giovedì 23 febbraio 2012

Ingiustizie in nome del Popolo Italiano

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si crederebbero annoverabili solo nei cosiddetti “casi di scuola” tanto appaiono inverosimili ma non si può. Sovente la realtà supera i peggiori incubi. Giuseppe Gullotta è un uomo di 51 anni, 22 dei quali passati in carcere. Condannato per un duplice omicidio mai commesso, Gullotta, è stato finalmente assolto lunedì scorso grazie alla tardiva confessione di un maresciallo dei carabinieri. Il militare preso dai rimorsi di coscienza ha dichiarato a distanza di oltre due decenni che le confessioni del condannato e dei suoi complici su cui si basò la sentenza di colpevolezza furono estorte con torture e violenza. L’omicidio avvenuto nel ‘76 ad Alcamo Marina in Sicilia costò la vita a due Carabinieri. I reali esecutori della morte dei militari sono tutt’ora sconosciuti.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Una vita intera passata in carcere, un’esistenza distrutta ed una dignità che nessun risarcimento in denaro potrà mai restituire. Sono storie come queste che dovrebbero guadagnare le prime pagine dei mass-media ma sono altri gli argomenti di cui discutere: il festival di Sanremo, la farfallina di Belen o nel migliore delle ipotesi la demonizzazione perenne del garantismo in materia penale. Forze dell’ordine che torturano non un colpevole, azione già di per sé squallida ancor più barbara di quella della violenza del reo perché commessa indossando una divisa, bensì un innocente. Giudici che condannano alla morte civile chi non ha commesso alcun reato, un sistema mass mediatico silente e connivente che alla denuncia preferisce l’omertà.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

“Meglio cento colpevoli in libertà che un innocente in carcere”, il dubbio da preferire sempre alla certezza, l’umiltà della sete di conoscenze alla spocchia di chi crede di saper tutto e nulla invece sa; furono le prime lezioni che imparai durante i corsi di giurisprudenza all’università.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Agli strenui difensori dell’infallibilità delle forze dell’ordine, ai dispensatori di verità giudiziarie supreme ed incontrovertibili dico: quante altre storie come queste dovranno accadere perché ci si renda conto che non esiste ingiustizia peggiore di quella di uno Stato che in nome del popolo che rappresenta non solo esercita violenza ma uccide anche, nell’anima e nel corpo.

Ci sono storie che non si vorrebbe mai leggere, volti che si preferirebbe non incrociare mai neppure in foto, vicende che si

Raffaele de Chiara

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L’indifferenza dei giovani

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiati in un riso irrefrenabile. Che delusione”. A dirlo è una professoressa alle soglie della pensione, una vita dedicata all’insegnamento e alla trasmissione di un sapere che attraverso le nozioni scolastiche insegnasse a diventare uomini. E’ venerdì 27 gennaio,  si celebra la giornata mondiale per le vittime del peggiore abominio commesso dall’uomo: lo sterminio di circa sei milioni di ebrei compiuti dal regime nazista durante la seconda Guerra Mondiale.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat


“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Il culto della memoria ed il sacro fuoco dell’indignazione sentimenti totalmente estranei alle nuove generazioni abituate a soggiacere al presente e a rimandare il futuro in un giogo infernale che umilia e distrugge il concetto stesso di umanità.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Basta guardarli negli occhi i ragazzi di oggi per capire che in fondo il passato per loro è un concetto inesistente. Perennemente chini sui loro smartphone o tablet in grado di registrare e filmare qualsiasi avvenimento della vita è come se ad andare in stand-by fosse la loro mente. Che senso ha cercare di imparare e capire quando c’è qualcos’altro che lo fa per me?

