giovedì 23 febbraio 2012

L’indifferenza dei giovani

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiati in un riso irrefrenabile. Che delusione”. A dirlo è una professoressa alle soglie della pensione, una vita dedicata all’insegnamento e alla trasmissione di un sapere che attraverso le nozioni scolastiche insegnasse a diventare uomini. E’ venerdì 27 gennaio,  si celebra la giornata mondiale per le vittime del peggiore abominio commesso dall’uomo: lo sterminio di circa sei milioni di ebrei compiuti dal regime nazista durante la seconda Guerra Mondiale.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat


“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Il culto della memoria ed il sacro fuoco dell’indignazione sentimenti totalmente estranei alle nuove generazioni abituate a soggiacere al presente e a rimandare il futuro in un giogo infernale che umilia e distrugge il concetto stesso di umanità.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Basta guardarli negli occhi i ragazzi di oggi per capire che in fondo il passato per loro è un concetto inesistente. Perennemente chini sui loro smartphone o tablet in grado di registrare e filmare qualsiasi avvenimento della vita è come se ad andare in stand-by fosse la loro mente. Che senso ha cercare di imparare e capire quando c’è qualcos’altro che lo fa per me?

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat


“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Ricordare un tempo significava anche raggiungere i luoghi dell’orrore, i campi di concentramento,  in auto o in treno. A volte i giorni che occorrevano per poter osservare da vicino il volto oscuro del male erano occasione di riflessione, oggi con l’aereo in una manciata di ore si è già lì perdendo però per sempre il profondo valore del viaggio e del ricordo.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Tempo fa mi imbattei in un articolo sullo sterminio degli ebrei. Ciò che più mi rimase impresso nella mente fu la descrizione di una delle tante barbarie a cui gli internati erano costretti ad assistere. Su di un palo era appeso penzoloni il cadavere di un uomo; era stato giustiziato non prima di aver subito atroci torture, tutto intorno i suoi compagni di sventura erano costretti a girarvi in cerchio.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Qualcuno chiese: “dov’è Dio?”. Qualcun altro rispose: “Forse è lì, in quell’uomo a testa in giù”.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Quando lessi commosso quelle righe, circa dieci anni orsono, avevo vent’anni, presso a poco la stessa età di chi oggi allo squillo simbolico della campanella non trova di meglio da fare che scompisciarsi dalla risate.

“Stamani a scuola a mezzogiorno hanno suonato la campanella, si ricordava l’Olocausto, ero in classe e alcuni ragazzi sono scoppiat

Raffaele de Chiara

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Le responsabilità altrui

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera “Concordia”, l’ammiraglia di La Costa, avvenuta la scorsa settimana in prossimità dell’isola del Giglio ne è l’ennesima conferma.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera


Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Oltre quattromila persone in balìa di un capitano,  Francesco Schettino, che dapprima ha pilotato la nave come se fosse un gozzo avvicinandosi talmente tanto agli scogli da prenderne uno in pieno e poi è stato tra i primi a mettersi in salvo abbandonando l’imbarcazione e i suoi sventurati al loro destino.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Il bilancio ancora provvisorio parla di 11 morti e oltre 20 dispersi.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Le indagini sono ancora in corso e la magistratura accerterà le eventuali responsabilità penali di Schettino e dell’armatore. L’opinione pubblica intanto, unanime, ha già crocifisso il capro espiatorio: il comandante della nave.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Che il comportamento di quest’ultimo sia stato eticamente deplorevole non vi è dubbio. Chiunque sieda alla tolda di comando di una nave è obbligato ad abbandonare l’imbarcazione per ultimo come è altrettanto ovvio perfino a chi non è mai andato per mare che avvinarsi eccessivamente agli scogli costituisce un azzardo che è sempre bene evitare. Tutti però evitano di soffermarsi su un altro aspetto: chi ha concesso a Schettino di pilotare navi? Chi sono stati coloro che nel corso degli anni hanno favorito la sua ascesa e spianato la strada alla sua brillante carriera?

