giovedì 23 febbraio 2012

L’Italia dei falsi eroi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di professione motociclista amava la velocità, emozionare e emozionarsi correndo su una moto a oltre 200 chilometri orari era per lui un bisogno prima ancora che una necessità. Simoncelli è morto domenica scorsa durante il Gran Premio della Malesia sul circuito di Sepang. Una curva impostata male, la moto che scivola via e il pilota che scaraventato verso il centro della pista è investito in pieno da altri corridori, una manciata di secondi e la vita è persa per sempre.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco

Migliaia di persone hanno reso omaggio alla salma, lacrime, canzoni e frasi più o meno sincere hanno fatto da triste contorno al rito funebre. C’è perfino chi, affermato giornalista televisivo, preso da un incontenibile  rigurgito retorico, è arrivato a definire Marco un eroe, di cosa però non è dato ancora sapere.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Il dolore per la scomparsa di un ragazzo rappresenta, a prescindere dalla causa che l’ha generata, un vuoto incommensurabile.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ciò che più colpisce però in tutta questa vicenda è la straordinaria partecipazione degli italiani; indice quest’ultima dell’abisso pauroso di valori e di senso critico in cui da tempo è precipitato questo sciagurato Paese.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Si è reso omaggio, con una moto parcheggiata all’interno di una chiesa, ad un ragazzo che liberamente aveva scelto di giocare con la propria vita correndo su una moto ad oltre duecento chilometri orari ricevendo in cambio milioni di euro.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ho osservato i volti rigati dal pianto dei tantissimi fans accorsi sul sagrato della chiesa e la domanda sorta spontanea è stata: quanti di loro hanno preso parte ai funerali degli uomini e delle donne morti sul lavoro, caduti non in nome di una passione ma solo per necessità?

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ho letto i giornali e gli stuoli di commenti riservati dai migliori giornalisti al futuro campione morto prematuramente a causa di un destino cinico e baro;  un moto di indignazione si è impadronito di me fin quasi a raggiungere il paradosso dell’indifferenza verso una morte e un dolore che merita pur sempre rispetto.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di


Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Ogni giorno in Italia muoiono persone sul lavoro, non sfidano la morte ma lottano per la propria sopravvivenza guadagnando in un mese quello che altri guadagnano in un minuto, non hanno il talento che aveva Marco e non fanno sognare come faceva lui, ma rappresentano i veri valori per cui forse vale veramente la pena di vivere: la salvaguardia della propria dignità.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Che non suoni blasfemo ma in questi giorni di dolore nazionale la mia vicinanza va a quest’ultimi prima ancora che a Marco.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Morire in nome di una passione rischiosa pagata profumatamente fior di quattrini non è la stessa cosa che soccombere per un lavoro la cui unica gratificazione è la possibilità di assicurare un’esistenza dignitosa a sé e alla propria famiglia.

Tra lo sfidare la morte e il “lottare” quotidiano per la sopravvivenza gli italiani scelgono il primo. Marco Simoncelli, classe ’87, di

Raffaele de Chiara

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Il valore dell’onestà

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione di ferro. Non ti abbattere mai, qualunque cosa succeda”  fu la lezione che mi diede qualche anno fa un noto giornalista, conduttore di una trasmissione d’inchiesta che a breve partirà su La7. Ero appena riuscito a superare le prove di accesso al master in giornalismo e quelle parole suonarono come uno strano avvertimento. Il trascorrere del tempo e l’esperienza maturata mi hanno poi fatto intendere appieno il senso di quel monito.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Nel febbraio di quest’anno il Nostro mi contattò chiedendomi di raggiungerlo a Roma, “Ho una proposta da farti” mi disse.  Da vicino mi parlò del progetto della trasmissione televisiva che aveva in mente e del piacere che avrebbe avuto nel coinvolgermi come stagista. Ricordo ancora l’entusiasmo che mi colse in quella giornata piovosa.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Grondava acqua da ogni dove ma Roma e la sua eterna confusione mi apparivano bellissime; finalmente – dicevo a me stesso – qualcuno mi darà una possibilità per misurare il mio valore e mettermi alla prova.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Passarono mesi, inizialmente mi disse di tenermi pronto per maggio o giugno, il termine fu poi prorogato dapprima a luglio e poi a settembre. “Devi avere pazienza – mi raccomandò a Milano durante un altro incontro – dettagli burocratici stanno allungando i tempi. In ogni caso non temere, sarai dei nostri.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

