giovedì 23 febbraio 2012

La responsabilità è del popolo

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Indagato per mafia è nominato ministro dell’Agricoltura, potrebbe essere la trama di un film poliziesco di infima serie ma non lo è. Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, mercoledì 23 marzo ha giurato sulla Costituzione fedeltà alla Repubblica e alle sue leggi dinanzi al Capo dello Stato e al Presidente del Consiglio.

 

 

“Sui generis” la proposta del premier Silvio Berlusconi suggerire al capo dello stato per la nomina a ministro un indagato per mafia quanto irrituale l’operato di Giorgio Napolitano.

 

 

Il Presidente della Repubblica infatti dopo avere esposto in privato le proprie perplessità sulla nomina, ha dato dapprima il suo assenso formale e poi ha emesso una nota in cui auspicava che si facesse quanto prima chiarezza sulla situazione processuale del neoministro.

 

Indignazione dell’opposizione e risentimento per l’irritualità dell’agire presidenziale da parte della maggioranza sono i sentimenti maggiormente diffusi. Più sottile invece il sentimento del neoministro che si dichiara “dispiaciuto” per la nota quirinalizia e precisa che su di lui “Pende solo una richiesta di archiviazione avanzata dallo stesso Pubblico Ministero”. Il giudice per l’udienza preliminare deciderà a breve se accogliere o meno le richieste del magistrato.

 

Un premier che propone come ministro un indagato per mafia, un presidente della Repubblica che accetta pur non essendo obbligato a farlo (Scalfaro con Previti docet) ma non manca di denunciare pubblicamente le proprie perplessità, ed il diretto interessato che si dispiace per il pregiudizio nei suoi confronti. C’è una logica in tutto questo? Sì ed è quella del tornaconto personale ammantato da uno sciatto formalismo di maniera che “obbliga” a fare pur potendo non agire.

 

Di chi è la colpa dell’attuale decadimento politico è presto detto.

 

Di Berlusconi, spesso associato al male assoluto? Di Romano per sua fortuna toccato da un’insperata celebrità? Oppure di Napolitano custode della Costituzione sempre più con funzioni notarili? Di nessuno di questi. L’unica responsabilità è del popolo che in una democrazia quale è la nostra li ha eletti in maniera diretta o indiretta.

 

 

L’unico interrogativo da porsi allora è forse proprio il seguente: è davvero questa la classe dirigente che ci meritiamo? Il responso lo avremo alle prossime elezioni.

 

Temo la risposta ancor più della domanda.

 

Raffaele de Chiara

 

 

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Centrali nucleari: costi e benefici

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Al di là di quelle che sono state e che saranno le polemiche sulla finalità della moratoria sul piano nucleare del Governo, vale la pena riprendere il discorso “le strade dell’atomo” da dove lo avevamo interrotto.

 

 

Se è vero infatti che la moratoria giunge in maniera subdola per cercare di sabotare il referendum del 12 e 13 giugno, e di spegnare l’onda emozionale sollevata dagli incidenti di Fukushima, è anche vero che non può essere certo un “rinvio” a cancellare i pericoli (non i rischi – nda) derivanti dalla presenza di un impianto nucleare, primo tra tutti quello connesso alla gestione delle scorie.

 

 

Ora, evitando il solito catastrofismo ambientalista, è opportuno fare due conti sull’antieconomicità della realizzazione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica di matrice atomica, certificata già nel 2009 dall’agenzia finanziaria Moody’s, e confermata dal MIT (Massachussetts Institute of Tecnology).

 

Da far suo, l’Unione europea anticipò tali conclusioni già nel 2008 quando apposite direttive sancirono la necessità di strategie finalizzate all’utilizzo di fonti rinnovabili (caratteristica non insita nell’uranio – nda) e di puntare al risparmio energetico quali strategie più efficaci per frenare le emissioni di gas serra.

