giovedì 23 febbraio 2012

Il diritto e la rabbia delle vittime

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

 

Battersi per la giustizia rifiutando la vendetta. Un’ovvietà se a proclamarlo è un giurista di uno Stato di diritto qual è il nostro, molto meno se a chiederlo è la vittima innocente di un abominio chiamato terrorismo. Pierluigi Concutelli è un ex terrorista degli anni settanta di matrice neofascista, condannato a tre ergastoli dopo trentadue anni di reclusione è tornato in libertà: pena sospesa fino al 2 marzo 2013 per motivi di salute. Concutelli, colpito da un ictus è incapace di parlare e di alimentarsi regolarmente. L’estremista di destra, autore di diversi omicidi, è ricordato principalmente per l’assassinio del sostituto procuratore Vittorio Occorso  reo di aver indagato sul terrorismo nero.

 

 

“La giustizia borghese si ferma all’ergastolo, la giustizia rivoluzionaria va oltre. Un tribunale speciale del M.P.O.N. ha giudicato Vittorio Occorsio e lo ha ritenuto colpevole di avere, per opportunismo carrieristico, servito la dittatura democratica, perseguitando i militanti di Ordine Nuovo, le idee di cui questi sono portatori” E’ quanto si legge nel farneticante volantino che seguì l’esecuzione.

 

«Gli avrei dato la pena di morte. Perché non indica i mandanti?» E’ il commento di Vittorio, nipote ventitreenne del giudice Occorsio alla notizia della scarcerazione dell’assassino di suo nonno.

Occorsio alla notizia della scarcerazione dell’assassino di suo nonno.

«Non dimenticare, caro Vittorio, ma abbandona odio e vendetta» sono state invece le parole di suo padre Eugenio, che del giudice è figlio.

 

L’utopia di una società giusta scevra dal rancore ed il dolore incancellabile delle vittime, una dicotomia dinanzi a cui la mia coscienza non ha resistito.

 

 

Oltre a fare il giornalista avevo un altro grande sogno da realizzare: divenire un avvocato penalista.  Anche il peggiore assassino – mi dicevo – merita di essere trattato con dignità. L’equilibrio del diritto ed il sacro rispetto delle sue forme, un mantra che ho venerato per tutti gli anni dei miei studi universitari fino a quando non mi sono imbattuto nello sguardo perso per sempre delle vittime. E’ stato allora che ho colto, rinunciando a quell’aspirazione così a lungo coltivata, l’assurdità necessaria in uno stato democratico di difendere in giudizio gli autori delle peggiori atrocità.

 

Ho imparato a non giudicare e soprattutto a rispettare il dolore di chi grida vendetta per un crimine che se non gli ha tolto la vita gli ha sottratto quanto meno la gioia dell’esistenza.

 

Caro Vittorio, hai tutto il diritto di proclamare il tuo strazio e la tua rabbia ma la più grande lezione di vita l’ho tratta da tuo padre Eugenio, vittima come te e forse ancor di più:

 

 “La liberazione dell’omicida non è inaccettabile, siamo di fronte ad un uomo a quanto pare plurinfartuato o qualcosa del genere, che  si è fatto più di trent’anni di carcere. Cos’altro doveva accadere? La grandezza dello Stato, la tenuta delle istituzioni democratiche, si misura anche dalla capacità di non infierire inutilmente sui colpevoli”.

 

Raffaele de Chiara

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La salvaguardia dei fiumi

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

 

L’inquinamento da idrocarburi del fiume Lambro, le esondazioni sempre più frequenti che sistematicamente accompagnano i periodi di pioggia intensa, per non parlare dello stato di salute di default dei corsi d’acqua italiani. Sono solo alcune delle motivazioni che hanno spinto di recente il WWF a rilanciare la richiesta di un impegno serio e duraturo da parte delle istituzioni per garantire il raggiungimento e il mantenimento del buono stato ecologico dei corsi d’acqua e in generale degli ecosistemi d’acqua dolce sparsi sul territorio nazionale, così come previsto dalla Direttiva quadro Acque 2000/60/CE. Si tratta di un necessità  scaturita in seguito alla campagna “WWF Liberafiumi” condotta circa un anno fa da centinaia di volontari che in tutta Italia hanno condotto un’accurata indagine sullo stato di salute dei fiumi italiani.