A fine luglio mi contattò per sapere se mi avessero chiamato da La7, risposi di no e che nell’attesa sarei rimasto a sua disposizione.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Il 15 Agosto gli inviai un sms mostrandogli le mie perplessità per un contatto che fino a quel momento non era ancora giunto. “Ti chiameranno, adesso sono chiusi” fu la risposta.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Il 30 arrivò finalmente la chiamata, il colloquio fu per l’indomani alle 12 e 15.  Puntuale come sempre andai a Roma all’indirizzo indicatomi. L’incontro durò il tempo delle reciproche presentazioni, non oltre dieci minuti. “Ti faremo sapere entro due giorni, è rimasto disponibile un unico posto” è il congedo con cui mi lasciarono le persone incaricate di incontrarmi.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Ironia della sorte volle che io e la mia ragazza pranzassimo nello stesso ristorante scelto da lui. Ci incontrammo e gli riferii l’esito del colloquio che gli avevo già scritto precedentemente in un sms. “La vedo davvero dura, mi è molto difficile inserirti nella squadra, hai un profilo da redattore e questa tipologia di posti è già quasi tutta esaurita” furono le sue parole che come macigni rovinarono sul castello di piccoli e grandi progetti che solo pochi istanti prima stavo discutendo al tavolo con la mia fidanzata.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Che senso ha illudere una persona per così tanto tempo? E’ cambiato forse qualcosa dal 15 agosto al 30? E poi perché farmi affrontare un’inutile trasferta a Roma per un colloquio farsa quando i giochi già erano fatti e le possibilità di una mia partecipazione pressochè nulle?

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Domande rimaste ad oggi senza risposta. Ho cercato più volte di contattare quel giornalista che tra un successo editoriale e l’altro continua ad essere stimato ed osannato dai lettori ma non ho mai ricevuto risposta.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Al di là della caratura professionale, della bravura nel relazionarsi con gli altri e dell’essere capaci di costruirsi un nome, nel giornalismo c’è  bisogno anche di altro: credibilità. L’esser credibili non può coincidere con il prendere in giro i colleghi più giovani la cui unica colpa è stata quella di scegliere un giornalista più anziano come guida professionale e punto di riferimento nella vita. Dalle mie parti c’è un mantra divenuto ormai per quelli della mia generazione vangelo: “Tutto è governato dal mero caso; si gioca a dadi ma il tuo numero non uscirà mai”. E’ il pensiero assordante che mi accompagnò durante tutto il viaggio di ritorno da Roma reduce da quello che fu un colloquio farsa e un incontro “chiarificatore” cinico e del tutto occasionale, assieme a quelle sue parole così involontariamente profetiche: nel giornalismo la delusione è sempre dietro l’angolo.


“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Una settimana fa Roma è stata messa a ferro e fuoco da vandali a cui era stato rubato il futuro.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Ho sempre aborrito qualsiasi forma di violenza ma oggi lo scaglio anch’io un sanpietrino.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Lo getto contro chi mi ha illuso di poter avere un futuro, contro chi premia sempre la furbizia e mai il merito contro un sistema che mi ha tolto anche la speranza di un avvenire migliore di quello dei miei genitori.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Non risolverò nulla è vero, da domani sarò sempre un laureato con un master in giornalismo senza un lavoro e frustrato perché ad essere premiati saranno stati sempre puttane e furbastri di ogni risma; ma è l’unico antidoto che ho per placare la rabbia universale che mi porto dentro.