 

Direttive che in Italia sono state tradotte in fantasiose teorie nucleari quale strumento utile a raggiungere l’autosufficienza energetica e la riduzione della dipendenza da fonti fossili, ignorando forse che nel Belpaese, secondo i dati Terna 2009 la capacità elettrica installata è pari a circa 105.000 MW contro quel famigerato picco di 57.000 MW che nel 2007 fece inspiegabilmente temere il blackout

 

 

Viene da chiedersi a questo punto il perché si debba importare energia quando la domanda è addirittura pari al 50% dell’offerta. La ragione è nella convenienza economica dell’acquisto del surplus non utilizzato di energia prodotta oltreconfine, soprattutto in Francia, con le centrali nucleari: le centrali nucleari non si spengono ne’ si modulano in produzione e dunque la notte, quando i consumi sono ridotti, l’energia non utilizzata viene “svenduta” e dunque conviene comprarla piuttosto che produrla in proprio a costi maggiori.

 

Se ad un simile paradosso si somma una spesa media per la realizzazione di nuovi impianti pari a circa 2.500 euro/kW installato (3 mld di euro per una centrale da 1000MW) e tempi di costruzione che nella migliore delle ipotesi si aggirano sugli 8 anni, del tutto incompatibili con gli obiettivi di riduzione delle emissioni del 20% e di produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20%, da raggiungere entro il 2020, allora le scelte del Governo diventano ben più che incomprensili.

 

Vincenzo Viglione 

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Club Unesco

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Eventi

                                         

                                     

    XXXII Assemblea Nazionale della Federazione Italiana Club e Centri UNESCO


Le culture del paesaggio. L’azione dei Club Unesco  

Caserta, 7-10 aprile 2011

 

Corso di formazione della FICLU in collaborazione con l’ Università di Napoli2-Caserta, la Provincia di Caserta, la Soprintendenza BAAPSAE per le Province di Caserta e Benevento e l’EPT

 

Giovedì 7 aprile

Palazzo della Provincia di Caserta, Corso Trieste

Ore 17  Presentazione di Maria Luisa Stringa, Presidente della Federazione Italiana dei Club e Centri UNESCO

Saluto delle Autorità

 On. Dott. Domenico Zinzi, Presidente della Provincia di Caserta

 Prof. Francesco Rossi, Presidente Onorario del Club Unesco di Caserta. Magnifico Rettore della Seconda Università degli Studi di Napoli

Presiede : Prof. Jolanda Capriglione, Presidente del Club Unesco di Caserta

 

Ore 17,30  I siti UNESCO misura d’identità

Lectio magistralis del Prof. Arch. Carmine Gambardella, Preside della Facoltà di Architettura  della Seconda Università degli Studi di Napoli

Ore 18  Assemblea dei Club

Ore 20 Light dinner offerto dalla Presidenza della Provincia di Caserta

Venerdì 8 aprile
San Leucio Facoltà di Studi Politici  “Jean Monnet”

Ore 9 Paesaggi degli uomini: le culture, il dialogo
Prof. Gian Maria Piccinelli, Preside della Facoltà di Studi Politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet” della Seconda Università degli Studi di Napoli
Presentazione a cura dell’ Arch. Raffaele Cutillo, Vice Presidente del Club Unesco di Caserta

Ore 9.30  Assemblea dei Club

Ore 12.30 Visita guidata gratuita al Sito Unesco di San Leucio

Ore 13,30 Light lunch offerto dalla Facoltà di Studi Politici “Jean Monnet”

Venerdì 8 aprile
Caserta, Via Vivaldi Facoltà di Scienze del Farmaco per l’Ambiente e la Salute

Ore 15:00  La biodiversità ricchezza del paesaggio
Prof. Domenico Nicoletti, Presidente dell’Osservatorio Europeo sul Paesaggio interroga il Prof. Paolo Pedone, Preside della Facoltà di Scienze per l’Ambiente e la Salute della Seconda Università degli Studi di Napoli

Ore 15.30  Assemblea dei Club

Ore 19:00  Cocktail offerto dalla Facoltà di Scienze per l’Ambiente e la  Salute

Sabato 9 aprile
Teatro di Corte della Reggia di Caserta

Ore 9 I siti Unesco “paesaggio nel paesaggio”
Presiede On. Vincenzo Scotti, Sottosegretario Ministero Affari Esteri

