giovedì 23 febbraio 2012

Le responsabilità altrui

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera “Concordia”, l’ammiraglia di La Costa, avvenuta la scorsa settimana in prossimità dell’isola del Giglio ne è l’ennesima conferma.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera


Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Oltre quattromila persone in balìa di un capitano,  Francesco Schettino, che dapprima ha pilotato la nave come se fosse un gozzo avvicinandosi talmente tanto agli scogli da prenderne uno in pieno e poi è stato tra i primi a mettersi in salvo abbandonando l’imbarcazione e i suoi sventurati al loro destino.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Il bilancio ancora provvisorio parla di 11 morti e oltre 20 dispersi.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Le indagini sono ancora in corso e la magistratura accerterà le eventuali responsabilità penali di Schettino e dell’armatore. L’opinione pubblica intanto, unanime, ha già crocifisso il capro espiatorio: il comandante della nave.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Che il comportamento di quest’ultimo sia stato eticamente deplorevole non vi è dubbio. Chiunque sieda alla tolda di comando di una nave è obbligato ad abbandonare l’imbarcazione per ultimo come è altrettanto ovvio perfino a chi non è mai andato per mare che avvinarsi eccessivamente agli scogli costituisce un azzardo che è sempre bene evitare. Tutti però evitano di soffermarsi su un altro aspetto: chi ha concesso a Schettino di pilotare navi? Chi sono stati coloro che nel corso degli anni hanno favorito la sua ascesa e spianato la strada alla sua brillante carriera?

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Nessun intento polemico, la buona fede di tutti gli esaminatori che nel corso del tempo si sono imbattuti nel simpatico scugnizzo di Meta di Sorrento è fuori discussione, ma quanto pesano i morti di oggi sulla loro coscienza?

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Leggo le testimonianze degli scampati, guardo i fotogrammi del relitto e quelle del capitano, dapprima felice e sorridente e poi stordito ed impaurito.

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Alla rabbia però da subito si sostituisce il ricordo di una vecchio aforisma.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Si racconta che durante uno spettacolo teatrale dal loggione un disturbatore non smetteva di insultare l’attore in scena impedendogli di recitare. Ad un tratto il maestrò si fermò e rivolgendosi a lui disse: “Non me la prendo con te, sei troppo stolto per capire ma con chi ti siede accanto, ti avrebbe già dovuto buttare di sotto”.

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Ecco, il mio sdegno non è tanto per chi in preda ad un irrefrenabile megalomania dapprima sfida la natura e poi sconfitto fugge via come un codardo ma è soprattutto rivolto a tutti coloro che nel corso degli anni, pur potendo, non hanno impedito che la vita di quattromila persone potesse finire in mano ad un inetto.

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Raffaele de Chiara

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One Response to “Le responsabilità altrui”

  1. alpha scrive:

