giovedì 23 febbraio 2012

Il cinismo dei vili

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e nel mondo, il sistema di pagamento per la sosta delle auto all’esterno delle strutture del nosocomio, è l’ultimo dei pensieri.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Ed è così che, ancora insonnolito, è sorta da poco l’alba, rispondo di sì a quello strano figuro che in cambio di due euro, premuroso, si offre di pagare la sosta dell’auto  presso l’apposito parcometro.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Trascorse le due ore, visto il prolungarsi degli accertamenti, chi mi accompagna scende nuovamente per rinnovare il ticket; il tuttofare è occupato, ergo, si avvicina alla macchinetta ed inserisce altri due euro per rinnovare la sosta di due ore. Con grande meraviglia scopre però che con i soldi versati l’autorizzazione è per quattro. Non è difficile dedurre la truffa dell’omuncolo di cui prima: ha chiesto il doppio del reale prezzo della sosta, intascando la differenza. Potrebbe essere finita qui ma non lo è, all’uscita il delinquente di quartiere, si avvicina nuovamente e chiede: «Dottò tutto a posto? Vi serve ancora il bigliettino?» Il perché dell’ultima strana richiesta è presto detto, la sosta già pagata comprendeva un altro paio d’ore non ancora utilizzate, i due euro del prossimo malcapitato costituiranno per il malfattore un guadagno netto.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Rifiutarsi di pagare? In assenza di qualsiasi controllo da parte delle forze dell’ordine, equivarrebbe ad una sfida con la sorte, uno specchietto che “accidentalmente” si rompe piuttosto che un coltello che “casualmente” taglia una gomma sarebbero i rischi cui andrebbe incontro chi oserebbe ribellarsi allo status quo.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

L’arte dell’arrangiarsi che da emblema pittoresco di una città diviene il suo sigillo di morte civile, la disponibilità dei suoi abitanti che da generosità si trasforma in vile cinismo, la speranza di rinnovamento che da lucore lontano muta in tenebra profonda.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Napoli in fondo, è l’Italia intera. Napoli, siamo noi; vili e cinici, per necessità o avidità.  Anche dinanzi alla sofferenza di chi all’alba di un mattino d’inverno va in ospedale per curarsi.

«Buongiorno Dottò, due ore vanno bene?» Per chi arriva di primo mattino al “Monaldi”, uno degli ospedali di Napoli noti in Italia e

Raffaele de Chiara

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La crociata degli ipocriti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 5 COMMENTI

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata postmoderna sono prelati anacronistici e un popolo di bigotti fintamente indignati.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Un semplice bacio sulle labbra tra due dei massimi rappresentanti del Cristianesimo e dell’Islam: Papa Benedetto XVI e l’Imam del Cairo Ahmed Moamed el-Tayeb , casto,  esattamente come quello che possono scambiarsi due fratelli.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

E’ la foto principale di una campagna pubblicitaria promossa dallo stilista Benetton che vede tra l’altro uguali scambi di effusioni tra i massimi leader mondiali. Scopo del messaggio oltre ovviamente alla vendita dei capi d’abbigliamento è favorire la pace e il dialogo tra uomini diversi per origini e culture. “Volgare” e “blasfemo” sono  solo alcuni dei commenti che hanno accompagnato la messa al bando dei cartelloni che ritraevano il pontefice e l’imam.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Condividere o meglio ancora sposare una provocazione non è un obbligo per nessuno a maggior ragione in un Paese libero e democratico come il nostro, qualche riflessione però sul doppiopesismo degli indignati è d’obbligo.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Oltre cinque lustri di berlusconismo ci hanno abituato ad ogni genere di sconcezza; il concetto stesso di morale è stato di volta in volta plasmato sulle voglie e le esigenze dell’uomo più potente d’Italia.Concedersi per un posto di lavoro o una carica istituzionale? “E’ da quando esiste il mondo che accade” è stato il mantra ossessivo sotto il cui ombrello tutto è stato posto. La prostituzione di Stato sia intellettuale che fisica è divenuta un modello da seguire e a cui ispirarsi.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Indenni, indifferenti e a tratti fin’anche affascinati abbiamo assistito ai sermoni di un’ex prostituta che pontificava sulle virtù di sedicenti faccendieri le cui uniche capacità erano quelle di reclutare puttane poco più che adolescenti in cerca di fama e gloria effimera.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Disincantati abbiamo letto le trascrizioni delle intercettazioni di madri e fratelli che invitavano le proprie congiunte a darsi a “lui, l’unico in grado di poter assicurare un lavoro ed un avvenire”.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Nel mentre la chiesa taceva.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Zittiva mentre chi baciava l’anello del Pescatore la sera precedente si rilassava con i riti del “Bunga-Bunga” o peggio ancora si prostrava al cospetto di dittatori sanguinari.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata


Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Non proferiva parola la custode del Vangelo mentre la politica e la società tutta si insudiciavano con la mercificazione dei corpi e degli animi che da vizi legittimi e privati divenivano modus agendi di Stato e pass partu per la nuova classe dirigente.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Da cattolico credente non ci sto.