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat


“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Ricordare un tempo significava anche raggiungere i luoghi dell’orrore, i campi di concentramento,  in auto o in treno. A volte i giorni che occorrevano per poter osservare da vicino il volto oscuro del male erano occasione di riflessione, oggi con l’aereo in una manciata di ore si è già lì perdendo però per sempre il profondo valore del viaggio e del ricordo.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Tempo fa mi imbattei in un articolo sullo sterminio degli ebrei. Ciò che più mi rimase impresso nella mente fu la descrizione di una delle tante barbarie a cui gli internati erano costretti ad assistere. Su di un palo era appeso penzoloni il cadavere di un uomo; era stato giustiziato non prima di aver subito atroci torture, tutto intorno i suoi compagni di sventura erano costretti a girarvi in cerchio.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Qualcuno chiese: “dov’è Dio?”. Qualcun altro rispose: “Forse è lì, in quell’uomo a testa in giù”.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Quando lessi commosso quelle righe, circa dieci anni orsono, avevo vent’anni, presso a poco la stessa età di chi oggi allo squillo simbolico della campanella non trova di meglio da fare che scompisciarsi dalla risate.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Raffaele de Chiara

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Le responsabilità altrui

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera “Concordia”, l’ammiraglia di La Costa, avvenuta la scorsa settimana in prossimità dell’isola del Giglio ne è l’ennesima conferma.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera


Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Oltre quattromila persone in balìa di un capitano,  Francesco Schettino, che dapprima ha pilotato la nave come se fosse un gozzo avvicinandosi talmente tanto agli scogli da prenderne uno in pieno e poi è stato tra i primi a mettersi in salvo abbandonando l’imbarcazione e i suoi sventurati al loro destino.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Il bilancio ancora provvisorio parla di 11 morti e oltre 20 dispersi.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Le indagini sono ancora in corso e la magistratura accerterà le eventuali responsabilità penali di Schettino e dell’armatore. L’opinione pubblica intanto, unanime, ha già crocifisso il capro espiatorio: il comandante della nave.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Che il comportamento di quest’ultimo sia stato eticamente deplorevole non vi è dubbio. Chiunque sieda alla tolda di comando di una nave è obbligato ad abbandonare l’imbarcazione per ultimo come è altrettanto ovvio perfino a chi non è mai andato per mare che avvinarsi eccessivamente agli scogli costituisce un azzardo che è sempre bene evitare. Tutti però evitano di soffermarsi su un altro aspetto: chi ha concesso a Schettino di pilotare navi? Chi sono stati coloro che nel corso degli anni hanno favorito la sua ascesa e spianato la strada alla sua brillante carriera?

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Nessun intento polemico, la buona fede di tutti gli esaminatori che nel corso del tempo si sono imbattuti nel simpatico scugnizzo di Meta di Sorrento è fuori discussione, ma quanto pesano i morti di oggi sulla loro coscienza?

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Leggo le testimonianze degli scampati, guardo i fotogrammi del relitto e quelle del capitano, dapprima felice e sorridente e poi stordito ed impaurito.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Alla rabbia però da subito si sostituisce il ricordo di una vecchio aforisma.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Si racconta che durante uno spettacolo teatrale dal loggione un disturbatore non smetteva di insultare l’attore in scena impedendogli di recitare. Ad un tratto il maestrò si fermò e rivolgendosi a lui disse: “Non me la prendo con te, sei troppo stolto per capire ma con chi ti siede accanto, ti avrebbe già dovuto buttare di sotto”.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Ecco, il mio sdegno non è tanto per chi in preda ad un irrefrenabile megalomania dapprima sfida la natura e poi sconfitto fugge via come un codardo ma è soprattutto rivolto a tutti coloro che nel corso degli anni, pur potendo, non hanno impedito che la vita di quattromila persone potesse finire in mano ad un inetto.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Raffaele de Chiara