 

 

 

Dall’Ippari, al Tevere passando per il Sele piuttosto che il Volturno, ciò che è emerso dai risultati, presentati nel gennaio scorso a Roma nell’ambito del convegno “Fiumi d’Italia. Dal dissesto idrogeologico alla gestione responsabile dei bacini idrografici”,  è  l’enorme criticità che caratterizza gran parte dei nostri corsi d’acqua.

 

 

Emblematico il caso delle numerosissime discariche abusive riscontrate lungo il Volturno, con presenza di amianto tale da configurare un vero e proprio disastro ambientale. La preoccupante perdita di biodiversità  che vede forse nei pesci il suo maggiore “bioindicatore”, con solo una delle 48 specie ittiche autoctone italiane, il cavedano, che sfugge al rischio spesso di estinzione che invece minaccia gran parte delle specie restanti.

 

Questi ed altri quindi, i dati che hanno dato corpo a dossier estremamente accurati che, consegnati nelle mani delle autorità  giudiziarie, hanno accompagnato le denunce della grave crisi che affligge gli ecosistemi fluviali italiani e che si augura possano presto dare il via a tutti quei provvedimenti capaci di recuperare uno dei grandi patrimoni dell’ecosistema Italia.

 

Vincenzo Viglione

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L’arroganza di chi si predica diverso

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Presiedere un’associazione a tutela degli omosessuali essendo etero. Francesco Brollo sposato con una donna e padre di una bambina è il nuovo presidente dell’Arcigay  Bari da anni impegnata nel contrasto a qualsiasi discriminazione nei confronti dei gay.Brollo, che non ha mai fatto mistero dei suoi gusti sessuali differenti da quelli di coloro che si appresta a tutelare, ha dichiarato: «Il primo risultato che vorrei centrare? Vorrei che a nessuno venisse più in mente di chiedersi perché il capo di Arcigay è etero»Parole oltremodo concilianti che però non sembrano avere sortito l’effetto voluto: «Sono certa che Brollo avrà tutta la sensibilità che anch’io mostro dinanzi alle ingiustizie della vita – dice Viviana Loprieno tra le fondatrici di un’altra associazione Between – ma il neopresidente saprà cosa significa essere chiamati “ricchioni di me…?”»

 

Sentirsi uguali agli altri e nel contempo rimarcare con spregiudicato orgoglio, a volte perfino grottesca prepotenza, la propria identità è un paradosso davvero difficile da comprendere ed accettare.

 

 

Da sempre ritengo che le abitudini ed i gusti sessuali degli individui siano ingiudicabili modi dell’essere specie perché ininfluenti nel valutare il valore delle persone.

 

Forse che un etero sia più intelligente di un omosessuale? O viceversa che un gay sia più sensibile di un individuo attratto da persone del sesso opposto?

 

Come interpretare quindi l’ostracismo di chi vede quasi come un affronto l’affidamento della propria rappresentanza ad una persona con gusti sessuali diversi dai propri è presto detto.

 

E’ in ciò forse più che in altro che si scorge il terreno malato su cui può attecchire il seme dell’intolleranza e della discriminazione sessuale.

 

Essere gay non è uno status come non lo è l’essere etero, sono semplicemente scelte dettate dalla propria personalità o dalla natura.

 

Qual è il senso di interrogarsi sulla opportunità o meno di farsi rappresentare da una persona con gusti sessuali diversi dai propri è un interrogativo che lancio a tutti i gay indignati da questa nomina.

 

 

 

Si giudichi Brollo per quello che ha fatto e per quello che farà ma non per come trae piacere a letto.

 

La mia personale nausea non è per i gusti sessuali differenti dai miei bensì per la protervia di chi pur protestandosi uguale e discriminato pretende di rivendicare con arroganza la propria unicità.

 

 

Raffaele de Chiara

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Bambini soldato in Africa

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 4 COMMENTI

 

L’OCCHIO E LA TASTIERA

 

Continua la politica di facciata, prima imputata a Bush figlio ora ad appannaggio del ‘messia’ Obama. Leggete le cifre. Bene. Sono solo la punta di un iceberg, purtroppo. Intanto bambini lontani e sconosciuti muoiono.

