giovedì 23 febbraio 2012

L’articolo 18 non è un tabù

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eve ntualità da considerare all’insegna del confronto e dell’equità sociale, per i sindacati e i leader di sinistra, Nichi Vendola in testa, un tabù  intoccabile. Licenziare un lavoratore soltanto in presenza di giusta causa o alla luce di un giustificato motivo è indubbiamente una regola di civiltà oltre che una grandissima conquista dei lavoratori.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Ciò che però stride in maniera drammatica con l’attuale temperie è il contesto decisamente diverso in cui quei diritti  maturarono. Gli anni 70’ del secolo scorso non hanno nulla in comune con la situazione attuale. I dati sulla disoccupazione giovanile sfiorano il 10 per cento, l’avere un contratto per chi entra nel mercato del lavoro, anche a tempo determinato, è un privilegio di pochi, l’occupazione a vita poi è una chimera riservata a pochissimi “fortunati”.

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Totalmente diverso anche il contesto macroeconomico.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Gli anni che attraversarono e seguirono la rivoluzione del 68’ furono decenni di prosperità; l’Italia reduce dai disastri dei conflitti mondiali, si scopriva per la prima volta nazione e cresceva, sebbene con difficoltà, a ritmi notevoli. Un dato su tutti, nel 63’ il debito pubblico italiano rispetto al prodotto interno lordo era del 29 per cento, l’anno scorso  ha sfiorato il 120 per cento.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

La dignità dei lavoratori non ha prezzo e nessun dato economico per quanto allarmante, potrà mai scalfirla, è il pensiero in estrema sintesi dei fautori dell’intangibilità dell’articolo 18, tesi affascinante ed a prima vista persino condivisibile ma è davvero così? A cosa condurrà il l’utopismo al massacro di chi per tutelare i lavoratori di oggi  pregiudica i diritti dei loro figli?

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Confrontarsi in maniera civile, rinunciando e chiedendo rinunce alla controparte non può che essere il primo passo per cercare di ridare nuovo slancio e crescita all’economia.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Impossibilità assoluta o quasi di licenziare da parte delle aziende e chiusura totale alle assunzioni dei giovani, è il quadro disastroso con cui quotidianamente ci ritroviamo a fare i conti.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Non è civile ed è senz’altro indegno per una moderna democrazia mettere in discussione diritti quesiti da decenni ma lo è altrettanto e forse ancor di più negare un futuro lavorativo ai tanti che un lavoro non l’hanno mai avuto.

Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna


Riformare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per il ministro del lavoro Elsa Fornero un’eventualità da considerare all’insegna

Il presente non ci appartiene, esso è solo un prestito che riceviamo dalle generazioni future. E’ una lezione troppe volte inascoltata e che varrebbe finalmente la pena di riscoprire.

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Raffaele de Chiara

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La vergogna di essere italiano

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 7 COMMENTI

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa parte, disoccupazione giovanile con punte elevatissime; è il quadro desolante con cui siamo costretti a confrontarci giorno dopo giorno. “Molti dicevano che la responsabilità fosse solo di Berlusconi, adesso il Cavaliere non c’è più eppure la situazione non è migliorata” a ripeterlo come un mantra sono tutti o quasi gli esponenti più agguerriti del Pdl. Ultimo in ordine di tempo il segretario Angelino Alfano che non si stanca di sottolineare come tra gli economisti ci sia stato anche chi abbia quantificato le dimissioni dell’allora premier Berlusconi in due o trecento punti di spread. “Tutto falso – argomenta Angelino – i livelli attuali del differenziale, sono pari a quelli di quando governava il governo precedente”.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Obiettare a simili argomentazioni è  impossibile.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

L’economia continua a languire come prima e rifugiarsi nella sterile tesi secondo cui se ora al governo ci  fosse ancora Berlusconi l’Italia sarebbe già fallita, sarebbe sintomo di grave miopia oltre che di pura stoltezza argomentativa. Il vero problema non era certo Berlusconi bensì il berlusconismo di cui egli era nel contempo l’artefice ed il prodotto, venuto meno il primo non era detto che sarebbe scomparso anche il secondo come infatti si è dimostrato.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

L’attaccamento al proprio particolare, vedi l’ostruzionismo delle lobbie alle liberalizzazioni proposte dal governo.