Da cattolico credente non ci sto. Non ci sto a bacchettare il provocatore di turno mentre si chiudono gli occhi sulle rovine morali e materiali della società. Non ci sto a censurare la libertà di espressione mentre per anni nelle istituzioni pubbliche si è tollerata una sorta di dittatura sessuale secondo cui se non si era belle disponibili e con spiccate attitudini al meretricio non si aveva futuro.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Ben altro che il disgusto suscitato da una semplice foto è la blasfemia dell’attuale temperie.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Il governo Belusconi è passato ma il berlusconismo ancora no.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Prostituirsi per un lavoro, mercificare il proprio corpo e la propria anima per il raggiungimento del potere pubblico è ancora una tragica realtà contro cui vorrei si scagliassero finalmente gli anatemi della Chiesa e degli ipocriti tutti.

Può il simbolo dell’amore trasformarsi da strumento di pace in pretesto per polemiche sterili? Sì, se gli artefici della crociata

Raffaele de Chiara

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Verità ignorate

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno danni incalcolabili. Numerosi comuni hanno già inoltrato richiesta di aiuto alla comunità europea per fronteggiare un’emergenza che proprio in questi giorni comincia a rivelare l’altra faccia della tragedia. Le strade non percorribili, infatti, stanno mettendo in ginocchio quelle comunità che oltre a patire il disastro, devono fare i conti con l’arresto delle attività lavorative e i viveri che cominciano a scarseggiare. Episodi come questo, se da un lato vengono circoscritti come la “normale” conseguenza di eventi meteorici che si presentano in maniera sempre più violenta, dall’altro devono invitarci una volta in più a riflettere sul perché questi eventi assumono caratteristiche simili e su quali conseguenze possono produrre su larga scala.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Nel 2007, in un interessantissimo film-documentario firmato da Davis Guggenheim, fu raccontato il giro del mondo compiuto da Al Gore per illustrare la condizione del pianeta e i rischi che corre a causa dei gas serra. “Una scomoda verità”, il titolo dell’opera, che in effetti racconta in maniera estremamente dettagliata dati scientifici, tabulati, previsioni sul nostro prossimo futuro e risposte alla domanda su come affrontare il riscaldamento globale del pianeta.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Un esempio su tutti è dato dall’indiscriminato sperpero di risorse naturali che anno dopo anno colpisce massicciamente le aree verdi del pianeta laddove centinaia di migliaia di ettari di vegetazione spariscono per fare posto a colate di ferro e cemento. Tutto ciò produce il duplice, letale, effetto di eliminare la possibilità di assorbimento di anidride carbonica e parallelamente da vita a cicli produttivi che invece ne liberano sempre più, alimentando quell’infernale macchina del riscaldamento globale diretta responsabile di eventi come quello di Genova piuttosto delle recenti tempeste che hanno colpito il Messico, l’India e la Corea.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Se questi eventi rappresentano le manifestazioni istantanee e clamorose dello stravolgimento climatico in atto sul nostro pianeta, esiste l’altra faccia del problema che in maniera silenziosa e costante sta alterando gran parte dei naturali equilibri ecosistemici del globo.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Pensiamo alla progressiva riduzione dei ghiacci delle vette himalayane che sottraendo acqua alle popolazioni che abitano alle pendici delle montagne le obbliga a vere e proprie migrazioni in massa in cerca di nuove sistemazioni. Le stesse migrazioni a cui da anni ormai sono costrette grosse fette di popolazione che abitavano in zone soggette ad inondazioni e/o a desertificazione e che oggi cercano di raggiungere nuovi porti in cerca di condizioni di vita favorevoli, con impatti che in certi casi stravolgono completamente l’assetto socio-economico delle località che accoglie i nuovi arrivi.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno


Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Di fronte a un quadro del genere risulta piuttosto difficile comprendere l’atteggiamento dei cosiddetti Paesi industrializzati, responsabili di questi sconvolgimenti, quando decidono di respingere quelle popolazioni che loro stessi hanno costretto ad emigrare negandogli due volte la possibilità di avere un futuro decente.