Il Congresso però auspica sanzioni…

Non me la sono sentita di aggiungere nulla. Solo il link al press release del 14 aprile 2011 di Joe Stork – http://www.hrw.org/en/news/2011/04/14/yemen-stop-using-children-armed-forces

Quasi un anno fa: “da HRW del 30 luglio 2010

 

Un nuovo rapporto US cita sei governi che potrebbero perdere gli aiuti militari

 

14 giugno 2010

 

(Human Right Watch – http://www.hrw.org/en/news/2010/06/14/us-step-pressure-allies-using-child-soldiers).

 

Il rapporto annuale 2010 del Dipartimento di Stato sul Traffico di Persone, pubblicato oggi, ha individuato sei governi coinvolti nel reclutamento e nell’impiego di bambini soldato. Una legge degli Stati Uniti del 2008 proibisce parecchie categorie di aiuti militari da parte degli Stati Uniti a tali governi, in vigore dal 1 ottobre 2008, a meno che il Presidente invochi una rinuncia per interesse nazionale.

 

Il nuovo rapporto sui Traffici di Persone cita Burma, Chad, Repubblica Popolare del Congo, Sudan, Somalia e Yemen per l’impiego in tali Stati di bambini nelle proprie forze armate o per il proprio supporto a milizie alleate che utilizzino bambini soldato.

 

 

L’Atto per la Prevenzione del fenomeno dei bambini soldato è stato adottato dal Congresso e trasformato in legge del presidente George W. Bush nel 2008. Esso proibisce aiuti militari stranieri, addestramento militare e parecchie altre categorie di aiuti militari da parte degli Stati Uniti, sulla base di quanto risultato dal rapporto relativo al Traffico di Persone.

 

Nel 2009, gli Stati Uniti hanno fornito circa 40 tonnellate di armi e munizioni – inclusi mortai e granate -al Governo Transitorio della Somalia, che secondo il rapporto recluta con la forza e con l’inganno bambini soldato nelle milizie associate al Governo Transitorio e alle sue forze alleate.

 

Per quanto riguarda lo Yemen, il Segretario della Difesa Robert Gates nel dicembre 2009 ha approvato aiuti militari più che raddoppiati da parte degli Stati Uniti – da 67 milioni di dollari a 150 milioni di dollari – per addestrare ed equipaggiare le forze di sicurezza yemenite, che reclutano anche bambini soldato, secondo quanto contenuto nel rapporto.

 

 Il Dipartimento di Stato ha anche fatto richiesta di 1.1 milioni di dollari per il Programma Internazionale di Istruzione e Addestramento Militare a favore dello Yemen per l’anno 2011, lo stesso per l’anno 2010, e 35 milioni di dollari di Finanziamenti Militari Esteri, un aumento di 22.5 milioni di dollari rispetto al 2010.

 

Il 16 giugno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dibatterà su un rapporto realizzato in maggio dal Segretariato Generale delle Nazioni Unite nel quale sono stati identificati più di 50 gruppi armati governativi e non in 13 Stati, i quali impiegano bambini soldato in violazione alla legge internazionale… Il rapporto per la prima volta ha citato lo Yemen come uno Stato nel quale i bambini sono usati per scopi bellici.

 

 

Nelle risoluzioni adottate nel 2004, 2005 e 2009 il Consiglio di Sicurezza aveva dato garanzie di considerare le misure target, incluso l’embargo delle armi ed altre sanzioni contro quelle parti coinvolte in conflitti le quali rifiutano di interrompere il reclutamento di bambini soldato.

