII Assemblea Nazionale della Federazione Italiana Club e Centri UNESCO


Le culture del paesaggio. L’azione dei Club Unesco  

Caserta, 7-10 aprile 2011

 

Corso di formazione della FICLU in collaborazione con l’ Università di Napoli2-Caserta, la Provincia di Caserta, la Soprintendenza BAAPSAE per le Province di Caserta e Benevento e l’EPT

 

Giovedì 7 aprile

Palazzo della Provincia di Caserta, Corso Trieste

Ore 17  Presentazione di Maria Luisa Stringa, Presidente della Federazione Italiana dei Club e Centri UNESCO

Saluto delle Autorità

 On. Dott. Domenico Zinzi, Presidente della Provincia di Caserta

 Prof. Francesco Rossi, Presidente Onorario del Club Unesco di Caserta. Magnifico Rettore della Seconda Università degli Studi di Napoli

Presiede : Prof. Jolanda Capriglione, Presidente del Club Unesco di Caserta

 

Ore 17,30  I siti UNESCO misura d’identità

Lectio magistralis del Prof. Arch. Carmine Gambardella, Preside della Facoltà di Architettura  della Seconda Università degli Studi di Napoli

Ore 18  Assemblea dei Club

Ore 20 Light dinner offerto dalla Presidenza della Provincia di Caserta

Venerdì 8 aprile
San Leucio Facoltà di Studi Politici  “Jean Monnet”

Ore 9 Paesaggi degli uomini: le culture, il dialogo
Prof. Gian Maria Piccinelli, Preside della Facoltà di Studi Politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet” della Seconda Università degli Studi di Napoli
Presentazione a cura dell’ Arch. Raffaele Cutillo, Vice Presidente del Club Unesco di Caserta

Ore 9.30  Assemblea dei Club

Ore 12.30 Visita guidata gratuita al Sito Unesco di San Leucio

Ore 13,30 Light lunch offerto dalla Facoltà di Studi Politici “Jean Monnet”

Venerdì 8 aprile
Caserta, Via Vivaldi Facoltà di Scienze del Farmaco per l’Ambiente e la Salute

Ore 15:00  La biodiversità ricchezza del paesaggio
Prof. Domenico Nicoletti, Presidente dell’Osservatorio Europeo sul Paesaggio interroga il Prof. Paolo Pedone, Preside della Facoltà di Scienze per l’Ambiente e la Salute della Seconda Università degli Studi di Napoli

Ore 15.30  Assemblea dei Club

Ore 19:00  Cocktail offerto dalla Facoltà di Scienze per l’Ambiente e la  Salute

Sabato 9 aprile
Teatro di Corte della Reggia di Caserta

Ore 9 I siti Unesco “paesaggio nel paesaggio”
Presiede On. Vincenzo Scotti, Sottosegretario Ministero Affari Esteri

             Presentazione Dott. Maria Luisa Stringa, Presidente della Federazione Italiana dei Club e Centri UNESCO

             Saluti Amb. Lucio Alberto Savoia Segretario Nazionale CNI Italia

              Relazioni
Arch. Paola Raffaella David, Soprintendente BAAPSAE per le province di Caserta e Benevento
Prof. Francesco Izzo, Docente di marketing dei sistemi territoriali (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Prof. Jolanda Capriglione, Docente di Estetica del Paesaggio (Seconda Università degli Studi di Napoli) 

Ore 11  Assemblea dei Club

Ore 12  Visita guidata e gratuita al Palazzo Reale

Ore 15,30  Assemblea dei Club

Ore 20  Cena dell’amicizia (su prenotazione) 

Domenica 10 aprile

Visita guidata al Museo Archeologico di Napoli (su richiesta)

Visita guidata al Borgo medievale di Casertavecchia (su richiesta) con aperitivo in Piazza

Ai docenti sarà rilasciato un Attestato di partecipazione

Agli studenti, previo colloquio finale, sarà assegnato un credito

Coordinamento a cura della Prof.ssa Jolanda Capriglione, Presidente del Club Unesco di Caserta