“Nel giornalismo la delusione è dietro l’angolo, per fare questa professione c’è bisogno di passione ma anche di una determinazione

Raffaele de Chiara

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L’ultima lezione di un cattivo maestro

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante per circoscriverlo soltanto alla sua persona, ci sarebbe da guardarlo con simpatia o quasi.  Renato Curcio, classe 41’ è tra coloro che hanno segnato per sempre la vita di milioni di italiani. Ideatore e fondatore delle Brigate Rosse, negli di piombo seminò terrore e distruzione sfruttando l’illusione di una società da migliore con l’uso della violenza e della lotta armata. Oggi a capo di una piccola casa editrice “Sensibili alle foglie” dice: «Ricordare non mi sembra opportuno, non è il momento per i bilanci» l’unica necessità è «pensare al futuro, fare progetti».

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Dell’importanza del culto del ricordo ne ho avuto per la prima volta contezza qualche anno fa quando sono stato contattato da Mario Arpaia il presidente di “Memoria Condivisa”, un’associazione che da anni si batte a favore del ricordo delle vittime del terrorismo e del rispetto della legalità. Continuare a vivere nonostante la perdita di un proprio caro, caduto per caso in una guerra che non sapeva di combattere o solo perché ligio al proprio lavoro, è il destino comune dei membri dell’associazione. Con loro ho avuto l’onore di essermi confrontato e di aver rivissuto attraverso i loro racconti il dramma privato di singole famiglie e la tragedia collettiva di un intero Paese.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Volti ancora rigati dalla commozione nonostante il tempo trascorso e l’età non più giovanissima congiuntamente alla grande vitalità e voglia di riconciliazione sono stati i moniti costanti che mi hanno guidano nell’analisi di una lotta, quella degli anni 70’, che se non fosse stato per l’uso della violenza forse sarebbe persino da considerarsi giusta ed affascinante.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Si desiderava una società migliore, fatta di eguaglianza e rispetto dei diritti, si proclamava la libertà declinata in tutte le sue forme. Il sangue fatto versare a migliaia di innocenti e il delirio di pochi tra cui Curcio, trasformarono tutto in poltiglia ideologica e violenza priva di qualsiasi senso.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Non ho vissuto gli anni di piombo ma vivo l’attuale temperie.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

La nostra sarà la prima generazione che non riuscirà probabilmente a migliorare l’aspettativa di vita dei loro padri; il futuro è un’incognita ed il presente una certezza che si nutre dell’assenza di qualsiasi prospettiva. La scorciatoia della rivoluzione armata così come ipotizzata ed in parte attuata dalle Br circa quarant’anni orsono, la via più facile da intraprendere.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Ricordare oltre che per capire la storia serve soprattutto ad evitare di commettere gli errori del passato, non esiste l’opportunità o meno del ricordo, rivangare è un dovere.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Lo dobbiamo a chi in nome della giustizia o semplicemente del senso civico ha dato la vita ma soprattutto lo dobbiamo alle generazioni future affinchè sappiano distinguere tra giuste aspirazioni e utopie fascinose ma declinate nel modo peggiore.

L’oblìo come fede, il futuro come scommessa, 70 anni di età. Se non fosse per il suo passato, decisamente troppo ingombrante pe