Siamo in attesa… il 15 aprile 2011. A oggi nello Yemen non è cambiato nulla…

 

Vincenza Rutigliano

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Il garantismo vale per tutti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Il processo dell’anno, così è stato giustamente definito il procedimento giudiziario  iniziato lo scorso 6 aprile a carico del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier è accusato dalla procura di Milano di concussione e prostituzione minorile. La vicenda ormai arcinota riguarda le presunte pressioni che Berlusconi avrebbe fatto su alcuni funzionari della polizia nel maggio del 2010 al fine di rimettere in libertà Karima El Mahroub meglio conosciuta come Ruby Rubacuori. La ragazza, all’epoca dei fatti minorenne, è arrestata con l’accusa di furto e rimessa subito in libertà col falso pretesto che la vuole come nipote del rais egiziano Hosni Moubarak. Il rilascio, secondo gli inquirenti, è dettato in realtà dall’esigenza del Cavaliere di mettere a tacere le possibili rivelazioni della ragazza con cui in passato avrebbe avuto una relazione sessuale.

 

 

Discutere della fondatezza delle accuse piuttosto dell’atteggiamento inquisitorio dei magistrati è divenuta materia talmente dibattuta e priva di spessore da risultare pleonastica.

 

Quello che più preoccupa è altro.

 

Da giurista, prima ancora che da giornalista, ho sempre immaginato i tribunali come la massima espressione della civiltà di un popolo, come tali quindi, luoghi scevri da qualsiasi condizionamento politico e partigianeria di maniera. Le scene viste dinanzi al palazzo di giustizia di Milano durante l’udienza riguardante Berlusconi vanno invece in tutt’altra direzione. A fronteggiarsi, fortunatamente armati solo di slogan taglienti e simpatici cartelloni, gli esponenti delle opposte fazioni.

 

Da un lato chi considera il premier l’uomo della provvidenza ed il più perseguitato della storia, dall’altro chi lo vede come un moderno e vizioso satrapo pronto a sodomizzare a suon di quattrini qualunque fanciulla desiderosa di successo e ricchezza.

 

 

 

 

 

Non ho mai amato Berlusconi né tanto meno quel miscuglio di esibizionismo ed “autoritarismo democratico” chiamato berlusconismo ma l’indegna cagnara dinanzi alle aule di giustizia portata avanti dall’una e dall’altra parte credendo in tal modo di salvaguardare la democrazia è inaccettabile.

 

Da un punto di vista politico è quanto mai lapalissiano l’inadeguatezza di Berlusconi a governare, diverso  il discorso sulle sue presunte responsabilità penali.

 

Il principio che vuole l’imputato innocente fino a prova contraria non può che valere anche per lui.

 

Che ci si continui a confrontare anche aspramente con il  politico Berlusconi nelle piazze e in Parlamento è un auspicio a cui mi associo volentieri ma altrettanto fermamente dico no a chi vorrebbe giudicare in piazza le responsabilità penali dell’uomo Berlusconi.

 

Se il premier sia o meno colpevole spetta solo alla magistratura stabilirlo, ai mass-media in primis ed al popolo poi, altro non spetta che un silenzioso e mesto rispetto.

 

Affermare il contrario significherebbe sostituire alla pacatezza del giudizio terzo e limitato la barbarie di un diritto ceco e privo di qualsiasi argine; l’esatto contrario della civiltà democratica.

 

Raffaele de Chiara

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’economia del futuro

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

 

Appuntamento dal 4 al 6 giugno 2012. Questa la data fissata dalla comunità internazionale per la nuova Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibiledefinita Rio+20 perché si terrà a Rio de Janeiro 20 anni dopo il grande Earth Summit, la Conferenza Onu su Ambiente e Sviluppo del giugno 1992. Dopo i magri risultati raggiunti nel corso delle ultime conferenze planetarie di marca ambientale di Copenhagen e Cancun, quella di Rio sarà l’ennesima occasione per fare il punto su come l’attuale crisi economica sia il frutto di mezzo secolodi mercato liberale nei quali i governi hanno favorito in modo sistematico l’individualismo materialistico e incoraggiato i consumatori a cercare sempre ulteriori novità in una forte spirale di crescita continua del consumo.  Una logica, quella consumistica perseguita in questi anni in maniera tanto incontrollata da presentare oggi diversi segnali che indicano forti possibilità di derive autodistruttive alle quali, le Nazioni Unite del 2012 intendono rispondere con una nuova impostazione economica, basata sulle dinamiche in diffusione  in tutto il mondo della Green Economy in modo da fornire una reale alternativa sostenibile.