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Colpevolisti versus innocentisti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai danni di Nicola Cosentino. A Napoli nei confronti dell’esponente  del Pdl è in corso un procedimento che lo vede indagato in veste di favoreggiatore del clan camorristico dei casalesi. Il principio che sottace l’autorizzazione da parte del parlamento è quello del presunto fumus persecutionis; un atteggiamento quest’ultimo da parte dei magistrati tale da far presupporre l’inizio di un procedimento la cui unica ratio è l’attacco al potere politico al fine di sovvertirne gli equilibri democratici.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai


Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Il voto espresso dalla Camera non ha avuto nulla a che fare con quanto sovraesposto.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

A far da padrone nella votazione sono state solo ragioni politiche piuttosto che ininfluenti  convinzioni personali sulle presunte responsabilità penali dell’indagato. In estrema sintesi a parte alcuni dissidenti della Lega Nord, Montecitorio si è diviso come al solito tra innocentisti e colpevolisti. Per averne contezza basta riascoltare gli interventi che hanno preceduto il voto: nessuno o quasi che abbia avuto come unica argomentazione la presunta sussistenza del fumus persecutios.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Nicola Cosentino ha davvero favorito il clan dei casalesi? Non spetta di certo né ai giornali nè alla politica stabilirlo, unici deputati a farlo sono i magistrati.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Non condivido la linea politica di Cosentino, non posso di certo compiacermi dello scempio della mia terra causato dalla criminalità organizzata ma non accetto di rinunciare al rispetto delle regole sancite dal nostro ordinamento. Lo spettacolo inverecondo degli applausi in aula alla lettura dell’esito della votazione esattamente come i latrati dei giustizialisti senza se e senza ma, oltre ad essere indice di barbarie democratica sono il sintomo di una sempre più diffusa ignoranza della Carta Costituzionale.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

In quella sede non si doveva giudicare della colpevolezza o meno di Cosentino ma si trattava semplicemente di suggellare ancora una volta il sacro principio della divisione dei poteri.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

L’ennesima occasione perduta per essere un Paese normale.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Raffaele de Chiara

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Perbenismo di Stato

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una ragazzina incinta per tutelare il proprio diritto all’aborto bensì i suoi genitori che chiedevano ai magistrati di obbligare la figlia a disfarsi del feto che portava in grembo. In un secondo momento la decisione di interrompere la gravidanza è stata presa dalla stessa ragazza. La richiesta dei genitori, respinta con forza perchè l’aborto è sempre un diritto e mai un dovere, non ha mancato però di suscitare polemiche.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

“Un minore per sua natura non è in grado di tutelarsi da sé” e “I genitori fino alla maggiore età hanno in ogni caso la potestà educativa sui figli”, sono state le tesi di chi si è schierato a favore o contro la decisione dei giudici.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Volendo esimersi da una cattedratica quanto sterile disquisizione sulla reale tutela della vita, mettere al mondo un “orfano” è un atto di generosità o di egoismo? E’ opportuno affrontare la questione con un ottica decisamente laica.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una


Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Da un lato c’è una minorenne dalla vita sessuale decisamente libertina, la nostra non era di certo alla prima gravidanza, già in precedenza era incappata nello stesso imprevisto, dall’altro una coppia di genitori che consapevoli della estrema difficoltà di allevare un figlio da adolescenti, tentano di tutto per tutelare l’avvenire della propria creatura. Nel mezzo la legge, un curioso surrogato come sovente accade, di ipocrisia e perbenismo. Quest’ultima infatti riconosce sia l’incondizionata libertà a chi non abbia ancora raggiunto la maggiore età e sia l’obbligo ai genitori di tutelare i figli minorenni reputati parzialmente incapaci di autodeterminazione.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Delle due l’una: o un sedicenne è capace di corretto discernimento e quindi è inutile considerarlo ancora minorenne o non lo è, quindi è giusto che siano i genitori a provvedere per lui.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Considerata l’attuale temperie propenderei più per la prima ipotesi, i sedici anni di ora corrispondono ai trent’anni di un cinquantennio fa. Se si è liberi, come è giusto che sia, di disporre in piena autonomia della propria sessualità anche appena superata la pubertà, non è meno legittimo che i genitori siano sgravati da qualsiasi tipo di responsabilità.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Abbassare la soglia di ingresso alla maggiore età costituirebbe non solo un ulteriore passo di ammodernamento in un Paese mai al passo con i tempi ma anche un supremo atto di dignità laica.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Raffaele de Chiara