Segreteria in loco: Alessandro Ciambrone, Raffaele Cutillo, Massimo Carfora Lettieri, Laura De Felic

Segreteria Organizzativa: Dott. Giovanna Farina: tel.  0039 0823.437898; fax 0039 0823.403141; e-mail info@meetingwords.it 

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Spegniamo le luci per un’ora

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 1 COMMENTO

 

Ritorna il più grande evento globale organizzato dal WWF per la promozione del risparmio energetico. Il 26 marzo di quest’anno infatti torna l’appuntamento con Earth Hour, evento che negli ultimi anni ha coinvolto più di un miliardo di persone in oltre 120 paesi del mondo che simbolicamente hanno spento la luce per un’ora. Come accade ormai dal 2007, anno in cui fu Sidney a spegnere le luci per un’ora con un gesto che da allora ha fatto il giro del mondo dando vita ad un vero e proprio “movimento” per la sostenibilità del pianeta, l’obiettivo di Earth Hour è quello di spingere istituzioni, aziende e semplici cittadini ad andare “Oltre l’ora” impegnandosi non solo a spegnere le luci in questa occasione ma a scegliere e promuovere comportamenti e stili di vita finalizzati al rispetto della nostra Terra.

 

Il cittadino che rinuncia all’ auto un giorno a settimana, una scuola che installa pannelli solari sul tetto, un comune che costruisce piste ciclabili, ed ogni piccola azione contribuisce a proteggere l’unico pianeta a nostra disposizione.

 

In Italia e in tutto il mondo, l’evento viene celebrato con lo spegnimento per un’ora delle luci che illuminano i più grandi monumenti e le più grandi opere sparsi in ogni angolo del pianeta.

 

Nel 2009 furono la Fontana di Trevi, la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana e la Valle dei Templi di Agrigento, a partecipare all’ Ora della Terra, e con essi 140 comuni, 200 imprese italiane più, decine le organizzazioni che, celebrarono l’evento con speciali iniziative rigorosamente al buio, diedero il loro contributo, per ripetersi con grande successo l’anno successivo.

 

Per Earth Hour 2011, la Campania si è già mobilitata mediante l’adesione di Napoli, dove le luci verranno spente all’Oasi WWF Cratere Astroni, a Vietri Sul Mare (SA) presso la Cupola e il campanile del Duomo S.Giovanni (principale monumento di Vietri Sul Mare), ad Angri (SA) presso Castello Doria, a Mercato San Severino (SA) in Piazza Ettore Imperio, al Comune di San Nicola la Strada e in altre numerose località della Regione.

 

Vincenzo Viglione

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“Bat box” per pipistrelli

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

La legge li protegge fin dal 1939 quando, il riconoscimento del loro ruolo di regolatori naturali delle popolazioni di zanzare, al tempo potente veicolo di malaria, diede origine ai primi provvedimenti di tutela e conservazione dei pipistrelli, e alla costruzione dei primi cosiddetti “pipistrellai”. Oggi, a oltre 70 anni di distanza dalla bonifica delle paludi dell’Agro Pontino, primo episodio di realizzazione di rifugi artificiali per pipistrelli, l’esigenza di garantire una “casa” a questi animali somma all’annosa funzione biologica di lotta alle zanzare la progressiva diminuzione di spazi necessari alla loro sopravvivenza e il conseguente rischio estinzione.

 

Nasce così, infatti, l’odierno progetto “bat box” che consiste nella realizzazione di cassette di legno destinate ad ospitare i pipistrelli che, ad inizio primavera, lasciano rifugi invernali come grotte, caverne e scantinati per raggiungere luoghi ricchi d’insetti dove alimentarsi.