Sono trascorse ormai due settimane dalle alluvioni che hanno devastato Genova e gran parte della costa ligure lasciando sul terreno

Vincenzo Viglione

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L’ultima possibilità

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico. Appena nominato senatore a vita, economista di fama mondiale e professore all’Università Bocconi di Milano, Monti è il più serio candidato alla presidenza del consiglio dei Ministri. Di lui, oltre ai suoi straordinari meriti in campo scientifico, si conosce soltanto la sua grande semplicità. Si racconta che al ritorno da uno dei suoi viaggi di lavoro, mentre era in attesa di un volo di linea che da Milano lo avrebbe condotto a Roma dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per ringraziarlo della nomina a senatore a vita, abbia sostato a lungo in aeroporto;  solo, esattamente come un passeggero qualunque in attesa dell’imbarco. Nulla di straordinario se non fossimo in Italia e se a breve distanza e nello stesso momento non si fosse consumato il rito grottesco dell’esibizione del potere smaccato e fine a se stesso: un nugolo di parlamentari di ritorno dalla capitale presi in consegna da auto blu e agenti di scorta fin sotto la scaletta dell’aereo.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Al professor Monti ove ricevesse la fiducia dal Parlamento spetterà il compito di rimettere in sesto i conti dello Stato ma soprattutto la missione di restituire fiducia e speranza ai tanti ragazzi in cerca di un futuro.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.


La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero,

C’è uno strano paradosso che domina le nuove generazioni in questi giorni frenetici conditi di ansie e attese: si parla di sacrifici ma noi giovani siamo ancora una volta esclusi, terminale di scolo di una società impazzita che vede il domani proiettato in funzione di ieri. Ci si vorrebbe impegnare attivamente per risanare il Paese, pagare più tasse, lavorare di più per assicurarsi una vecchiaia dignitosa ed un futuro ai nostri figli, non per vanagloria ma per necessità. Eppure ci viene negata qualsiasi opportunità; mentre il palazzo discute e i lavoratori ormai dal volto canuto e dallo sguardo avido si accapigliano se rinunciare o meno a privilegi ormai anacronistici, noi, attori sociali bistratti e senza un copione, attoniti, assistiamo al quotidiano calpestìo del nostro avvenire.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

Una situazione kafkiana in cui chi vorrebbe non può e chi deve, alla responsabilità, preferisce il sotterfugio e la facile scorciatoia dell’insulto e dell’accusa di macelleria sociale.

Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.


Mario Monti, l’uomo della svolta o il traghettatore dal berlusconismo alla normalità ha il volto dello statista ed il profilo del tecnico.

La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero, perché questa è davvero l’ultima fiches da giocare sul tavolo della storia, dopo soltanto l’anarchia e un pauroso ritorno alla condizione dettata da una vecchia massima, obsoleta eppure sempre attuale, homo homini lupus.

La politica e non solo il berlusconismo ha fallito, sarà forse un tecnico a restituirci dignità e speranza? Lo spero,7

Raffaele de Chiara



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Arroganza giovanile

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico politico nazionale è stato Matteo Renzi, trentaseienne sindaco di Firenze. Democratico di ferro, Renzi da sempre ha scommesso tutta la sua fortuna politica sulla discontinuità rispetto ai modelli politici trascorsi. “Rottamare” i vecchi leader del passato è soltanto uno dei suoi slogan più famosi cui si accompagnano quelli canonici secondo cui Berlusconi avrebbe l’età di suo nonno e Bersani quella di suo padre. Populista di centro è poi l’epiteto che gran parte dei suoi detrattori gli hanno affibbiato nel vano tentativo di arginare la sua bulimia comunicativa e sciattamente carismatica.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

L’ultima puntata del Renzi show è andata in scena la settimana scorsa alla stazione Leopoloda di Firenze dove, immersi in una scenografia casalinga speculare a quella che portò alla discesa in campo di Berlusconi nel ’94, esponenti della cultura e dell’imprenditoria nazionale hanno lanciato l’implicita candidatura del sindaco fiorentino a leader del Pd nazionale.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico


Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Dal basso dei miei trent’anni dovrei guardare con entusiasmo e gratitudine all’ardire di un mio coetaneo che osa sfidare l’establishment partitico in nome di una maggiore giustizia sociale e del progresso economico eppure non è così. Renzi non convince.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Puntare tutto sul nuovo ha lo stesso sapore stantìo dell’innovazione tanto agognata dal primo Berlusconi e mai del tutto attuata. I sorrisi di Renzi, la battuta sempre pronta e pungente non fanno che ricordare il viso gaudente e plastificato del Cavaliere degli anni ’90, allora novello politico.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Non che non desideri una svolta e una maggiore apertura ai giovani ma certamente non è questa la strada più giusta. L’estremismo di chi dice è tutto sbagliato ha lo stesso sapore anfibiologico delle ricette magiche dettate dagli uomini della provvidenza.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Penso a chi ha fatto la storia politica del nostro Paese e mi chiedo cosa ne sarebbe stato dell’amministrazione del bene comune se sulla loro strada avessero incontrato un Renzi qualsiasi?