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La crociata degli ipocriti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 5 COMMENTI

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata postmoderna sono prelati anacronistici e un popolo di bigotti fintamente indignati.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Un semplice bacio sulle labbra tra due dei massimi rappresentanti del Cristianesimo e dell’Islam: Papa Benedetto XVI e l’Imam del Cairo Ahmed Moamed el-Tayeb , casto,  esattamente come quello che possono scambiarsi due fratelli.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

E’ la foto principale di una campagna pubblicitaria promossa dallo stilista Benetton che vede tra l’altro uguali scambi di effusioni tra i massimi leader mondiali. Scopo del messaggio oltre ovviamente alla vendita dei capi d’abbigliamento è favorire la pace e il dialogo tra uomini diversi per origini e culture. “Volgare” e “blasfemo” sono  solo alcuni dei commenti che hanno accompagnato la messa al bando dei cartelloni che ritraevano il pontefice e l’imam.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Condividere o meglio ancora sposare una provocazione non è un obbligo per nessuno a maggior ragione in un Paese libero e democratico come il nostro, qualche riflessione però sul doppiopesismo degli indignati è d’obbligo.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Oltre cinque lustri di berlusconismo ci hanno abituato ad ogni genere di sconcezza; il concetto stesso di morale è stato di volta in volta plasmato sulle voglie e le esigenze dell’uomo più potente d’Italia.Concedersi per un posto di lavoro o una carica istituzionale? “E’ da quando esiste il mondo che accade” è stato il mantra ossessivo sotto il cui ombrello tutto è stato posto. La prostituzione di Stato sia intellettuale che fisica è divenuta un modello da seguire e a cui ispirarsi.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Indenni, indifferenti e a tratti fin’anche affascinati abbiamo assistito ai sermoni di un’ex prostituta che pontificava sulle virtù di sedicenti faccendieri le cui uniche capacità erano quelle di reclutare puttane poco più che adolescenti in cerca di fama e gloria effimera.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Disincantati abbiamo letto le trascrizioni delle intercettazioni di madri e fratelli che invitavano le proprie congiunte a darsi a “lui, l’unico in grado di poter assicurare un lavoro ed un avvenire”.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Nel mentre la chiesa taceva.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Zittiva mentre chi baciava l’anello del Pescatore la sera precedente si rilassava con i riti del “Bunga-Bunga” o peggio ancora si prostrava al cospetto di dittatori sanguinari.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Non proferiva parola la custode del Vangelo mentre la politica e la società tutta si insudiciavano con la mercificazione dei corpi e degli animi che da vizi legittimi e privati divenivano modus agendi di Stato e pass partu per la nuova classe dirigente.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Da cattolico credente non ci sto.

Da cattolico credente non ci sto. Non ci sto a bacchettare il provocatore di turno mentre si chiudono gli occhi sulle rovine morali e materiali della società. Non ci sto a censurare la libertà di espressione mentre per anni nelle istituzioni pubbliche si è tollerata una sorta di dittatura sessuale secondo cui se non si era belle disponibili e con spiccate attitudini al meretricio non si aveva futuro.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Ben altro che il disgusto suscitato da una semplice foto è la blasfemia dell’attuale temperie.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Il governo Belusconi è passato ma il berlusconismo ancora no.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Prostituirsi per un lavoro, mercificare il proprio corpo e la propria anima per il raggiungimento del potere pubblico è ancora una tragica realtà contro cui vorrei si scagliassero finalmente gli anatemi della Chiesa e degli ipocriti tutti.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Raffaele de Chiara

