giovedì 23 febbraio 2012

L’ipocrisia ed il silenzio

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Duomo di Milano in una normalissima domenica di giugno. Entro piano nel luogo sacro della cultura cattolica e tempio dell’arte gotica, tolgo la suoneria al cellulare e mi ritiro in raccoglimento in un uno dei numerosi anfratti. Ricevo una telefonata, l’avverto perché ho inserito la vibrazione, rispondo parlando piano, riaggancio dopo pochi secondi.

Improvvisamente un energumeno incravattato mi si avvicina e a gesti e mi fa segno di spegnere immediatamente l’apparecchio, lo assecondo più per pietà verso l’idiozia del personaggio che per convinzione. Dopo poco capirò che l’indemoniato altro non era che uno dei numerosi custodi del luogo.

Cerco di raccogliermi in preghiera ma proprio non mi riesce, intorno un andirvieni di turisti svestiti, un susseguirsi di flash fotografici ed una frenetica attività di compravendita di mercanzia varia mi distrae in continuazione, la mente corre a quanto accaduto pochi minuti prima.

Cosa distingue un bisbiglio telefonico da uno avvenuto di persona? C’è forse differenza tra il parlare ad un altro  attraverso un apparecchio rispetto al farlo di persona? Si dirà, è una questione di rispetto verso il luogo ed i credenti che ivi vi si trovano. Ma cosa c’è di più irrispettoso che permettere l’entrata ad orde di turisti parlottanti, allestire delle vere e proprie casette di finto legno all’interno della chiesa per racimolare denaro piuttosto che prevedere una tariffa fissa per le offerte umiliando di fatto chi quelle cifre non può permettersi?

Una Chiesa ben distinta dal mistero di cui pretende essere l’unico portavoce, persa di continuo nell’arcaico rispetto delle forme privilegiando la materia al reale sentimento dei suoi fedeli è un’istituzione il cui futuro equivalente al niente è tracciato dalla sua stessa ingordigia ed ottusità.

Entrato per meditare e raccogliermi in preghiera sono andato via disgustato ed irritato.

Vietato parlare in chiesa qualunque sia il motivo e l’oggetto della comunicazione ma soltanto al telefono.

Raffaele de Chiara

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La Malesia siamo noi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

L’OCCHIO E LA TASTIERA

La notizia inizialmente è apparsa alquanto insignificante, ma è durato il tempo di un lampo che illumina la coscienza. E’ emersa la domanda che è divenuta il titolo di questo pezzo. Cosa ci distingue, dopotutto, da altri paesi quando si tratta di affari?

Non è ancora passata nel dimenticatoio l’immagine di Berlusconi ritratto con l’assassino Gheddafi, oppure col Presidente Bielorusso Lusasenko, “eletto” nel 1994 a soli 40 anni considerato l’ultimo dittatore in Europa, in discreti rapporti con Berlusconi e Putin (http://it.wikipedia.org/wiki/Aleksandr_Luka%C5%A1enko). Un’ultima immagine ancora oggi straziante: la strage dei dissidenti cinesi di piazza Tien-An-Men in palese contraddizione con gli accordi commerciali che intratteniamo su questo Dio Mercato tappezzato di cadaveri. Non siamo migliori dei Malesi: solo più bugiardi.

Mi fermo qui. La storia ci giudicherà, i nostri figli osservano e  lo stanno già  facendo.