Raffaele de Chiara

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Il semplicismo di piazza

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza uccisa a Perugia il due novembre del 2007 dopo un tentativo di violenza sessuale. E’ il verdetto emesso dalla corte di Assise di Appello di Perugia lo scorso tre ottobre. I due in primo grado erano stati ritenuti gli autori del delitto assieme a Rudy Guedè. Quest’ultimo nel dicembre 2010 era già stato condannato in via definitiva a trent’anni di carcere. L’ivoriano avendo scelto il rito abbreviato sta scontando soltanto sedici anni di pena. Una folla imbestialita al grido di vergogna, vergogna, ha assalito gli avvocati degli imputati ed i giudici che avevano appena emesso la sentenza al termine dell’udienza.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Scricchiolii, continui, insistenti, assordanti nella loro breve ripetitività, poi un tonfo, sordo. A Barletta sono morte così cinque persone, una ragazza di quattordici anni e quattro operaie del tessile che lavoravano in nero per quattro euro l’ora. Il crollo pare sia stato causato da alcuni interventi di ristrutturazione mal eseguiti nelle costruzioni vicine. Gli abitanti della zona più volte avevano segnalato crepe e strani rumori ma nessuna delle istituzioni competenti aveva emesso alcun provvedimento. Ai funerali il dolore si è mescolato ancora alla rabbia.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Due piazze così diverse eppure così uguali: difendevano la legalità ma sotto una spessa coltre di semplicismo.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Verità processuale e verità fattuale sono termini distinti e speculari, talvolta totalmente antitetici. E’ lo stesso concetto di civiltà ad imporlo ma nessuno dei presenti fuori il tribunale di Perugia se n’è  ricordato. Un gancetto del reggiseno contaminato e un coltello che da arma del delitto certa diviene probabile così come dimostrato dai periti nominati dai giudici, una serie di indizi che riletti in un ottica diversa regalano altre verità, sono gli elementi che hanno portato all’assoluzione degli imputati. Prove, quelle raccolte dagli inquirenti inesistenti ai fini di una condanna che non vuol dire innocenza fattuale di Knox e Sollecito. È la tesi più volte ribadita anche da Claudio Pratillo Hellman il presidente della Corte che li ha giudicati.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Meglio due colpevoli in libertà che un innocente in carcere ma la folla inviperita è assetata di vendetta vuole altro: la conclusione di un macabro reality che senza assassini è come un film giallo senza il finale; inaccettabile.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Lavorare in nero per meno di quattro euro all’ora, possibile, anzi una “fortuna” per chi ha la sventura di vivere al sud, ciò che indigna di più è il crollo di una palazzina sulle cui cause, sebbene già sussistano fondati sospetti, è ancora tutto in via di accertamento.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Un evento contingente, un palazzo accartocciatosi su se stesso, che si sostituisce ad un fenomeno endemico, il lavoro nero ma di cui ormai nessuno si duole più. A morire sono state quattro donne che non dovevano essere lì a lavorare in quelle condizioni, prima che la palazzina crollata ad ucciderle è stato quello che solitamente chiamasi progresso e ricchezza ma alla folla non interessa la colpa è di chi ha fatto venir giù il palazzo.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Un Paese tronfio di giustizialismo e saturo di indifferenza per la tutela vera della dignità umana è l’ultimo portato di una società il cui futuro è già segnato: ostinarsi a scrutare l’orizzonte mentre a pochi centimetri dai propri piedi si apre l’abisso della barbarie.

Assolti per non aver commesso il fatto. Amanda Knox e Raffaele Sollecito non sono gli assassini di Merendith Kercher la ragazza

Raffaele de Chiara

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La via degli peneumatici

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume enorme di materiale che nel nostro Paese ha prodotto e produce tuttora non pochi grattacapi a chi deve farsi carico dello smaltimento di questo tipo di rifiuti.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Grattacapi che in regioni come la Campania, giorno per giorno vengono sistematicamente risolti mandando letteralmente al rogo enormi cumuli di pneumatici usati, misti ad altre tipologie di rifiuti speciali, che liberano nell’aria quantità inimmaginabili di diossine, metalli pesanti e centinaia di altre sostanze tossiche, responsabili quest’ultime di quell’emergenza sanitaria ancor prima che dei rifiuti in quanto tali che nel giro di pochi anni ha reso il quadro clinico del territorio a cavallo tra le province di Napoli e Caserta a dir poco drammatico.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Di fronte a tutto ciò, nonostante le innumerevoli denunce operate dall’associazione “La Terra dei fuochi” che da anni si batte su questa materia, poco e nulla è stato fatto per cercare di arginare un fenomeno capace di produrre conseguenze ancor più gravi della ormai celebre crisi dei rifiuti che tutti conosciamo.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