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L’ultima possibilità

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico. Appena nominato senatore a vita, economista di fama mondiale e professore all’Università Bocconi di Milano, Monti è il più serio candidato alla presidenza del consiglio dei Ministri. Di lui, oltre ai suoi straordinari meriti in campo scientifico, si conosce soltanto la sua grande semplicità. Si racconta che al ritorno da uno dei suoi viaggi di lavoro, mentre era in attesa di un volo di linea che da Milano lo avrebbe condotto a Roma dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ringraziarlo della nomina a senatore a vita, abbia sostato a lungo in aeroporto;  solo, esattamente come un passeggero qualunque in attesa dell’imbarco. Nulla di straordinario se non fossimo in Italia e se a breve distanza e nello stesso momento non si fosse consumato il rito grottesco dell’esibizione del potere smaccato e fine a se stesso: un nugolo di parlamentari di ritorno dalla capitale presi in consegna da auto blu e agenti di scorta fin sotto la scaletta dell’aereo.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Al professor Monti ove ricevesse la fiducia dal Parlamento spetterà il compito di rimettere in sesto i conti dello Stato ma soprattutto la missione di restituire fiducia e speranza ai tanti ragazzi in cerca di un futuro.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.


La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero,

C’è uno strano paradosso che domina le nuove generazioni in questi giorni frenetici conditi di ansie e attese: si parla di sacrifici ma noi giovani siamo ancora una volta esclusi, terminale di scolo di una società impazzita che vede il domani proiettato in funzione di ieri. Ci si vorrebbe impegnare attivamente per risanare il Paese, pagare più tasse, lavorare di più per assicurarsi una vecchiaia dignitosa ed un futuro ai nostri figli, non per vanagloria ma per necessità. Eppure ci viene negata qualsiasi opportunità; mentre il palazzo discute e i lavoratori ormai dal volto canuto e dallo sguardo avido si accapigliano se rinunciare o meno a privilegi ormai anacronistici, noi, attori sociali bistratti e senza un copione, attoniti, assistiamo al quotidiano calpestìo del nostro avvenire.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Una situazione kafkiana in cui chi vorrebbe non può e chi deve, alla responsabilità, preferisce il sotterfugio e la facile scorciatoia dell’insulto e dell’accusa di macelleria sociale.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.


Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero, perché questa è davvero l’ultima fiches da giocare sul tavolo della storia, dopo soltanto l’anarchia e un pauroso ritorno alla condizione dettata da una vecchia massima, obsoleta eppure sempre attuale, homo homini lupus.