Da Human Rights Watch www.hrw.org :

Malesia: Ritirare Invito al presidente sudanese Al-Bashir non dovrebbe essere Benvenuti al Forum Economico 15 Giugno, 2011 Che la Malesia permetta o meno al Presidente Al-Bashir – un criminale di guerra sospetto ricercato dalla Corte Penale Internazionale di entrare nel suo territorio è una prova del dichiarato impegno del paese per la giustizia internazionale. Balkees Jarrah, consulente internazionale di giustizia di Human Rights Watch (New York) La Malesia dovrebbe ritirare l’invito al Presidente del Sudan Omar Al-Bashir , un accusato di crimini di guerra, a partecipare al Forum Internazionale a Putrajaya dal 19 al 21 giugno 2011, ha dichiarato oggi Human Rights Watch in una lettera al Primo Ministro Malese Dato ‘Sri Mohammed Najib bin Tun Abdul Razak. Il Governo Malese ha in programma di discutere la questione il 17 giugno. E ‘stato riferito all’inizio di questa settimana che il presidente Al-Bashir parteciperà al Dialogo Internazionale di Langkawi, un incontro incentrato sullo sviluppo socio-economico. Su Al-Bashir pendono due mandati di arresto emessi dalla Corte Penale Internazionale (CPI) per i crimini commessi nel Darfur, compresi crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. “La Malaysia dovrebbe stare dalla parte delle vittime, non degli accusati di crimini efferati contro le popolazioni del Darfur, e ritirare l’invito per Al-Bashir”. Il 21 marzo le autorità  malesi avevano annunciato l’intenzione del paese di aderire al CPI. Un Ministro del Governo ha dichiarato a quel tempo che la ratifica del trattato avrebbe implicato il rifiuto da parte della Malesia di crimini di guerra, crimini contro l’umanità  e genocidio. Dovesse Al-Bashir recarsi in Malesia, egli dovrebbe essere immediatamente arrestato e trasferito alla Corte Penale Internazionale dell’Aja, ha dichiarato Human Rights Watch.

Vincenza Rutigliano

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Parole in libertà

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

«Siete la parte peggiore dell’Italia, con voi non parlo», spocchia, acrimonia ma soprattutto ignoranza¨ quella che il ministro Renato Brunetta ha vomitato contro una rappresentante della Rete Precaria della Pubblica Amministrazione che aveva avuto il timido ardire di chiedere la parola durante un convegno da lui presieduto.

Pubblica amministrazione e innovazione sono i campi di stretta competenza di Brunetta, ministro della repubblica e rappresentante del popolo ma evidentemente questi sono dettagli da puristi del diritto piuttosto che da utopisti della politica, per il nostro  è  sempre valido quel vecchio adagio coniato da Formica che vuole l’amministrazione delle cosa pubblica come sangue e merda.

I fatti

Brunetta mercoledì scorso è a Roma dove si svolge il Convegno Nazionale dell’Innovazione. Al termine dell’intervento una donna chiede la parola, il ministro gliela accorda ma non appena si qualifica come rappresentante dei precari, fugge via inorridito: «Con voi non parlo, siete la parte peggiore dell’Italia». Il ministro chiarirà  poi che quell’espressione era rivolta ai contestatori presenti in sala.  A conferma dell’assurdità di quest’ultima tesi i filmati che circolano in rete dove è  facilmente intuibile come non ci fosse nessuna presenza atta a turbare l’incontro.

Ma chi è l’Italia peggiore descritta dal ministro? Quel popolo sterminato di precari in cerca di un occupazione stabile e soprattutto di un futuro?

Per alcuni sono il frutto malato di un assistenzialismo di sinistra che nel corso degli anni pur di accalappiarsi consensi ha allargato le maglie dell’occupazione statale fino a slabbrarle del tutto, per altri il prodotto di una società , quella italiana, sempre più iniqua ed egoista. Per me, prima di tutto persone da rispettare e tutelare.

Guardare al domani senza certezza vivendo in un limbo fatto di speranza e rassegnazione è un delitto sociale che uno stato come il nostro fondato sul diritto al lavoro non può permettersi.

«Alzatevi alle cinque del mattino e andate ad alzare le cassette ai mercati generali»  E’  un altro degli slogan di successo di Brunetta, non importa le tue aspirazioni, le tue capacità , i sacrifici che i tuoi genitori magari hanno fatto per farti studiare, l’importante  è  far qualcosa.