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La rozzezza bestiale di taluni politici che privi di qualsiasi argomentazione politica sbraitano come animali inferociti e spaesati, l’atteggiamento in questi giorni degli esponenti della Lega Nord in Parlamento ne è un plastico esempio.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Il cinismo dei privilegiati con un lavoro a tempo indeterminato ottenuto con sotterfugi e clientele che rimbrottano a chi un’ occupazione non ce l’ha di rimboccarsi le maniche perché tanto se uno vuole lavorare qualcosa da fare lo si trova sempre. Non importa che ciò di cui ci si lamenta è la mancanza di opportunità, che il sognare di fare il lavoro per cui si crede di essere portati deve essere un diritto e non un optional sociale e che in ogni caso il lavoro non c’è proprio, per gli onesti. No, per chi un’occupazione l’ha avuta regalata a prescindere dai meriti, il problema è sempre uno: l’utopia stolta dei comunisti nullafacenti sempre alla ricerca di una società più equa.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

C’è qualcuno che continua a professarsi fiero di essere italiano, altri che addirittura vivono l’italianità come un privilegio, non io però.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Oggi più che mai mi vergogno di essere un cittadino di questo sciagurato Paese.

Mercati finanziari sempre più altalenanti, spread tra titoli di Stato italiani e tedeschi ai massimi livelli da decine di anni a questa

Raffaele de Chiara

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Un Natale eco-solidale

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di popolazione, si ritroverà pienamente immerso nella consueta cerimonia dell’apertura dei regali. Mentre ancora si cerca di liberare della nocciolina incastrata tra i denti, dimenticandosi almeno per poche ore, della nuova essenza di profumo ricavata direttamente dalle lacrime del ministro Fornero, dell’onnipresente spread che tra poco da differenziale di rendimento dei buoni del tesoro diventerà una marca di siringhe con cui tirare via alla gente quel poco di sangue che strenuamente cerca di difendere, della benzina che tra non molto arriverà in bella mostra sugli scaffali delle gioiellerie.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Insomma, un po’ di spensieratezza che tra una fetta di panettone e una di cassata, oltre ad accompagnare la parte gioiosa delle festività natalizie, purtroppo ci rende inconsciamente partecipi di una sfrenata deriva consumistica che, stando alle stime, quest’anno manderanno in fumo circa 40 miliardi di euro.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Una cifra che ha il sapore di una manovra economica come quella che proprio in questi giorni sta affrontando l’iter parlamentare che la eleverà a strumento indispensabile (dicono gli esperti! – nda) per arginare la grave crisi economica che stiamo vivendo.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Una cifra che come questa manovra porte in se la stessa visione miope della situazione economica attuale che ci impedisce di capire che si tratta di denaro dato in pasto ad una famelica industria dei consumi che avidamente prende senza però restituire nessun risultato apprezzabile sotto il profilo del benessere per il quale ingenuamente crediamo di spendere quei soldi.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Pensiamo all’automazione sempre più spinta di un settore come può essere quello dei giocattoli piuttosto che del confezionamento degli alimenti che arriveranno sulle nostre tavole. Automazione figlia di un progresso tecnologico agli enormi profitti da parte dei produttori di certe merci contrappone una sempre minore richiesta di manodopera, con ovvie ripercussioni sul fronte disoccupazione.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Per non parlare dei risvolti sul fronte ambientale. Enormi picchi di anidride carbonica e di polveri sottili sparate nell’aria da trasporti che crescono a dismisura, centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti da smaltire, il tutto per un bilancio che è evidentemente non positivo sotto il profilo non solo economico ma addirittura della salute.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di


Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Nasce quindi l’esigenza di far fronte a situazioni del genere armandosi semplicemente di un po’ di buon senso, a partire proprio dalla spesa  per le feste. Scegliere prodotti cosiddetti a km zero in modo da limitare il consumo di carburanti nell’industria dei trasporti e riscoprire il mercato dei prodotti tipici locali, optare per oggetti a basso contenuto di imballaggi, evitare l’uso di prodotti usa e getta.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Una serie di accorgimenti che se promossi con forza possono realmente influenzare in positivo l’ambiente in cui viviamo, e dare una sterzata concreta all’economia riportandola finalmente sulla strada del rilancio e della crescita.