 

Progetto che, seguendo il percorso intrapreso già da tempo in svariate città d’Italia, i volontari del “WWF Agro Aversano-Napoli nord e Litorale Domizio” hanno deciso di promuovere mediante la realizzazione in maniera del tutto artigianale di proprie “bat box” da distribuire nel corso degli appuntamenti con l’associazione in cambio di una donazione minima di 25 euro da cui, detratte le spese per materiali e manodopera, il ricavato residuo sarà interamente utilizzato per ulteriori progetti del WWF.

 

Tra gli obiettivi complementari del progetto bat box vi è quello di rivalutare la figura del pipistrello da sempre costretto a fare i conti con leggende che li dipingono come animali che attaccano l’uomo, che succhiano sangue e con altre assurdità simili, frutto per lo più della non conoscenza dello straordinario mondo dell’unico esemplare di mammifero al mondo capace di volare, la cui protezione e conservazione di essi e dell’habitat in cui vivono, sono sancite in via ufficiale sin dai primi anni ’80 (Convenzione di Berna, 1982; Convenzione di Bonn, 1983).

 

Nel 2005, l’Italia ha sottoscritto l’accordo internazionale Bat Agreement” mediante il quale si impegna a identificare e proteggere i siti di rifugio e le aree di foraggiamento, intraprendere misure di divulgazione e sensibilizzazione del pubblico, promuovere programmi di conservazione e gestione dei chirotteri.

 

Vincenzo Viglione

 

Info:    ww.faversa@alice.it

http://wwwfaversa.it/bat-box.htm 

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Upter Green

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Che parole come certificazione energetica piuttosto che agricoltura biologica siano ormai strettamente correlate alla nostra economia è ben noto. Ed è altrettanto noto l’impatto con cui la ricerca e la produzione di materiali e dispositivi ad alta efficienza energetica ovvero, di alimenti cosiddetti “bio”, abbia letteralmente rivoluzionato un mondo del lavoro sempre più condizionato da tutte quelle attività di formazione ora più che mai necessarie a creare le giuste professionalità che andranno ad animare il mercato del cosiddetto “green job”.

 

Se però, fino ad oggi, nozioni e informazioni in tal senso erano appannaggio di una molteplicità di corsi di formazione la cui scelta è resa difficile da un’offerta formativa altrettanto variegata, da qualche tempo si sta cercando di mettere ordine in questo mondo mediante l’istituzione di veri e propri percorsi accademici dedicati ai lavori verdi riguardanti chi si occupa di energie alternative, gestione dei rifiuti, comunicazione ambientale.

 

Una delle novità più interessanti da questo punto di vista proviene dall’Università popolare di Roma dove è stato avviato “Upter Green” (www.upter.it), un progetto che grazie alla collaborazione di esperti e docenti, si propone di fornire delle nozioni di base relative ai green job, da approfondire successivamente mediante la partecipazione a corsi specifici diretti alle figure di guida turistica ambientale, bio-agricoltore, giornalista ambientale, certificatore energetico e tecnico delle energie rinnovabili.

 

La qualità dei percorsi formativi è garantita dalla partner del calibro di Ambiente Italia nella sezione riguardante le guide turistiche ambientali ovvero, di Aiab, associazione italiana di riferimento per le coltivazioni sostenibili, nella parte che riguarda la bio-agricoltura, per arrivare al Kyoto Club nell’offerta rivolta ai tecnici per il risparmio energetico.

 

Prove tecniche di futuro sostenibile.

 

Vincenzo Viglione

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Le strade dell’atomo

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Nucleare si, nucleare no. La parola ai cittadini. Questo, in sintesi, il parere espresso dalla Corte Costituzione che lo scorso 12 gennaio con la dichiarazione di ammissibilità del referendum per l’abrogazione delle norme che prevedono il ritorno alla produzione di energia elettrica nucleare, ha aperto le porte a scenari imprevisti per le forze di governo che tanto hanno premuto per la reintroduzione dell’atomo in Italia a 24 anni di distanza da quel 1987 che ne sancì l’abbandono (tramite referendum – nda).