La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero,7

Raffaele de Chiara



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Il semplicismo di piazza

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza uccisa a Perugia il due novembre del 2007 dopo un tentativo di violenza sessuale. E’ il verdetto emesso dalla corte di Assise di Appello di Perugia lo scorso tre ottobre. I due in primo grado erano stati ritenuti gli autori del delitto assieme a Rudy Guedè. Quest’ultimo nel dicembre 2010 era già stato condannato in via definitiva a trent’anni di carcere. L’ivoriano avendo scelto il rito abbreviato sta scontando soltanto sedici anni di pena. Una folla imbestialita al grido di vergogna, vergogna, ha assalito gli avvocati degli imputati ed i giudici che avevano appena emesso la sentenza al termine dell’udienza.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Scricchiolii, continui, insistenti, assordanti nella loro breve ripetitività, poi un tonfo, sordo. A Barletta sono morte così cinque persone, una ragazza di quattordici anni e quattro operaie del tessile che lavoravano in nero per quattro euro l’ora. Il crollo pare sia stato causato da alcuni interventi di ristrutturazione mal eseguiti nelle costruzioni vicine. Gli abitanti della zona più volte avevano segnalato crepe e strani rumori ma nessuna delle istituzioni competenti aveva emesso alcun provvedimento. Ai funerali il dolore si è mescolato ancora alla rabbia.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Due piazze così diverse eppure così uguali: difendevano la legalità ma sotto una spessa coltre di semplicismo.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Verità processuale e verità fattuale sono termini distinti e speculari, talvolta totalmente antitetici. E’ lo stesso concetto di civiltà ad imporlo ma nessuno dei presenti fuori il tribunale di Perugia se n’è  ricordato. Un gancetto del reggiseno contaminato e un coltello che da arma del delitto certa diviene probabile così come dimostrato dai periti nominati dai giudici, una serie di indizi che riletti in un ottica diversa regalano altre verità, sono gli elementi che hanno portato all’assoluzione degli imputati. Prove, quelle raccolte dagli inquirenti inesistenti ai fini di una condanna che non vuol dire innocenza fattuale di Knox e Sollecito. È la tesi più volte ribadita anche da Claudio Pratillo Hellman il presidente della Corte che li ha giudicati.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Meglio due colpevoli in libertà che un innocente in carcere ma la folla inviperita è assetata di vendetta vuole altro: la conclusione di un macabro reality che senza assassini è come un film giallo senza il finale; inaccettabile.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Lavorare in nero per meno di quattro euro all’ora, possibile, anzi una “fortuna” per chi ha la sventura di vivere al sud, ciò che indigna di più è il crollo di una palazzina sulle cui cause, sebbene già sussistano fondati sospetti, è ancora tutto in via di accertamento.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Un evento contingente, un palazzo accartocciatosi su se stesso, che si sostituisce ad un fenomeno endemico, il lavoro nero ma di cui ormai nessuno si duole più. A morire sono state quattro donne che non dovevano essere lì a lavorare in quelle condizioni, prima che la palazzina crollata ad ucciderle è stato quello che solitamente chiamasi progresso e ricchezza ma alla folla non interessa la colpa è di chi ha fatto venir giù il palazzo.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Un Paese tronfio di giustizialismo e saturo di indifferenza per la tutela vera della dignità umana è l’ultimo portato di una società il cui futuro è già segnato: ostinarsi a scrutare l’orizzonte mentre a pochi centimetri dai propri piedi si apre l’abisso della barbarie.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Raffaele de Chiara

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Essere onesti è inutile

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto grotteschi quanto vacui. «Io non voto per far cadere il governo» così il leader del Carroccio Umberto Bossi durante l’ultima votazione a Montecitorio. Nulla di strano, il senatur fa parte della maggioranza ed è ovvio che appoggi l’esecutivo,  se non fosse per la natura del voto in questione. La Camera dei Deputati ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura di Napoli per Marco Milanese deputato ed ex braccio destro del ministro dell’economia Giulio Tremonti; Milanese è indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P4.

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

La divisione dei poteri in democrazia,  esecutivo, legislativo e giurisdizionale,  è un principio ormai talmente acquisito nella cultura occidentale da non dover meritare neppure un cenno ma evidentemente non sempre la realtà è così come appare.

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

Tra le tante esplicazioni del suddetto principio figura esserci anche l’autorizzazione all’arresto da parte del Parlamento nel caso la magistratura voglia restringere la libertà di uno dei suoi membri. Unico motivo per cui però le Camere possono respingere la richiesta è il cosiddetto “fumus persecutionis” ossia un atteggiamento da parte della magistratura così manifestamente persecutorio e pretestuoso nei confronti della classe politica da mettere la democrazia ed il suo delicato equilibrio di poteri in serio pericolo. Esclusa tale circostanza non esiste motivazione che tenga; un parlamentare difronte alla legge è un cittadino come qualsiasi altro. Premesso ciò non si vede come la votazione che ha riguardato la richiesta di arresto per Milanese, salvo tra l’altro per sei voti di scarto, possa avere delle connotazioni politiche.