 

Naturalmente si tratta di risposte che passano necessariamente per le azioni dei governi che vorranno impegnarsi in questa sfida perché è il mondo politico, infatti, che contribuisce in maniera notevole alla struttura del sistema educativo e scolastico, alle politiche di approvvigionamento, all’impatto dei piani regolatori sugli spazi pubblici e di socializzazione.

 

 

Solo così è possibile diffondere l’idea che intervenire sulla logica sociale del consumismo è molto meno problematica di quanto alcuni vogliano far credere.

 

Oggi più che mai occorre assicurare che i beni pubblici di lungo periodo non siano compromessi dagli interessi privati di breve periodo, evitando l’errore troppo spesso ripetuto in questi anni di mettere la sovranità dei consumatori davanti agli obiettivi sociali, e di incoraggiare l’espansione del mercato in nuove aree della vita personale degli individui.

 

«Superare questo dilemma – scrive Tim Jackson, brillante economista britannico – è fondamentale perché cambiare sarà impossibile se non abbiamo una guida determinata che ci mostri la via: i singoli individui sono troppo esposti ai messaggi della società e alla competizione con gli altri, e le imprese sono in balia delle condizioni del mercato. Prima di poter passare dal fare i nostri interessi al comportarci in modo sociale, o dalla continua novità all’attenzione per le cose che vale la pena conservare, occorre cambiare la struttura di base rafforzando l’impegno per il futuro e incoraggiando il comportamento sociale. Tutto questo richiede un’azione da parte del governo».

 

Non sarà certo la Conferenza Rio+20  a dipanare la matassa di problemi indotti da un’impostazione economica che continua imperterrita a perseguire una crescita economica materiale e quantitativa, ma non si può considerare con sufficienza un segnale più che mai significativo, il fatto che una grande conferenza Onu finalmente affronti il vero nodo centrale di tutti i nostri problemi, l’attuale impostazione della nostra economia.

 

Vincenzo Viglione

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Un assassinio verbale

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

 

“Non date la parola a quell’handicappata del cazzo” nell’aula di Montecitorio un urlo bestiale sovrasta il bailamme generale e colpisce con sprezzante precisione Ileana Argentin una deputata diversamente abile del Partito Democratico.

 

 

 

E’ giovedì 31 marzo, l’aula discute del verbale del giorno precedente, quello in cui è stato omesso il famoso impropero che il ministro della difesa Ignazio La Russa ha rivolto al presidente della Camera Gianfranco Fini; unica colpa di Argentin aver cercato di spiegare ai colleghi deputati il perché di un gesto che solo agli ottusi è potuto apparire come “singolare”.

 

Argentin essendo tetraplegica non può muovere alcun arto del corpo ergo per qualsiasi azione necessita dell’aiuto di altre persone. 

 

Poco prima ha fatto applaudire da un suo assistente l’intervento di Italo Bocchino capogruppo di Futuro e Libertà, ciò ha suscitato le ire di Osvaldo Napoli esponente del Pdl che, avvicinatosi con fare minaccioso, ha chiesto rendiconto di quel gesto “irrispettoso”. La deputata, umiliata ed offesa da un simile modus agendi che la costringe a spiattellare ai colleghi e quasi a scusarsi del proprio status, chiede la parola al presidente Fini per chiarire l’equivoco e precisare il perché di quel comportamento.

 

 

Ecco però che subitanea arriva dai banchi della Lega Nord l’offesa: «Non date la parola a quell’handicappata del cazzo».

 

La bestialità irrispettosa e l’umana dignità. Il vociare accidioso di chi non conosce altro che la sopraffazione e l’eloquio pacato di chi cerca un confronto nella diversità dell’essere e dell’apparire. Potrebbe essere la rappresentazione caricaturale del sentimento sempre più diffuso di intolleranza e refrattarietà a qualsiasi ipotesi di confronto che vige sempre più nel Paese ma non lo è.

 

Quel gesto altro non indica che il sentimento di una società smarrita e alla perenne ricerca di se stessa.

 

Una società che, persa l’umana pietas conosce come unico rapporto umano quello ancestrale dell’homo homini lupus.

 

Vergogna e rabbia sono i sentimenti che si provano nell’osservare uno dei luoghi sacri della democrazia ridotto a postribolo di ottusi politicanti e cinici assassini verbali.