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Nessun intento polemico, la buona fede di tutti gli esaminatori che nel corso del tempo si sono imbattuti nel simpatico scugnizzo di Meta di Sorrento è fuori discussione, ma quanto pesano i morti di oggi sulla loro coscienza?

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Leggo le testimonianze degli scampati, guardo i fotogrammi del relitto e quelle del capitano, dapprima felice e sorridente e poi stordito ed impaurito.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Alla rabbia però da subito si sostituisce il ricordo di una vecchio aforisma.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Si racconta che durante uno spettacolo teatrale dal loggione un disturbatore non smetteva di insultare l’attore in scena impedendogli di recitare. Ad un tratto il maestrò si fermò e rivolgendosi a lui disse: “Non me la prendo con te, sei troppo stolto per capire ma con chi ti siede accanto, ti avrebbe già dovuto buttare di sotto”.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Ecco, il mio sdegno non è tanto per chi in preda ad un irrefrenabile megalomania dapprima sfida la natura e poi sconfitto fugge via come un codardo ma è soprattutto rivolto a tutti coloro che nel corso degli anni, pur potendo, non hanno impedito che la vita di quattromila persone potesse finire in mano ad un inetto.

Superomismo e viltà, sono la forbice esistenziale che da sempre accompagna l’agire dell’uomo.  L’incidente della nave da crociera

Raffaele de Chiara

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La lezione francese

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello accusatorio nei confronti di un mondo economico-industriale piuttosto che di stili di vita che da molti anni obbediscono, chi per un verso chi per l’altro, a logiche di business che poco o niente hanno a che fare con quella sostenibilità tanto cara ai cosiddetti ambientalisti. Questa volta invece la notizia ha del rivoluzionario se non altro perché proveniente da un Paese che in termini di sostenibilità ambientale negli ultimi anni ha avuto poco di che brillare. Dopo le lunghe polemiche che negli scorsi mesi hanno tenuto banco attorno alla questione del nucleare, la Francia fa parlare di se per la decisa sterzata che il governo transalpino intende compiere sull’impervia strada della sostenibilità ambientale.


Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto

È di questi giorni, infatti, la notizia dell’accordo che la grande distribuzione d’oltralpe ha sottoscritto col governo per la chiusura con porte dai doppi vetri i banchi frigo di tutti i punti vendita. La misura nasce dalla necessità di mettere fine alla frequente e cattiva abitudine in voga anche nei supermercati nostrani di tenere la merce esposta nei banchi frigo. Pratica che comporta consumi energetici stimati in circa il 50% del totale dei punti vendita. Di qui la necessità di puntare entro il 2020 ad intervenire sul 75% dei banchi frigo che d’ora in poi porranno tra l’utente e il prodotto da raggiungere un “ostacolo” costituito da uno sportello a doppio vetro capace di limitare l’energia necessaria a mantenere in temperatura i prodotti, con ovvi benefici non solo sulle bollette dei supermercati ma anche di quanti spesso rischiano l’assideramento nella ricerca del fermento lattico in offerta.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Naturalmente i cambi di rotta comportano delle spese. Spese che secondo le stime ammonterebbero a circa 2mila euro al metro lineare di banco frigo chiuso, per un totale di circa 1,5 miliardi di euro.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Un investimento cospicuo, che però significa anche lavoro per la manodopera specializzata e per il manifatturiero orientato alla sostenibilità. Prospettiva che ha spinto il Governo francese ad incentivare questa buona pratica con un certificato di risparmio energetico di 100 euro per metro lineare, e riconoscendo così la virtuosità della proposta avanzata dalla Federazione del commercio e della distribuzione.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