    Questa volta mi vien facile condividere quanto hai scritto, ma la forbice dovrebbe essere più ampia ed incisiva.
    A me vien da menar le mani, quanta sciatteria da estirpare in questo malandato paese e questo naufragio mette in evidenza tratteggiando in modo esaustivo tutti i mali di questo paese.
    Difficile trattenersi dal sparare a zero dopo questa ultima tragedia che ha messo di nuovo alla berlina questo nostro bistrattato paese, ne ho per tutti e forse qualcuno mi sfuggirà però non voglio limitarmi, anche se sicuramente non farò centro appieno.
    Premetto che non conosco appieno lo stato dell’arte, ne in campo tecnologico, ne in quello della navigazione, in pratica ne so come la maggior parte dei giornalisti che han abbiamo visto imperversare in tv o seguito sui giornali.
    Per questo la mia diatriba sarà supportata più da domande che da risposte.
    Ovviamente e per chiarezza vi è la necessità di presupporre un quadro di riferimento e porre di conseguenza delle congetture, ma di certo non voglio stabilire nessuna verità, compito questo che spetta prima alla magistratura inquirente e poi ad un tribunale.
    Io qui voglio solo stigmatizzare una serie di compartenti endemici di questo nostro paese.
    Parto dando per scontato che sulle prime non si potesse avere una chiara valutazione di quanto avesse inciso sulla sicurezza e sulla stabilità della nave l’impatto con lo scoglio, per cui vi è sicuramente stato un tempo di latenza prima che il panico trascendesse.
    Questo lasso temporale avrebbe però dovuto, con la messa in pratica di una prassi consolidata per le emergenze, disarmare la scarica adrenalinica nei soggetti preposti al comando, così da recuperare una lucidità necessaria ed indispensabile.
    Se questo non è avvenuto vien da chiedersi perché e poi va inteso per tutti, non solo per il comandante!
    E mai possibile che nessuno dei sottoposti più alti in grado abbia avuto un moto di stizza e preso le redini della situazione?
    Di conseguenza vien da chiedersi: il percorso che porta a tanto fondamentali ruoli è da ritenersi valido oppure è intriso della solita faciloneria, pressapochismo o favoritismi che impoveriscono tutti i nostri quadri?
    E qui entra in causa diretta anche l’armatore il quale non può esimersi e scaricare sull’ignavo di turno ogni responsabilità, tra l’altro avendolo inopinatamente scelto (se son stati obbligati a prenderlo lo dicano)!
    Certo tutto si deve senz’altro all’incoscienza d’un comandante più che alla sua temerarietà, la quale di solito è accompagnata da innegabili capacità.
    Che ci fossero non è dato sapere ed anche fosse sono scemate all’improvviso.
    La cosa potrebbe anche essere comprensibile e sicuramente non sarà stato l’unico a bordo a non tenere comportamenti degni, però dobbiamo dar per certo che invece avrebbe dovuto essere l’unico a non perder la bussola.
    Credo che il compito a cui sia veramente chiamato un comandante è soprattutto quello di esserci, non solo fisicamente, nei momenti più cruciali e difficili.
    Altra cosa che vien spontaneo chiedersi è se sia mai possibile che una nave del genere non avesse gli strumenti tecnologici atti ad avere un quadro preciso della navigazione e in questo caso particolare del fondale marittimo?
    Non esistono oggi ecoscandagli in grado di creare una dettagliata immagine tridimensionale del fondo?
    Non c’era oppure non sì è tenuto nel dovuto conto per una manovra così particolare ?
    E poi la navigazione non dovrebbe essere governata tramite un navigatore satellitare e un computer dalle dettagliatissime mappe, oltre che controllata da terra?
    Con le strumentazioni e le conoscenze di oggi come è possibile non farsi una chiara visione dell’insieme così da poter compiere determinate manovre in tutta sicurezza?
    Comandante, pilota, secondo e tutti quelli che potevano essere in plancia che guardavano?
    Comunque sia e salvo clamorose smentite la causa scatenante resta l’errore umano, ma non certo di uno solo!
    Però a noi italiani fa troppo comodo il capro espiatorio d’appendere per i piedi e sentirci così lontani da ogni responsabilità!
    E tanto per non far mancare nulla e unire al becero anche la stupidità il governo ha subito messo in conto delle restrizioni generalizzate così da penalizzare l’intero comparto!
    Per assurdo è come se in conseguenza dell’incidente avvenuto nella corsia di emergenza sul raccordo anulare di Roma, dove una vettura è stata travolta da un mezzo pesante provocando la morte di cinque giovani, venisse impedita la circolazione sulla corsia adiacente a quella di emergenza!
    Si tratta comunque di uno di quei dejà vu tipici dell’inettitudine dei nostri politici!
    Come non correre alla strage del Cermis quando un pilota americano che definire imbecille è dir poco provoco una strage, l’allora governo incapace di stritolar le palle agli americani, per mitigare l’onda d’indignazione e non perdere consensi penso bene di vietare tutti i voli al di sotto una certa quota andando così contro i nostri stessi interessi.