 

Già, perché una persona indifesa la si può uccidere sparando pallottole ma anche vomitando cinismo e colpendo con l’aguzza volgarità delle parole.

 

Raffaele de Chiara

 

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Il razzismo è già guerra

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 2 COMMENTI

 

L’OCCHIO E LA TASTIERA

 

Le armi dei tiranni non tramontano. La crudeltà del seminare l’odio è da tempo immemorabile strumento di ricatto e di sangue. Quando finirà questa escalation di disumanità? Il mio occhio osserva un mondo in migrazione forzata, la mia tastiera descrive con estremo dolore la divisione e le potenziali polveriere a rischio.

 

 

 

 Non c’è bisogno di spostarsi molto da casa. E’ sufficiente uno scambio acceso di vedute con uno degli interlocutori a me più vicini: mia madre. Fondamentalmente le argomentazioni sono due racchiuse in un’unica domanda: dove metteremo tutta questa gente che non sappiamo nemmeno chi sia?

 

Entro subito in polemica, non resisto. Penso  al  buonismo di pie donne che in parrocchia raccolgono coperte per i poveri e sgranano il santo Rosario. Sto attenta a star loro lontana: appartenendo a una delle categorie che sfruttano lo Stato – sono una persona con disabilità – potrei  essere assimilata agli ‘invasori’ Africani e divenire obiettivo di cecchini…

 

E’ di oggi la dichiarazione ultima di uomini di pace del calibro di Gheddafi: l’Europa sarebbe come Hitler. Devo guardarmi le spalle. Mi chiedo: saranno accessibili i nostri centri (campi)? Basta guardare un’immagine qualsiasi: sono luoghi di detenzione da dove chi può, scappa, evade.

 

Do’ un’occhiata al sito di Human Rights Watch(www.hrw.org) per cercare informazioni riguardo la situazione non presenta e avere la mia cartina di tornasole, cruda, attendibile. Leggo.

Italia: Agire subito per porre fine alla violenza razzista

 

Le autorità dovrebbero riconoscere l’entità del problema e garantire i procedimenti penali idonei.

 

Judith Sunderland, ricercatrice senior per l’Europa occidentale di Human Rights Watch

 

 

(Roma, 21 marzo 2011) – Il governo italiano non sta prendendo le giuste misure atte a prevenire e perseguire la violenza razzista e xenofoba, afferma Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Gli immigrati, gli italiani di origine straniera e i Rom sono stati vittime di brutali attacchi occorsi in Italia negli ultimi anni.

 

Il rapporto “L’intolleranza quotidiana: la violenza razzista e xenofoba in Italia” documenta in 81 pagine le mancanze dello Stato italiano nel prendere misure efficaci contro i crimini imputabili a odio discriminatorio. Sono rari i casi in cui l’aggravante razzista venga contestata nelle azioni penali per violenze, e le autorità italiane tendono a sminuire la portata del problema e non condannano con la necessaria forza gli attacchi. L’inadeguata formazione delle forze dell’ordine e del personale giudiziario e l’incompletezza della raccolta di dati aggravano la situazione. Allo stesso tempo, la retorica dei politici, le misure del governo e la cronaca  mediatica collegano gli immigrati e i Rom alla criminalità e contribuiscono ad alimentare un clima di intolleranza.

 

“Il governo dedica molta più energia a incolpare i migranti e i Rom dei problemi che attanagliano l’Italia di quanto non faccia per fermare gli attacchi violenti contro di loro”, ha detto Judith Sunderland, ricercatrice senior per l’Europa occidentale di Human Rights Watch. “Le dichiarazioni allarmiste del governo su una invasione di ‘proporzioni bibliche’ dal Nord Africa è solo l’ultimo esempio di retorica irresponsabile. I funzionari dovrebbero proteggere i migranti e i Rom dalle aggressioni “(continua su http://www.hrw.org/en/news/2011/03/21/italia-agire-subito-porre-fine-alla-violenza-razzista) .

 

Non aggiungo altro. All’estero ci conoscono… e non è un bel pensiero.

 

Vincenza Rutigliano

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