In uno scenario tanto cupo però qualcosa sembra muoversi all’orizzonte. La novità risale allo scorso giugno  quando, con l’approvazione del D.M. 82/2011, meglio noto come regolamento per la gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu), è stato introdotto l’obbligo da parte dei produttori e degli importatori di pneumatici di raccogliere e gestire annualmente quantità di Pfu (di qualsiasi marca) almeno equivalenti alle quantità di pneumatici che hanno immesso nel mercato nazionale del ricambio nell’anno solare precedente. Il servizio sarà documentato da una voce specifica da inserire in fattura all’atto della vendita dei pneumatici nuovi in modo da offrire all’acquirente l’informazione sul contributo versato per lo smaltimento delle vecchie gomme. Contributo già presente in passato ma che, inglobato nel prezzo dello pneumatico, era difficile da controllare soprattutto da parte dello Stato che, secondo quanto dichiarato da Legambiente, col nuovo sistema, non solo potrà ottenere ricavi per circa 3 milioni di euro l’anno derivanti dalle attività lecite di smaltimento, ma avrà la possibilità di far emergere la quota di Pfu destinata alle discariche abusive.

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Che sia la volta buona?

Circa 380 mila tonnellate. Questa, secondo le stime, la quantità di pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia. Un volume

Vincenzo Viglione

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Quando a pontificare è un latitante

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda che nessun mi ha mai posto, per fortuna. Da giurista e cittadino di uno Stato democratico avrei avuto ben pochi argomenti da contrapporre. Valter Lavitola, indagato per estorsione ai danni del premier Silvio Berlusconi, è attualmente latitante in Sud America. Intervistato mercoledì scorso dalla trasmissione televisiva di La7 “Bersaglio mobile” il direttore dell’Avanti! ha risposto alle domande del conduttore Enrico Mentana e degli altri ospiti presenti.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

Nessuna critica ai giornalisti chiamati  per mestiere a raccontare fatti e a cercare in qualche modo di fornire una chiave di lettura ma solo una riflessione su questo sciagurato Paese che ancora una volta al rispetto delle regole preferisce il sotterfugio e la furbizia da strapazzo.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

“Ho paura della magistratura ed è per questo che sono fuggito, non ho la minima intenzione di tornare” in estrema sintesi è questa la motivazione con cui il Nostro ha giustificato il suo allontanamento dall’Italia. Al di là della colpevolezza o meno, fino a prova contraria Lavitola è innocente,  spiegare a un bambino che vede in Tv un signore che dovrebbe stare in carcere, il sacro rispetto delle regole e l’importanza della Carta Costituzionale fatta di diritti ma anche di doveri è una questione che sembra non interessare più nessuno. Si vive nelle società delle immagini ma i modelli giusti o sbagliati che siano sono indifferenti, l’importante è mostrare e mostrarsi.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

Avrei voluto che nei dibattiti seguiti successivamente sui giornali si facesse riferimento anche a questo aspetto ma nulla, niente che non che non avesse a che fare con le tesi pro o a favore dell’amico del premier Berlusconi. Regole condivise ed accettate da tutti sono il fondamento unico di qualsiasi democrazia, non per la nostra però, dove chiunque può sentirsi in diritto di derogarvi.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

Ho seguito la trasmissione comodamente seduto in poltrona, da uomo libero, esattamente come chi era dall’altra parte dello schermo nonostante dovesse essere rinchiuso in una cella, rabbia e pietà sono stati ancora una volta i sentimenti che ho provato per il mio Paese.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

erché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

Poco più in là giaceva una copia della Costituzione, per motivi di lavoro e di studio ne ho sempre una a portata di mano; l’ho aperta, una furia incontenibile mi ha portato a leggerla rigo per rigo cercando nei suoi principi fondamentali una sola ragione, un solo appiglio, un cavillo, che in qualche modo giustificasse la pagliacciata di quell’uomo che continuava a prendersi gioco di me e dell’Italia intera, non ho trovato nulla.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

Ho spento la tv, rassegnato, più che stanco, sono andato a dormire.

“Perché quell’uomo pur essendo ricercato dalla magistratura è libero e pontifica dagli schermi delle televisioni?”  E’ una domanda

Raffaele de Chiara

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