Gentile ministro da tutti me lo sarei aspettato un ragionamento del genere ma non da lei, uomo fino all’altro ieri di specchiata intelligenza e di veemente ironia.

Una società che ai propri figli propone una regressione rispetto alla qualità  della vita dei propri padri è secondo lei una società  realmente degna di questo nome?

Proprio lei orgogliosamente fiero di essere un  pargolo del popolo, volta le spalle a chi come probabilmente suo padre oltre cinquanta anni fa e lei stesso da giovane politico figlio di un ambulante veneziano, cerca nella politica risposte che la società   non vuole o non sa dargli.

La sua figura minuta caro Brunetta che corre via attorniata da energumeni pronti a tutto pur di proteggerla dalle sue stesse corbellerie e dallo stupore dei presenti, è lo specchio di un Italia senza speranza ed il sintomo ultimo, questo si, di una classe politica peggiore del Paese che dovrebbe rappresentare e governare.

Raffaele de Chiara

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Energia dal mare

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

Superato lo scoglio referendario che ha messo definitivamente (si spera nda) una pietra sopra il discorso energia elettrica nucleare, vale la pena cominciare seriamente a riflettere sulle possibili fonti di produzione di energia alternativa, capaci di dare un contributo significativo in termini di riduzione di gas serra e in generale di sostenibilità  ambientale.

Una delle ipotesi che negli ultimi tempi ha suscitato notevole interesse sembra essere quella legata allo sfruttamento delle correnti e delle onde marine.

Tecnologia che prendendo come parametro di riferimento i circa 8 mila chilometri di costa della nostra Penisola, sarebbe in grado di offrire un potenziale di produzione di energia elettrica paragonabile a quello di 6 impianti nucleari. Le sole correnti marine dello Stretto di Messina sarebbero capaci di produrre energia sufficiente al fabbisogno di una cittìà  da 2 milioni di abitanti.

Tra i maggiori fautori dell’utilizzo della forza del mare, oggetto del recente workshop promosso da Enea sulle Prospettive di sviluppo dell’energia del mare per la produzione di energia elettrica in Italia che si è tenuto a Roma il 16 giugno scorso, scienziati del calibro di Vincenzo Artale dell’unità  tecnica modellistica ambientale dell’Enea, Gianmaria Sannino, oceanografo dell’Enea e Marco Marcelli dell’Università  della Tuscia, che hanno illustrato i vantaggi che una tecnologia simile è in grado di garantire non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Stando alle stima Iea (International Energy Agency), infatti, il potenziale teorico di energia dal mare  compreso tra i 20 mila e i 90 mila TWh/anno. Numeri che hanno già  spinto Paesi come Norvegia, Stati Uniti, Canada, Giappone, Portogallo e Regno Unito a investire significativamente in questa direzione fin dagli anni ’70.

Una risorsa quindi quella marittime dalle potenzialità  enormi che però  non deve far perdere di vista i risvolti ambientali come sottolineato da Marcelli secondo il quale la salvaguardia degli ecosistemi coinvolti in un progetto del genere passa necessariamente attraverso una tempestiva e attenta revisione del vecchio Piano nazionale difesa mare e coste del 1982.

Un progetto quello messo sul tavolo dall’Enea che stando all’esito del referendum, si candida a giocare un ruolo fondamentale nella determinazione del mix energetico che oltre al sole e al vento potrebbe contare sull’apporto significativo delle correnti marine nei confronti del rispetto ambientale.

Vincenzo Viglione

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Il dovere di ricordare

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

L’ultimo schiaffo alla credibilità internazionale dell’Italia ha il ghigno appena accennato e lo sguardo stralunato di Cesare Basttisti. Libero e non estradabile, è questa la decisione dell’alta corte brasiliana in risposta alla richiesta avanzata dal nostro Paese che voleva Battisti estradato nelle carceri nostrane per scontare le condanne a quattro ergastoli già passate in giudicato. Ex membro dei “Proletari Armati per il Comunismo” Battiti nel corso degli anni settanta si rende autore e complice di diversi omicidi, per la giustizia italiana è un assassino, per quella brasiliana un perseguitato politico.