 

 

Una decisione che se da un lato ha reso felice il popolo antinucleare, dall’altro obbliga lo stesso a fare i conti con la crescente disaffezione degli italiani nei confronti delle urne prima ancora che con la ricerca di una strategia di comunicazione altrettanto efficace quanto una partita a scacchi per convincere la cittadinanza delle ragioni del no al nucleare.

 

Strada decisamente in salita, che parte dallo spazio risicatissimo riservato dai media al dibattito su un tema che, se e quando riesce ad emergere, viene sempre imperniato su ragioni di carattere strettamente consumistico del tipo: la crescente domanda di elettricità richiede il ricorso a fonti di energia “alternativa” capaci di liberarci dalle importazioni di energia sempre più onerose, specie se relazionate ai combustibili fossili. Un’esigenza in pratica troppo incentrata su ciò di cui l’uomo ha bisogno e che non contempla minimamente tutto ciò di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.

 

 

Si insegue con forza la pista nucleare come deus ex machina per l’autonomia energetica, e per la limitazione di emissioni inquinanti, senza fare i conti però col problema cruciale della produzione di energia nucleare: la gestione delle scorie. Problema puntualmente glissato dai cosiddetti “esperti” che peraltro spesso e volentieri  si appellano a fantomatici studi sul sistema di stoccaggio o, come nel caso di una recente notizia proveniente dalla Cina, addirittura di riutilizzo del combustibile esausto, il tutto senza fare il minimo cenno alle tecniche che si troverebbero alla base di questi trattamenti. Eppure basterebbe analizzare quelle riflessioni che da un po’ di tempo stanno costringendo governi dallo storico curriculum atomico come quello statunitense, a rivedere sensibilmente il loro atteggiamento nei confronti della produzione di energia nucleare proprio per le problematiche di gestione delle scorie.

 

A questo punto, lascio a voi il compito di maturare con l’analisi di numeri e statistiche (tema delle prossime puntate di mater-vins) la scelta di tornare o meno al nucleare. Un modo, questo, che sarà sicuramente utile per arrivare al referendum quanto meno con le idee chiare.

 

 

Vincenzo Viglione

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L’Azoto, questo sconosciuto

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

 

Qualche mese fa da appassionato di ecologia mi sono imbattuto in un articolo dal titolo curioso: “L’inquinamento da azoto sta incrementando in tutto il mondo” di Gianfranco Bologna, direttore scientifico e culturale del WWF. Considerato che l’azoto, con una percentuale del 78%, è il maggiore dei gas presenti nell’atmosfera, sembrerebbe strano parlare di inquinamento per una sostanza che domina letteralmente l’aria che respiriamo e della quale, all’uomo della strada, sono pressoché sconosciute le dinamiche di utilizzo. Sovente infatti, il concetto di inquinamento ambientale è associato all’eccessiva presenza di sostanze nocive nel nostro ecosistema (si pensi alle diossine – nda).

 

 

In questo caso il meccanismo si ribalta. In un’era che il premio Nobel Paul Crutzen, qualche anno fa battezzò Antropocene, per dare l’idea di come la pressione umana sui sistemi naturali del pianeta sia paragonabile alle grandi forze naturali che hanno modificato la Terra nell’arco di tutta la sua vita, una delle problematiche che affligge il pianeta, uno dei cosiddetti “confini planetari” che l’uomo è chiamato a non superare è individuato nella modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto. Si è calcolato infatti che dalla quota zero di azoto “rimosso” dall’atmosfera per utilizzo umano in epoca preindustriale si è arrivati alle odierne 121 milioni di tonnellate l’anno, contro un confine accettabile fissato in 35 milioni di tonnellate annue. Uno sfruttamento eccessivo che ha avuto origine col cosiddetto metodo di Haber-Bosch che consente di trasformare l’azoto gassoso in ammoniaca dalla quale poi si ricavano fertilizzanti impiegati per coltivare terreni spesso infertili e di ottenere raccolti significativi dallo stesso, senza rispettare in questo modo la normale rigenerazione dei nutrienti naturali del suolo.