             Presentazione Dott. Maria Luisa Stringa, Presidente della Federazione Italiana dei Club e Centri UNESCO

             Saluti Amb. Lucio Alberto Savoia Segretario Nazionale CNI Italia

              Relazioni
Arch. Paola Raffaella David, Soprintendente BAAPSAE per le province di Caserta e Benevento
Prof. Francesco Izzo, Docente di marketing dei sistemi territoriali (Seconda Università degli Studi di Napoli)

Prof. Jolanda Capriglione, Docente di Estetica del Paesaggio (Seconda Università degli Studi di Napoli) 

Ore 11  Assemblea dei Club

Ore 12  Visita guidata e gratuita al Palazzo Reale

Ore 15,30  Assemblea dei Club

Ore 20  Cena dell’amicizia (su prenotazione) 

Domenica 10 aprile

Visita guidata al Museo Archeologico di Napoli (su richiesta)

Visita guidata al Borgo medievale di Casertavecchia (su richiesta) con aperitivo in Piazza

Ai docenti sarà rilasciato un Attestato di partecipazione

Agli studenti, previo colloquio finale, sarà assegnato un credito

Coordinamento a cura della Prof.ssa Jolanda Capriglione, Presidente del Club Unesco di Caserta

Segreteria in loco: Alessandro Ciambrone, Raffaele Cutillo, Massimo Carfora Lettieri, Laura De Felic

Segreteria Organizzativa: Dott. Giovanna Farina: tel.  0039 0823.437898; fax 0039 0823.403141; e-mail info@meetingwords.it 

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La credibilità dei magistrati

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

 

Un magistrato che liberamente scende in piazza per protestare contro una proposta di riforma della Costituzione a suo avviso ritenuta una “controriforma”. Rispetto del sacro principio della separazione dei poteri e amore della libertà sono gli slogan più ripetuti. Antonio Ingroia, già allievo di Paolo Borsellino e magistrato di punta della Procura di Palermo, lo scorso 12 marzo è intervenuto a Roma durante la manifestazione “A difesa della Costituzione, se non ora quando?” arringando la folla contro i tentativi dell’attuale maggioranza di riformare la Costituzione sul delicato tema della giustizia.

 

Le posizioni al riguardo e le preoccupazioni di Ingroia e di tutti coloro che erano lì sono in gran parte le mie. Come loro anch’io reputo la riforma così come concepita un pericoloso tentativo di sovvertire i principi fondamentali elencati dai padri costituenti ma a differenza loro non credo sia lecito adoperare qualunque tentativo per ostacolarne la revisione.

 

 

Una magistrato, seppur di straordinario valore e competenza com’è senz’altro Ingroia, che scende nell’agone politico per schierarsi e catechizzare il popolo è uno spettacolo quanto meno inopportuno per un Paese civile e democratico. Non condivido quella riforma e mi batterò da cittadino e uomo libero per cambiarla ma non posso non rispettare e tutelare anche il diritto di chi non la pensa come me.

 

La mente, mentre Ingroia esponeva con sagacia i punti deboli della riforma che vorrebbe abolire tra l’altro l’obbligatorietà dell’azione penale piuttosto che separare la carriera dei giudici e dei pubblici ministeri, andava a coloro che per questa riforma si battono.

 

Cosa penseranno un domani se loro malgrado dovessero trovarsi di fronte un pubblico ministero che poco prima si è battuto così tanto per contrastare una riforma a suo dire ingiusta ed iniqua? Quel magistrato che poco prima si sbracciava in piazza esponendo una verità che seppur legittima è pur sempre una sua verità sarebbe ancora credibile dinanzi a chi non la pensa come lui? Ispirerebbe egli  ancora fiducia ed imparzialità?

 

Per un giudice oltre ad essere equidistante dalle parte è necessario che appaia come tale.