I familiari delle vittime del terrorismo e l’Italia tutta ad iniziare dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano si dicono indignati. L’auspicio di ripercussioni di carattere diplomatico e non solo, sono la reazione rabbiosa e superficiale di un Paese allo sbando che non sa o peggio ancora non vuole reagire nel giusto modo alla decisione sbagliata ma pur sempre legittima di uno Stato straniero.

Cesare Battisti è un assassino che merita di scontare la propria pena non vi è dubbio alcuno, per l’Italia però che lo ha conosciuto e che soprattutto ha provato sulla propria pelle cosa realmente siano stati gli anni di piombo.

Il dovere della memoria, l’onere di far conoscere e l’obbligo di trasmettere ai posteri il dramma mai vissuto di un sogno malato chiamato terrorismo è sempre stato il vulnus, di un Paese, il nostro, terribilmente schiacciato sul presente.


Ciò che più deve preoccupare non è tanto la libertà di Battisti o la decisione di un Paese straniero che sbagliata o giusto che sia è pur sempre una decisione da rispettare, in entrambi i casi innocue rispetto alla granitica certezza delle verità già passate in giudicato nel nostro Paese, bensì il rischio che si dimentichi chi sia stato e chi sia oggi Battisti.

Un ex terrorista assassino in fuga da se stesso e dai ricordi di un passato fatto di sangue e di morte che tenta sciaguratamente di travestirsi da vittima.

L’Italia dimentichi lo sdegno di facciata e si dedichi al culto della memoria, che il Brasile e le nuove generazioni sappiano realmente chi sia stato Cesare Battisti, un volto anonimo e sogghignante che oltre ad aver ucciso inseguendo l’utopia perversa di un mondo migliore attraverso la violenza tenta ancora di giocare l’ultima grottesca partita con la storia.  Non lasciamogliela vincere.

Raffaele de Chiara

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Un uomo come noi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Da giovane era per me il goleador con l’immancabile fascino del calciatore di successo, denaro e donne prima che talento e fatica; da adulto l’ho ritrovato flaccido e governato dalle sue ossessioni, perso in un mondo che da  bambagia  era divenuto scomoda mangiatoia di  paglia aguzza. Beppe Signori classe 68’ è da tutti gli sportivi ricordato per aver segnato oltre 180 reti in serie A e non aver vinto nulla o quasi. Indagato dalla magistratura è agli arresti domiciliari. L’accusa è  di aver diretto un’organizzazione dedita a falsificare gli incontri di calcio dei campionati italiani al fine di scommettere sui risultati esatti degli incontri. Signori, ad un giornalista che lo ha chiamato per chiedergli conto di quanto stava accadendo, ha risposto in evidente stato confusionale: «abbiate pietà».

 

 

 

L’uomo capace di scommettere su tutto e che in casa aveva perfino ricreato un piccolo casinò per soddisfare la sua adrenalinica voglia di gioco, frastornato ed impaurito chiede venia a quello stesso mondo, i mass-media che in passato aveva tanto adorato e che senz’altro ha contribuito a creare il mito della persona di successo.

 

Come reagire dinanzi all’implorazione di un dio del calcio caduto nel fango e di un uomo spogliato della propria dignità e subito sottoposto all’impietosa gogna mediatica?

 

Innocente fino a prova contraria, Signori, ove dimostrata dalla magistratura la sua colpevolezza, è giusto che paghi i conti con la giustizia.

 

Fermarsi ad una simile constatazione però sarebbe tanto semplicistico e riduttivo quanto considerare “normale” il sentimento di avidità che spinge chi ha già tutto a desiderare ancora altro. In quell’implorazione, «abbiate pietà» si nasconde l’umana debolezza di una personalità governata dalle proprie ossessioni e spogliata della propria dignità che inerme cerca un’impossibile via di uscita.