 

 

Una produzione di azoto reattivo disperso poi nell’ambiente che avanza a ritmi vertiginosi e che può ripercuotersi sul nostro ecosistema in maniera devastante.

 

Basta pensare che l’azoto così liberato può combinarsi con un’ampia gamma di composti, diffondendosi in modo capillare.  Nei bacini acquiferi, laghi, fiumi,  mari, l’azoto reattivo può innescare spropositate crescite di piante ed alghe microscopiche che, una volta giunte alla fase di decomposizione, consumano un enorme quantità di ossigeno creando, a lungo andare, delle vere e proprie “zone morte” presenti già in numerose aree costiere del pianeta. Senza contare che l’eccesso di produzione antropica di azoto contribuisce al fenomeno del riscaldamento globale.

 

Una pratica che ha spinto il mondo scientifico a richiedere urgenti interventi regolatori quali, ad esempio, la riduzione della produzione di fertilizzanti artificiali o la loro applicazione con tecniche di precisione e la riduzione del consumo di carne che invece cresce a livello mondiale.

 

Insomma un invito a convivere in maniera pacifica con il nostro pianeta senza aggredirlo, ma rispettandolo.

 

Vincenzo Viglione

 

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Il perché di “mater vins”

Pubblicato da Onda Anomala sabato 19 maggio 2012 COMMENTA

troppi

Parlare di ambiente si sa è sempre piuttosto complicato e lo è di più quando si cerca di analizzare una realtà a dir poco complicata come quella campana, costretta a fare i conti con situazioni di emergenza talmente dilatate negli anni da aver assunto connotati di ordinarietà.

troppi

Emergenze che per troppi anni hanno visto le popolazioni di territori come quelli al confine tra le province di Napoli e Caserta subire passivamente le conseguenze di scelte politiche totalmente insensate.

Scelte che grazie alla complicità di media troppo spesso impegnati a soddisfare i vacui appetiti di questo Paese hanno condannato gli spettatori ad un analfabetismo culturale che in molti casi non consente di vedere oltre il plastico del casa degli orrori piuttosto che della nomination di questo o quel concorrente, limitando la possibilità di analizzare seriamente i temi su cui saremo chiamati a decidere nei prossimi anni.

troppi

Ebbene l’idea è quella che sia giunto il momento di optare una volta per tutte per una corretta informazione e non per un’informazione corretta.

troppi

L’esempio campano da questo punto di vista è eclatante. In questa regione infatti la parola ambiente fa ormai rima con rifiuti che a sua volta fa rima con discarica e/o inceneritore. Accostamenti frutto di un’informazione distorta e confezionata ad arte per convincere l’uomo della strada della bontà di una soluzione, quella dell’incenerimento, che lo libererà finalmente dalla crisi dei rifiuti.

troppi

Non occorre informare sui possibili rischi per l’ambiente e per la salute che scelte del genere possono innescare. Basta dire che in questo modo spariranno definitivamente i sacchetti dai marciapiedi e buonanotte. Poco importa che fine faranno, l’importante e non vederli.

troppi

In realtà sarebbe il caso di cominciare ad informare in maniera concreta non solo sugli effetti che certe scelte possono comportare in termini ambientali, ma anche sui risvolti economici ad esse collegate.

Ed è questo l’obiettivo che attraverso questa rubrica tenteremo di perseguire, a partire dal titolo.

troppi

Come il mater-bi, materiale ricavato da polimeri biodegradabili che dal prossimo anno prenderà ufficialmente il posto del polietilene nella produzione dei comuni sacchetti della spesa, realizzando un grosso passo in avanti in termini di produzione di rifiuti non differenziabili, allo stesso modo mater-vins” vuole contribuire alla diffusione di tutte quelle informazioni di carattere ambientale, ma non solo, necessarie alla costruzione di una sana coscienza critica che ci consenta in futuro di optare per scelte che risultino vantaggiose prima che in termini economici, in termini di sostenibilità.

Vincenzo Viglione

Vincenzo Viglione

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