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Altro che manovre…

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di
Buon Natale e Felice 2012

Al Natale mancano pochi giorni ormai. Tra una settimana esatta chi come noi si ritrova nella parte del mondo più fortunata di

Vincenzo Viglione

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Perbenismo di Stato

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una ragazzina incinta per tutelare il proprio diritto all’aborto bensì i suoi genitori che chiedevano ai magistrati di obbligare la figlia a disfarsi del feto che portava in grembo. In un secondo momento la decisione di interrompere la gravidanza è stata presa dalla stessa ragazza. La richiesta dei genitori, respinta con forza perchè l’aborto è sempre un diritto e mai un dovere, non ha mancato però di suscitare polemiche.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

“Un minore per sua natura non è in grado di tutelarsi da sé” e “I genitori fino alla maggiore età hanno in ogni caso la potestà educativa sui figli”, sono state le tesi di chi si è schierato a favore o contro la decisione dei giudici.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Volendo esimersi da una cattedratica quanto sterile disquisizione sulla reale tutela della vita, mettere al mondo un “orfano” è un atto di generosità o di egoismo? E’ opportuno affrontare la questione con un ottica decisamente laica.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una


Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Da un lato c’è una minorenne dalla vita sessuale decisamente libertina, la nostra non era di certo alla prima gravidanza, già in precedenza era incappata nello stesso imprevisto, dall’altro una coppia di genitori che consapevoli della estrema difficoltà di allevare un figlio da adolescenti, tentano di tutto per tutelare l’avvenire della propria creatura. Nel mezzo la legge, un curioso surrogato come sovente accade, di ipocrisia e perbenismo. Quest’ultima infatti riconosce sia l’incondizionata libertà a chi non abbia ancora raggiunto la maggiore età e sia l’obbligo ai genitori di tutelare i figli minorenni reputati parzialmente incapaci di autodeterminazione.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Delle due l’una: o un sedicenne è capace di corretto discernimento e quindi è inutile considerarlo ancora minorenne o non lo è, quindi è giusto che siano i genitori a provvedere per lui.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Considerata l’attuale temperie propenderei più per la prima ipotesi, i sedici anni di ora corrispondono ai trent’anni di un cinquantennio fa. Se si è liberi, come è giusto che sia, di disporre in piena autonomia della propria sessualità anche appena superata la pubertà, non è meno legittimo che i genitori siano sgravati da qualsiasi tipo di responsabilità.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Abbassare la soglia di ingresso alla maggiore età costituirebbe non solo un ulteriore passo di ammodernamento in un Paese mai al passo con i tempi ma anche un supremo atto di dignità laica.

Sedici anni e fermamente decisa ad affrontare la maternità. Qualche giorno fa al cospetto dei giudici di Trento non si è recata una

Raffaele de Chiara

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L’ultimo sognatore

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Cosa possono avere in comune oggi giorno un uomo di quasi ottanta anni, gran parte dei quali spesi inseguendo il sogno di cambiare il mondo ed un trentenne? A parte la disillusione per l’aborto di un’utopia niente o poco più.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Lucio Magri, tra i fondatori del “Manifesto”, era un adulto con la volontà mai perduta di mutare la società. Non accettava le disuguaglianze, non tollerava il neocapitalismo fatto di ingordigia e voluttà, non sopportava più la politica odierna gestita da ominicchi e quaquaraquà. La perdita qualche tempo fa della moglie adorata aveva fatto il resto, la vita era per lui divenuta ormai un insopportabile stillicidio quotidiano.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Magri ha scelto di morire suicidandosi in Svizzera in una clinica nata propria per fornire aiuto a chi dell’esistenza non ne vuole più sapere.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Appresa la notizia con l’inevitabile codazzo di polemiche tra gli oltranzisti della tutela della vita a ogni costo e i fautori della libertà di autodeterminazione, il primo pensiero è stato ricercare cosa mai avrebbe potuto unirmi a quell’uomo dallo sguardo affascinante e dal pensiero così nobile.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Cinquant’anni di differenza sono davvero tanti per ricercare affinità elettive o unità di intenti eppure doveva esserci qualcosa se per ore sono stato lì ad arrovellarmi la mente nel cercare una risposta a quella che immagino sia stato anche il suo ultimo pensiero: qual è il senso della vita per chi sogna una società migliore  quando essa diviene un cinico surrogato di tutto ciò che avrebbe potuto essere e mai sarà? Il futuro negato alle nuove generazioni e l’ipergarantismo per i diritti quesiti dei loro padri, iperboliche ricchezze di pochi e straordinarie povertà di molti, lussi per eletti e dignità negate per la moltitudine di chi non possiede nulla a parte il proprio onesto lavoro.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