 

 

Chi di noi almeno una volta non ha ceduto a tentazioni ponendo in essere azioni che subito dopo avrebbe voluto cancellare per sempre dalla propria vita, chi non è mai stato governato da un vizio che impossessatosi della propria anima  spinge talvolta a fare ciò che mai ci si sarebbe sognato di fare, chi almeno una volta non ha provato gli stessi sentimenti del ladro colto con le mani nel sacco?

 

Nessuna giustificazione, per azioni, quelle di ex campioni del calcio, delinquenziali e senza ritegno che meritano unicamente biasimo ma solo una semplice considerazione.

 

E’ giusto che a pagare sia il mito del pallone Beppe Signori, mito di cartapesta se come dimostreranno le accuse mosse, non accompagnato da una solida base morale; che si risparmi però l’esecuzione mediatica dell’uomo. Quello, ossessionato dai propri vizi e dalle proprie debolezze, in fondo potrebbe essere l’immagine esatta e speculare di ciascuno di noi.

 

Raffaele de Chiara

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Una casa al verde

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

“Med in Italy”. È questo il nome con cui un team di professionisti italiani formato da docenti di ingegneria, architettura e economia, ha messo a punto un prototipo di abitazione totalmente ecosostenibile, capace di mettere insieme la tradizione mediterranea con un’architettura innovativa e green.

 

 

Nato dalla collaborazione tra l’Università di Roma Tre e il Laboratorio di Disegno industriale della Sapienza, il progetto parteciperà al prossimo Solar Decathlon Europe 2012, competizione internazionale patrocinata dal Dipartimento di Energia Americano, ideatore dell’evento verso la fine degli anni ’90, e dal Governo Spagnolo che lo ospiterà a Madrid nel settembre 2012.

“Med in Italy” affonda le sue radici nella tradizione del sud del Mediterraneo, nella sua cultura e nei materiali tipici con l’aggiunta di caratteristiche altamente innovative e sostenibili sotto il profilo ambientale.

Con la possibilità di montarla in soli otto giorni, l’abitazione presenta una dimensione di 47 metri quadrati calpestabili e un ingombro strutturale complessivo di 150 metri quadrati, con estrema semplicità di replica sia in orizzontale che verticale.

L’aspetto maggiormente curato in “Med in Italy” è la protezione nei confronti del caldo, come spiega l’architetto Chiara Tonelli, team leader del progetto e docente della Facoltà di Architettura di Roma Tre, che sottolinea infatti come il vero problema delle case nell’area del mediterraneo non è il freddo ma il caldo nei confronti del quale, in termini di energia, proteggersi costa il triplo rispetto al riscaldamento degli ambienti.

Le strategie base per la difesa dal caldo prevedono la protezione dall’irraggiamento solare, l’accumulo inerziale del calore e la sua dissipazione, sfruttando l’alternanza di temperature tra il giorno e la notte.

L’abitazione sarà progettata in modo che le pareti potranno essere realizzate con materiali locali, per adattarsi a tutti i paesaggi. Inoltre, consumerà un quarto dell’energia usata nelle case tradizionali e produrrà sei volte più energia di quella che consuma.

 

 

In termini numerici, ogni anno essa genererà intorno agli 11.400 kilowattora di energia attraverso pannelli fotovoltaici in silicio e ne utilizzerà solo un sesto, immettendo in rete quasi 9.500 kilowattora con un risparmio potenziale in bolletta pari a circa l’84% rispetto alle abitazioni convenzionali e si risparmierebbero, in venti anni, fino a 121 tonnellate di CO2.

 

Forte dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio della Provincia di Roma, il progetto vuole essere un vero e proprio manifesto del Mediterranean way of life. Con in cassa un primo contributo economico da parte del Dipartimento di Energia Americano, il team è in cerca di ulteriori sponsor (oltre alle imprese Rubner e Pasquinelli già presenti) che sostengano la costruzione e successivamente la commercializzazione della casa eco-mediterranea e sostenibile.