 

 

Chiedere le dimissioni di Ingroia per il suo intervento è una strumentalizzazione politica che non condivido ma nel contempo non posso esimermi dall’invocare una maggiore morigeratezza. Vestire la toga ed essere incaricati dal popolo di perseguire il benessere comune sono aspetti di un’unica medaglia che debbono però rimanere nettamente distinti.

 

 

Continui a scendere pure in piazza e si batta per le proprie idee politiche l’uomo Ingroia ma se così preferisce lasci perdere la magistratura.

 

Ad essere in ballo c’è un principio supremo quanto la corretta amministrazione della giustizia: la credibilità sua e dell’ordine al quale appartiene.

 

Raffaele de Chiara

 

 

 

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Essere o sentirsi italiani?

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 5 COMMENTI

 

Centocinquant’anni di unità, ancora una manciata di giorni e l’Italia si appresterà ad autocelebrarsi. L’appuntamento è fissato per giovedì 17 marzo. Per alcuni sarà soltanto vuota retorica, per altri un’importante occasione per riscoprire la propria italianità, per tutti senz’altro un motivo di riflessione.

 

 

Siamo o ci sentiamo italiani? E’ un interrogativo che solo in apparenza appare capzioso o privo di senso.

 

L’occasione per soffermarsi su di esso mi è stato offerto qualche giorno fa alla presentazione di “Scusi, lei si sente italiano?” un libro edito da Laterza e scritto da Poalo di Paolo e Filippo Maria Battaglia. Nella cornice ristretta ed accogliente che solo le piccole librerie di città sanno offrire, si è discusso della sottile differenza che intercorre tra il nascere in un luogo, condizione del tutto aleatoria e l’appartenervi, frutto di una ferma volontà dell’individuo di identificarsi con gli usi e costumi locali.

 

Considerare un uomo per il colore della pelle, per la lingua con cui si esprime o per il luogo geografico da cui proviene l’ho sempre considerato un pericoloso esercizio di melensa intellettualità.

 

Forse che celebrare i centocinquant’anni dell’Italia unita sia il preludio di un esasperato nazionalismo, anticamera di un latente razzismo? Niente affatto, ma la sua esaltazione mi rimanda ad un’idea di individuo quanto meno semplicistica e riduttiva.

 

Restringere la complessità di una persona ad un assieme di usi e costumi ma anche di sensibilità riconducibili ad un determinato popolo è un’operazione talmente anacronistica da risultare, questa sì, totalmente priva di senso.

 

 

 

Viviamo in un epoca governata dalla globalizzazione e dalla condivisione più o meno pacifica dell’intero globo terrestre e ancora tendiamo ad identificare le persone con i luoghi in cui essi nascono e vivono. Attraversiamo gli oceani per raggiungere gli opposti estremi della Terra in meno di ventiquattro ore e discutiamo dell’appartenenza delle persone a determinate culture o sottoculture come sovente usasi definire la diversità. Proclamiamo la pace tra i popoli, riscopriamo l’utopismo di Martin Luter King e dell’ Albert Einstein filosofo e ci battiamo poi per il culto della appartenenza territoriale.

 

 

Amare la propria patria, onorare il vessillo che ci rappresenta, esaltare la propria “identità” in nome di valori che si presumono essere comuni di un dato popolo è un esercizio che non mi appartiene e il cui compito lascio volentieri e con rispetto a coloro che in ciò davvero credono.

 

Non mi sento italiano, né francese, né tedesco, né europeo; sono solo un uomo, nato in un luogo chiamato per convenzione Italia, fiero di appartenere al genere umano.

 

Raffaele de Chiara

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Gheddafi è responsabile di atrocità

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 11 COMMENTI

 

L’OCCHIO E LA TASTIERA

 

Guardo la data dell’articolo CNN pubblicato sul sito di Human Rights Watch. La confronto con quella odierna. Purtroppo nulla è cambiato, se non nell’inasprimento del comportamento di Gheddafi e delle sue truppe, che oggi come venti giorni fa continuano ad accanirsi con ogni mezzo sulla popolazione. Significativo l’esordio del pezzo allegato: “Il destino della Libia è nelle mani dei suoi cittadini…”.