C’è da considerare infine che l’accordo così confezionato ha spinto le grandi imprese ad un’ulteriore mossa che probabilmente prima o poi sarebbe stata chiesta loro dal governo, analizzata lo scorso dicembre al termine di una tavola rotonda sull’efficienza energetica nel corso della quale tra numerose misure d’intervento spiccava il divieto per i centri commerciali di illuminare le proprie superfici fra l’una e le sei del mattino a partire dal 1° luglio prossimo.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Ebbene, per timore dell’impatto che poteva avere la chiusura dei frigo sui fatturati, gli ipermercati francesi hanno preferito muoversi tutti insieme, anticipando un probabile obbligo futuro e dimostrando che non c’è possibilità di competere senza prima aver cooperato e fatto sistema.

Quando si scrive o si parla di sviluppo sostenibile, di impatto ambientale, di consumi, generalmente il tono è sempre quello

Vincenzo Viglione

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Colpevolisti versus innocentisti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai danni di Nicola Cosentino. A Napoli nei confronti dell’esponente  del Pdl è in corso un procedimento che lo vede indagato in veste di favoreggiatore del clan camorristico dei casalesi. Il principio che sottace l’autorizzazione da parte del parlamento è quello del presunto fumus persecutionis; un atteggiamento quest’ultimo da parte dei magistrati tale da far presupporre l’inizio di un procedimento la cui unica ratio è l’attacco al potere politico al fine di sovvertirne gli equilibri democratici.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai


Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Il voto espresso dalla Camera non ha avuto nulla a che fare con quanto sovraesposto.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

A far da padrone nella votazione sono state solo ragioni politiche piuttosto che ininfluenti  convinzioni personali sulle presunte responsabilità penali dell’indagato. In estrema sintesi a parte alcuni dissidenti della Lega Nord, Montecitorio si è diviso come al solito tra innocentisti e colpevolisti. Per averne contezza basta riascoltare gli interventi che hanno preceduto il voto: nessuno o quasi che abbia avuto come unica argomentazione la presunta sussistenza del fumus persecutios.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Nicola Cosentino ha davvero favorito il clan dei casalesi? Non spetta di certo né ai giornali nè alla politica stabilirlo, unici deputati a farlo sono i magistrati.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Non condivido la linea politica di Cosentino, non posso di certo compiacermi dello scempio della mia terra causato dalla criminalità organizzata ma non accetto di rinunciare al rispetto delle regole sancite dal nostro ordinamento. Lo spettacolo inverecondo degli applausi in aula alla lettura dell’esito della votazione esattamente come i latrati dei giustizialisti senza se e senza ma, oltre ad essere indice di barbarie democratica sono il sintomo di una sempre più diffusa ignoranza della Carta Costituzionale.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

In quella sede non si doveva giudicare della colpevolezza o meno di Cosentino ma si trattava semplicemente di suggellare ancora una volta il sacro principio della divisione dei poteri.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

L’ennesima occasione perduta per essere un Paese normale.

Richiesta respinta. La Camera dei Deputati lo scorso 12 gennaio  ha rigettato l’autorizzazione  di custodia cautelare in carcere ai

Raffaele de Chiara

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Don Verzè: un prete tra fede e blasfemia

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta fraudolenta.  Luigi Maria Verzè è stato un sacerdote atipico e moderno, nato a Illasi nel veronese nel 20’ è morto a Milano il 31 dicembre scorso. Don Verzè, come tutti lo chiamavano, durante la sua esistenza, all’immortalità dell’anima ha preferito quella del corpo, alla tonaca, l’abito sartoriale, agli inconvenienti dei pellegrinaggi con i fedeli la comodità del suo jet privato. L’ospedale San Raffaele di Milano e l’Università Vita-Salute San Raffaele sono le sue opere principali poste al servizio della comunità. Di lui si racconta che amasse il lusso ed il rapporto con i potenti.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Quale sia il reale messaggio evangelico ed il compito precipuo della chiesa è questione che riguarda principalmente teologi ed addetti ai lavori, da credente però non posso esimermi dal riscontrare qualche discrasia tra i messaggi contenuti nei testi sacri e l’operato di alcuni vertici ecclesiastici.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Ogni domenica assistiamo all’angelus del Papa che dalla sua camera pontifica su quali siano i reali valori della vita impaludato in preziosi ornamenti e sovrastato da monili d’oro. Sovente attoniti ci capita di osservare i sacri palazzi che siano quelli di Roma o quelli appena più modesti di provincia, lussuosi e inaccessibili ai più. Spesso  osserviamo il “sacro” distacco con cui vescovi e cardinali passeggiano per le strade delle loro comunità attorniati da energumeni che ne impediscono fin’anche la visione.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultr

anovantenne indagato per bancarotta

Senza correre il rischio di peccare di blasfemia mi limiterò ad una semplice provocazione.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Per tantissimi Don Verzè è stato un luminare, un uomo straordinario ed un sacerdote eccezionale.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Per tutti i cattolici Joseph Ratzinger non è solo un uomo bensì Sua Santità Benedetto XVI.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Come definire allora i missionari che armati solo delle loro piccole croci di legno al collo girano il mondo e danno la vita per trasmettere la parola di Cristo?ce

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Essere ultimi tra gli ultimi anelando alla vita eterna ed interpretando l’esistenza terrena solo come un breve tragitto al servizio del prossimo è ciò che penso debba essere la missione della chiesa.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Delle presunte responsabilità morali di Don Verzè avrà già giudicato l’Altissimo, di quelle materiali non ci sarà più bisogno.

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Chi valuterà però in questa vita il ruolo e l’operato di chi in nome dell’amore e della fratellanza non disprezza di pascersi delle proprie ricchezze?

Nato come sacerdote di provincia, vissuto come imprenditore di successo, morto ultranovantenne indagato per bancarotta

Raffaele de Chiara

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Parola d’ordine: dimenticare i grandi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 4 COMMENTI

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole g li italiani la loro scelta l’avevano già fatta da tempo. L’ultima conferma se ancora ce ne fosse stato bisogno è giunta nel giorno di Natale. La morte di Giorgio Bocca partigiano prima e giornalista poi, per oltre sessant’anni non è stata certo un’ingiustizia del destino, 91 anni è un’età più che consona per passare a miglior vita, ma ci ha regalato l’ennesimo spaccato di cosa sia l’Italia di oggi.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Pochi mesi orsono abbiamo assistito per settimane alla santificazione di un ragazzo simpatico e spregiudicato, Marco Simoncelli, i cui unici meriti nella vita erano stati quelli di sfidare la sorte sfrecciando ad oltre 300 chilometri orari in sella ad una moto. Folle piangenti di uomini e donne stretti in chiesa attorno al feretro accanto al quale era stata posizionata un ciclomotore pronto a reboare per il piacere dei presenti e di chi non c’era più. Trasmissioni televisive e servizi speciali su quotidiani e settimanali hanno fatto da padroni per settimane, unico denominatore: il narcisismo esasperato di un giovane cresciuto a pane e superomismo alla carlona.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Qualche servizio durante i telegiornali della sera e poche pagine sui giornali; perfino “L’Espresso” il settimanale su cui ha scritto per decenni fino ad un mese prima della morte, ha creduto opportuno non  dedicargli la copertina. Il Bocca, non amava di certo la retorica e forse gli è andata bene anche così, ma a noi attori e spettatori dell’attuale temperie francamente no.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Relegare nel dimenticatoio l’esistenza di chi per una vita intera si è battuto per la libertà è un delitto che nessuna società civile dovrebbe mai commettere.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Ha combattuto gli ultimi scampoli del regime fascista, ha raccontato i vizi e le virtù degli italiani che amava e proprio per questo ne disprezzava gli aspetti caricaturali, ha lavorato con grande onestà intellettuale fino a pochi giorni prima della sua morte eppure se si chiede a molti giovani chi sia stato Bocca ti risponderanno con un vago “non so”.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Totalmente diverso se li si interrogherà sull’ultimo vincitore del grande fratello o sul campione di turno che sfidando la morte e qualsiasi buon senso è passato a miglior vita.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Ebbi l’onore di incontrare Bocca a casa sua quasi un anno fa, il pessimismo e la disillusione per una società incorreggibile  erano le stesse di quelle lette mille volte nei suoi articoli, l’insegnamento che più di altri mi trasmise però è che non bisogna mai smettere di indignarsi, neanche a 90 anni suonati.


Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

E’ per questo che dico ancora una volta no ai cantori dell’effimero che in nome dell’edonismo calpestano ciò che nella vita realmente conta: la dignità, la coerenza e l’onestà intellettuale.

Tra il vivere la realtà con lucido pessimismo e l’illudersi con un superomismo sciatto e miserevole gli italiani la loro scelta l’avevano

Raffaele de Chiara

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L’anno dell’energia sostenibile

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento quindi che continua a rappresentare l’epicentro delle grandi problematiche planetarie. Con la recente risoluzione 65/151, infatti, l’Onu ha proclamato il 2012 Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti, accendendo una volta in più i riflettori su un problema che ad oggi interessa circa un quarto della popolazione mondiale. 1,4 miliardi di persone costretti a vivere senza elettricità rappresentano di fatto, non solo un pesante ostacolo allo sviluppo di intere popolazioni, ma un vero e proprio rischio per la loro stessa sopravvivenza poiché la sicurezza degli approvvigionamenti energetici è fondamentale per garantire servizi minimi sanitari e idrici.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Naturalmente, in un’epoca come quella che stiamo vivendo, costretta a fare i conti con i continui stravolgimenti climatici, il tema dell’approvvigionamento energetico fa inevitabilmente il paio con quello della sostenibilità.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Perché se è vero che c’è bisogno di portare energia nelle zone del pianeta che ne hanno bisogno, è anche vero che quest’energia deve viaggiare su binari innovativi realizzati su una base fondamentale che è quella della revisione degli attuali modelli di consumo legati alle abitudini energetiche di miliardi di persone che dipendono ancora in larga parte dai combustibili fossili e dal carbone come fonte di energia primaria. Da qui l’esigenza di coniugare le due sfide, energetica e ambientale, attraverso il ruolo dell’energia sostenibile e in particolare delle fonti energetiche rinnovabili. Elementi che saranno al centro delle iniziative di sensibilizzazione che le Nazioni Unite intendono promuovere nel corso del 2012 e che saranno presentate come strumento indispensabile per sconfiggere la povertà.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Adozione di modelli di sviluppo improntati sullo scambio tecnologico e di know-how dai paesi più sviluppati a quelli più poveri, la necessità di mettere a punto strumenti finanziari adeguati per accelerare il processo di transizione alle fonti rinnovabili.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento


Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Insomma, una serie di azioni volte a favorire un piano di sviluppo globale e che l’Onu si appresta a lanciare proprio con il nome di “Sustainable Energy for All”.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Quest’ultimo sulla scia anche dei modesti risultati registrati a valle delle recenti conferenze internazionali di Copenhagen 2009 e di Durban 2011, e in vista dell’imminente  Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che si terrà dal 20 al 22 giugno 2012, si contraddistingue per tre obiettivi principali da raggiungere entro il 2030: assicurare l’accesso universale ai moderni servizi energetici; ridurre l’intensità energetica globale del 40%; aumentare l’utilizzo delle energie rinnovabili a livello globale del 30%.

Dopo un 2010 dedicato alle foreste, il 2011 alla biodiversità, anche il 2012 si apre all’insegna della tutela dell’ambiente, elemento

Vincenzo Viglione

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