La risposta non l’ho trovata ancora e forse mai la troverò ma a differenza sua ho scelto ancora di vivere e cercare di battermi per realizzare il suo sogno che era quello della generazione del  ’68.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè l’altro, mi ha regalato soltanto l’ennesima lezione di un gande sognatore: il rispetto della diversità e la garanzia dei diritti di ciascuno.

Sposare la cultura della vita oppure abiurare al culto bieco della morte, il suicidio di Magri non mi ha insegnato né l’una nè nell’altro,

Raffaele de Chiara

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Allarmi senza ascolto

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale sede del vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, i temi in discussione sono essenzialmente gli stessi del 2009, quando parole come riscaldamento globale e emissioni di CO2, erano al centro dei lavori ospitati allora nella capitale della Danimarca.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale


Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Ebbene, a due anni di distanza dall’impalpabile risultato raggiunto nel corso della precedente conferenza sul clima, che sancì per gli Stati europei il famigerato obbligo del 20-20-20 (taglio del 20% di emissioni di gas serra da raggiungere entro il 2020 impiegando il 20% di fonti energetiche rinnovabili – nda), tocca registrare numeri tutt’altro che confortanti da questo punto di vista.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Emissioni di CO2 a livello planetario giunte a oltre 33 miliardi di tonnellate nel 2010 (+ 5,8% rispetto al 2009), con Cina e Usa a fare la parte del leone con i loro rispettivi contributi pari al 25% e 19% per un peso complessivo del 44%. L’Ue col suo 13% si posiziona dopo gli Stati Uniti, e a seguire i Paesi del cosiddetto Bric tutti caratterizzati dal segno “+” rispetto alle emissioni dell’anno precedente: Brasile (+11,4%), Cina (+10,4%), India (+9,2%).

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Un quadro complessivo insomma che se da un lato fa puntare il dito una volta in più contro gli Stati, rei di sterili politiche di riduzione dei livelli di CO2, di contro non mostra mai l’altra parte di responsabilità individuata sul finanziamento (mancato) di determinati progetti.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Secondo il rapporto “Killer del clima” stilato da alcune Ong, tra cui Banktrack e il gruppo tedesco Urgewald, dal 2005, anno di entrata in vigore del protocollo di Kyoto, a oggi, le principali 93 banche del mondo hanno investito più di 232 miliardi di euro in progetti su centrali a carbone, fonte energetica che contribuisce di più alla produzione di CO2, con il 41% delle emissioni mondiali. Inevitabile quindi, nei confronti dell’Ue, il malumore di Wwf ed Ecofys che hanno presentato a Durban il rapporto  “Climate policy tracker”. «L’Europa non sta facendo abbastanza su clima ed energia. L’Ue di questo passo non raggiungerà l’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2050».  In una scala di valutazione dalla A alla G (dove G è il voto più basso) la media generale delle politiche climatiche europee corrisponde alla lettera ‘E’.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Tra i Paesi più virtuosi, la Danimarca con la sua ‘D’ ha messo nero su bianco la strategia e l’obiettivo di diventare indipendente dai combustibili fossili entro il 2050, e la Germania che intende ridurre le emissioni dell’80-95%. Maglia nera per Romania, Bulgaria, Lussemburgo, Grecia e Polonia a cui è assegnata la “F” seguono un’Italia, che con una “E”, rientra esattamente nella media europea.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Le motivazioni, spiegano gli autori del rapporto, si devono alla mancanza, da parte del nostro Paese, di una strategia globale sul clima per un’economia a basse emissioni di carbonio e dalla reale possibilità di rallentamento dei piani d’azione nazionale per le energie rinnovabili e per l’efficienza energetica.

Si cambia località ma i temi restano gli stessi. Da un capo all’altro del pianeta. Da Copenhagen a Durban, città del Sud Africa attuale

Vincenzo Viglione

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