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

Capisco che il senatur ed il suo elettorato di valligiani e uomini dediti più al celodurismo che alla cultura giuridica, badino alla concretezza degli atti anzichè alla sottigliezza dei ragionamenti ma dov’è finita la classe intellettuale di questo sciagurato Paese? Nessun commentatore o osservatore politico ha rilevato una discrasia così evidente?

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

Sarà che agli alambicchi della politica nostrana ho sempre preferito il sacro formalismo del diritto. Sarà che alla scorciatoia degli insulti gratuiti e dei diti medi all’insù prediligo la fatica del confronto e del ragionamento.

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto


Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

Sarà che trovo francamente nauseante decidere del destino di un uomo in base al tornaconto personale di politicanti ignoranti e signorine dai non difficili costumi ma oggi più che mai ho capito quanto sia inutile  essere onesti, intellettualmente e non solo.

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

L’unico rammarico è che proprio non riesco a non esserlo.

Politica e giustizia, un legame sempre più asfissiante per la moderna democrazia italiana fatta di ominicchi potenti e slogan tanto

Raffaele de Chiara

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Violenze di Stato

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, il nonnismo, ha il nome rassicurante di una pratica medica e le fattezze di carni umani piagate per puro sadismo. A Spinaceto in una caserma dei Nocs, un nucleo speciale della Polizia di Stato, secondo quanto dichiarato da una presunta vittima di abusi, nel 2010 alcuni agenti avrebbero messo su un vero e proprio sistema parallelo con proprie gerarchie e particolarissimi riti di iniziazione. Percosse da orbi fino a quando la parte del corpo prescelta non venga resa del tutto resa insensibile seguite da morsi con i canini del sadico – si legge nelle deposizioni – che dopo avere attraversato le carni del disgraziato di turno tendono a congiungersi. Un film dell’orrore allestito dagli appartenenti alle forze dell’ordine ai danni dei propri sottoposti per incutere paura ma soprattutto per iniziare alle diverse gerarchie i nuovi arrivati.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

Un nonnismo moderno consumato nel chiuso di caserme che dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello delle nostre forze dell’ordine e che invece appaiono come un lager di frustrati sadici.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

Per i difensori ad oltranza dell’onore patrio e della classe militare a corredo delle dichiarazione dell’agente che si dice vittima delle violenze ci sono foto inequivocabili che mostrano glutei feriti e militari propensi a mordere le carni. Alla magistratura il compito di accertare le responsabilità e di far luce sull’ennesimo scempio delle istituzioni.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

A noi, cittadini di un Paese che credevamo libero e democratico, la presa d’atto dell’ennesima riprova di quanta ipocrisia e violenza sovente si nasconda tra le mura rassicuranti delle caserme nostrane siano esse delle forze armate o dei carabinieri poco importa.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

Ricordo ancora con inquietudine le braccia gettatomi al collo di chi, allora trentenne, tra le lacrime mi invitava a fare il servizio militare, allora ancora obbligatorio, appena compiuto la maggiore età: «Non puoi credere cosa succeda lì, per me laureato ed adulto è più che mortificante subire certe cose». Non rivelò mai cosa gli fosse realmente successo, né ho potuto poi constatarlo di persona, la leva obbligatoria è stata abolita, e per fortuna non ho mai subito atti di nonnismo ma quello sguardo lo porto ancora impresso nella mente.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

Rispetto parossistico delle regole, gerarchie, ordine, disciplina, sono soltanto alcuni degli emblemi di una società che sotto il rassicurante cappello dell’ipocrisia nasconde il proprio istinto anarchico e violento.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

Slogan vacui, divise militari, volti noti ed identità occultate sono pur sempre più rassicuranti di strampalate utopie, jeans lisi e  facce coperte da caschi. Purtroppo.

“Anestesia”  l’ultimo portato di una cultura tanto atavica quanto barbara consumato nelle caserme militari del nostro Paese, i

Raffaele de Chiara

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Ingiustizie in nome del Popolo Italiano

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