 

L’investimento totale del progetto si aggira intorno al milione di euro, in particolare, il costo del prototipo sarà di circa 250 mila euro (una cifra destinata a ridursi notevolmente quando verrà avviata la produzione in serie della casa). La sfida è ambiziosa, si prevede che per il suo contenuto innovativo, il rilevante risparmio energetico e il costo ridotto dell’abitazione stessa, “Med in Italy” raccolga i finanziamenti necessari e possa così promuovere nel mondo l’eccellenza italiana anche sul fronte della sostenibilità.

 

Vincenzo Viglione

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L’amore è un diritto

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

 

 L’OCCHIO E LA TASTIERA

 

Tra il 17 e il 19 giugno il popolo del Liechtenstein sarà chiamato a esercitare il diritto primario alla libertà di espressione universalmente riconosciuto: il referendum. La questione è delicata, importante, giusta. Nessuno spero si tiri indietro. Favorevole e non. Solo menti libere da pregiudizi potranno permettere che l‟amore, a qualsiasi genere appartenga, sia un diritto da riconoscere e legalizzare, posti gli stessi requisiti che valgono ora per le coppie eterosessuali. Mi sorprende il mio stesso pensiero di credente cattolica “immersa nel peccato” per le sue convinzioni umanitarie decisamente non allineate. Sono una figlia della Chiesa che ama e che pensa liberamente. Cammina velocemente. Davanti a Dio, poi agli uomini. Sono una laica che si stupisce di vivere in una società ipocrita e bigotta, che nega di vivere in uno Stato di Diritto a un numero notevolmente alto dei propri cittadini sessualmente „diversi‟. Il dibattito è aperto. Per la sinistra che si professa progressista, per la destra che finge di conservare valori che, di fatto, non vive. Le nostre petizioni giacciono, come cadaveri. Altrove prendono vita e cambiano le cose. Chiedo coerenza. A me, a voi.

 

 

…Un progetto di legge sull’unione registrata è stato adottato all’unanimità dal Parlamento del Liechtenstein (Landtag) il 16 marzo. Il disegno di legge sarebbe dovuto entrare in vigore il 1 ° settembre. Tuttavia, secondo il diritto del Liechtenstein a un disegno di legge può essere impedito di diventare legge se il popolo lo blocca attraverso un referendum, che deve avvenire entro tre mesi dalla data di adozione del disegno di legge. Tale referendum richiede una petizione firmata da un minimo di 1.000 elettori iscritti. Il 21 aprile un gruppo chiamato “Vox Populi” ha presentato 1.208 firme al governo, di fatto chiedendo un referendum. Il governo ha annunciato le date di referendum il 26 aprile. Il risultato sarà vincolante. Il Liechtenstein è membro del Consiglio d’Europa (CoE). Sette dei suoi 47 paesi membri concedono alle coppie dello stesso sesso pari opportunità di accesso al matrimonio – Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Portogallo, Norvegia, Svezia e Islanda. Altri 13 Paesi membri hanno adottato una normativa che consente alle coppie dello stesso sesso di registrare le proprie relazioni – Andorra, Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Svizzera e Regno Unito. Questi includono i vicini Liechtenstein, Svizzera e Austria.

Recentemente, nel novembre 2010, la Corte europea dei Diritti dell’uomo ha affermato che il rapporto stabile di una coppia di conviventi dello stesso sesso rientra nella nozione di “vita familiare”, come protetta dall’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte ha riconosciuto che negli ultimi dieci anni ci sia stata una rapida evoluzione di atteggiamenti sociali nei confronti delle coppie omosessuali in molti paesi membri, tra cui l’offrire loro il riconoscimento giuridico. [segue]

 Link al testo originale:  http://www.hrw.org/en/news/2011/05/25/liechtenstein-say-yes-same-sex-partnerships

 

Vincenza  Rutigliano

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