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Cosa ne sarebbe stato dei grandissimi contributi di Giorgio Almirante, Enrico Berlinguer ma anche di Aldo Moro cui ancora oggi tantissimi giovani si ispirano se qualcuno li avesse cacciati via dall’agone politico definendoli “vecchi”.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico


Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

La verità è che ad essere estromesse dalla vita politica di questo Paese devono essere solo l’incompetenza e l’arroganza, difetti che purtroppo per loro natura non hanno età anagrafica.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Una società affidata ai giovani ma governata con l’ausilio dell’esperienza dei grandi vecchi è il sogno a cui anelo giorno dopo giorno ma sempre con più fatica.

Puntare sull’esperienza dei vecchi o lasciarsi andare all’innovazione dei più giovani, a lanciare l’antico dilemma sul palcoscenico

Raffaele de Chiara

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Parola d’ordine: salvare il paesaggio

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia settentrionale. E di fatti, parliamo di una comunità composta da poco meno di duemila anime in provincia di Milano che lo scorso 29 ottobre è stata teatro di un evento che in termini di sviluppo sostenibile rappresenta un traguardo di importanza notevole. La nascita del “Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio”, infatti, dopo l’obiettivo di salvaguardia dell’elemento “acqua”, raggiunto grazie all’esito del referendum della scorsa primavera, rappresenta in un’ipotetica scala ambientale il secondo gradino, verso la difesa del suolo, della terra, dei territori e dei paesaggi.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Ad animare l’evento promosso nel primo comune italiano ad avere decretato la crescita zero urbanistica, 500 persone provenienti da 18 Regioni, giunte a sancire la necessità di porre un freno sostanziale al consumo di territorio e di puntare ad un vero cambiamento nella pianificazione urbanistica comunale e nazionale. Obiettivo che, stando ai numerosi segnali provenienti da comuni che tendono ad imitare Cassinetta, grandi città e grandi Province che si impegnano ad approvare delibere o nuove leggi davvero vicine allo “stop al consumo di territorio”, una diffusa sensibilità maggiore da parte di cittadini, tecnici del settore, media, amministratori, addirittura imprenditori del comparto edile, non sembra tanto fuori portata. Significativa il contributo di una realtà come SlowFood che per prima, accogliendo con estremo piacere l’iniziativa, insieme ai responsabili del Movimento Stop al Consumo di Territorio si è subito attivato per diffondere quell’invito/appello che si sarebbe concretizzato con il Forum del 29 Ottobre.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Tra le priorità del forum, una campagna capace di coinvolgere tutti i Comuni italiani nell’organizzazione di un censimento capillare delle strutture edilizie esistenti sfitte, vuote e non utilizzate.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

I risultati opportunamente raccolti verranno messi a disposizione del Forum nazionale e dei cittadini del territorio in modo da organizzare una proposta di legge di iniziativa popolare basata sull’obiettivo di arrestare il consumo di suolo e prevedere che nuove occupazioni ai fini insediativi e infrastrutturali siano consentite esclusivamente qualora non sussistano alternative di riuso e riorganizzazione degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Ostacolo principale, in tal senso, è l’idea di rendere obbligatoria, per i Comuni italiani, la sospensione temporanea di tutte le nuove edificazioni previste dai Piani Regolatori  finché non sia stato completato un censimento del patrimonio edilizio esistente.

Tale operazione avrà lo scopo di evidenziare: l’ammontare delle superfici occupate dalle strutture già presenti sul territorio comunale non utilizzate o in costruzione; il dato numerico degli edifici non utilizzati/non abitati nonché il patrimonio dismesso, riconvertibile e recuperabile; il computo delle aree edificabili di qualsivoglia destinazione, già previste dai vigenti strumenti urbanistici, ma non ancora attuate; il computo del consumo di suolo, esteso ai 5 anni precedenti.

Dati che una volta raccolti ogni Comune italiano sarà tenuto a mettere a disposizione della collettività nell’ambito di un tavolo partecipato che veda presente ogni cittadino residente del Comune che ne desideri far parte, oltre agli amministratori comunali, ai tecnici comunali, a professionisti e tecnici del settore.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Un assetto partecipativo in pratica volto al raggiungimento di un’utilizzazione ottimale del patrimonio edilizio esistente rivolto al soddisfacimento delle esigenze abitative, commerciali e produttive della comunità di riferimento.

Cassinetta di Lugagnano. Detto così, l’unica cosa che può suggerire, è il nome di un paesino nascosto tra le valli dell’Italia

Vincenzo Viglione

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