    (Da allora i nostri piloti militari per addestrarsi a tale tipo di volo devono andare oltreoceano pagando il disturbo agli stessi americani, cosa che avrà inciso anche sulla qualità stessa dell’addestramento perchè dato i costi sarà stato sicuramente ridotto al minimo indispensabile.)
    Però quello attuale è un governo tecnico a termine, per cui dei consensi dovrebbe fregarsene, evidentemente devo essere un moto proprio profondamente insito nel pensiero dei politici italiani e non solo, quello di affrontare i problemi con delle restrizioni generalizzate.
    Ma torniamo al naufragio e al motivo innescaste il dramma: la pratica dell’inchino.
    Io immagino sia parte integrante dei viaggi in crociera, uno show splendido da vedere sia da bordo che da terra il quale oggidì può essere sicuramente fatto in completa sicurezza, sia per i passeggeri che per la nave e il paesaggio.
    Non so se vietarlo voglia dire dare una mazzata al comparto, ma immagino che di girare in tondo in mezzo al mare senza veder nulla interessi a pochi e che una spinta fondamentale alla scelta di questo tipo di vacanze possa venire anche dal fascino di un scenografico passaggio.
    Certo gli amanti delle crociere possano star tranquilli, senza dubbio le compagnie sapranno proporre altre mete degne, pur se lontane dal nostro mare, però mi chiedo: ma è mai possibile che in questo paese invece di inchiodare tutti alle proprie responsabilità non troviamo di meglio da fare che aggiungere qualche altra mazzata in puro stile Tafazzi?
    Facciamo ridere il mondo intero e se salviamo un poco la faccia lo dobbiamo solo agli abitanti dell’Isola del Giglio e ai soccorritori che sicuramente si son prodigati ogni oltre.
    La scure invece va calata impietosa su chi ha preso in mano la situazione una volta contestualizzata, cioè dopo che l’emergenza è uscita dai suoi automatismi ed a cominciato a divenire istituzionale.
    Ogni cosa non è mai quello che dovrebbe in questo strambo paese e il più delle volte il tutto par più una farsa se non ci fossero delle vittime a ricordarci che invece è un dramma.
    Ma vi sembra possibile che il carburante sia ancora al suo posto e che solo dopo una settimana o più si inizi a considerare la possibilità di imbrigliare e vincolare la nave a terra per minimizzare l’eventualità che affondi?
    Doveva essere un lavoro già fatto, così come doveva già essere iniziata la demolizione del masso incastrato nella carena e la chiusura della falla tramite la saldatura di opportuni lastroni in modo da provare a rimettere in linea di galleggiamento la nave.
    La quale mi pare la soluzione più rapida, sensata, fattibile e più facilmente fruibile.
    Permetterebbe il recupero di questo costoso gioiello invece della sua demolizione, con tutto quel che potrebbe conseguirne visto che andrebbe fatta dove si trova ora, cioè in mare!
    Ma anche qui siamo ancora nel campo del non si sa che!
    L’ultima bordata è per l’informazione la quale definire bislacca è un puro eufemismo.
    Al solito la marea di notizie che si inseguono, sovrappongono, quando non si contraddicono o addirittura smentiscono è enorme.
    A giorni della tragedia si sparavano ancora cifre a casaccio, non si capiva se venivano inventante di sana pianta perché non vi era una fonte certa oppure se fosse questa ad essere incerta, ma nessuno che abbia criticato il fatto stesso!
    Abbiamo giornalisti alla perenne ricerca della notizia sensazionale invece di fare informazione, forse non sanno che qui nessuno darà loro un Premio Pulitzer, forse gli andrebbe spiegato che gli scoop fanno la notizia e non vengono dal fatto di cronaca e dai suoi risvolti più torbidi!
    Altra trista mania tipica della nostra informazione la quale nemmeno in questa occasione ha voluto esimersi è stata quella del sommergerci da documenti, telefonate o video che invece avrebbero dovuto esser solo parte di un fascicolo giudiziario, da dove al limite la parte inquirente avrebbe estratto quanto ritenuto necessario o significativo mostrare.
    Poi però saremmo rimasti senza capro espiatorio, senza nessuno da mettere sulla pubblica gogna che a noi tanto piace perché tocca sempre qualcuno che sta un gradino sopra noi, ma soprattutto evita di porre troppe domande ed entrare nel merito di un sistema paese che ci sta portando di corsa verso il fallimento.
    Altro che crisi economia!
    All’estero dove già poco ci stimano abbiamo dato l’ennesima prova che il nostro è un paese in disarmo, altro che voler convincere i mercati sulla nostra capacità di ripresa.
    Certo da una parte ancora ci invidiano soprattutto per quello che tanti italiani con le loro capacità e il duro lavoro ancora oggi riescono a tenere in piedi.
    Presto o tardi quei troppi che in quest’Italia fanno di tutto per non deludere chi ci avversa, fomentando a spada tratta tutta la nostra sciatteria, daranno presto loro più di un motivo di soddisfazione!

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