 

Che non sia questo il nucleo della democrazia? Potrà mai un paese come la Libia farci tornare indietro ai tempi in cui avevamo questa voglia di libertà che ha generato la Resistenza in Italia? Me lo sto chiedendo seriamente, penso e mi domando: “Dov’è finito il nostro senso di giustizia, di uguaglianza, di voglia di condivisione che era dei nostri nonni oppure dei nostri padri?”

 

Osservo la società che mi circonda: il sentimento che si respira è la provvisorietà, la precarietà, il sentirsi sottomessi a un potere enorme, inattaccabile, protetto. Tutto il contrario di come si sente il cittadino medio: infinitamente piccolo, ricattabile perché bisognoso, solo.

 

Sarà questo quindi a incoraggiarci a uscire dai nostri problemi di tutti giorni, per rivendicare l’umanità rubata, il senso di libertà di parola e di pensiero, che continuamente un regime travestito da governo vuol far credere di concederci con magnanimità, quasi non fosse un diritto civile e prima di tutto umano inalienabile.

 

Il tiranno non è padrone della vita.  Importante è individuare cos’è la vita.

 

E’ forse il desiderio stasera di non vedere più il telegiornale, non perché queste notizie abbiano cessato di esistere, ma solo perché è morto il nostro desiderio di conoscere, è morto ciò che ci distingue dall’essere pietre: la curiosità del sapere, del penetrare la vita dall’interno, le relazioni con l’essere umano che è il nostro ‘altro’.

 

Non vogliamo essere più disturbati dal nostro sopore, non vogliamo che il nostro piccolo equilibrio sia turbato. Questa meschinità è diventata la verità che ci portiamo dentro tutti giorni, che non ci fa fermare più davanti allo specchio la mattina per chiederci, come facevano i liberi pensatori, CHI SONO, DOVE VADO, DA DOVE VENGO.

 

Apparentemente le popolazioni del nord Africa possono dare l’impressione di non avere risposte. Questo è l’errore del nostro essere europei: pensiamo che il progresso sia solo una macchina più comoda o un computer che aiuti a impiantare a distanza un by-pass cardiaco. Quanto siamo ciechi! A cosa ci servirà muoverci più velocemente e avere un cuore che funzioni regolarmente se la nostra meta è un enorme niente? Assenza di idee nuove, apatia, rassegnazione.

 

 

Guardiamo con pietà i morti abbandonati per le strade di Bengasi o Tripoli e non ci rendiamo conto che qualcuno ci ha già rubato la vita vera, o lo sta facendo in questo momento.

 

Vincenza Rutigliano

 

Dal sito HRW Human Rights Watch 4 marzo 2011
Gheddafi è responsabile di atrocità di Fred Abrahams CNN 22 febbraio 2011

“…Non ci sono “autorità libiche” o “funzionari libici” in grado di agire con indipendenza. La Libia ha una sola autorità e un funzionario che conta: Gheddafi, l’uomo che ha governato il paese per più di 41 anni. Washington e altri governi dovrebbero capire che questa rivolta è proprio contro di lui. E le morti in ascesa provengono dal suo rifiuto di tollerare il dissenso…

Washington e le Capitali Europee dovrebbero sollecitare gli Stati arabi e africani a partecipare, in modo che un loro intervento deciso non sarebbe visto come un assalto occidentale

… il Consiglio di sicurezza dovrebbe esaminare la situazione facendo riferimento alla Corte Penale Internazionale…

Facendo pressione su Gheddafi, gli Stati Uniti e gli altri governi si procurano un enorme sostegno tra una moltitudine di libici nel paese e all’estero. Una posizione rapida e coerente incoraggerà i diplomatici libici, i comandanti militari e i capi tribù che si stanno unendo ai manifestanti di giorno in giorno. E darà forza alle decine di migliaia di libici che sono coraggiosamente insorti.

Traduzione a cura di Vincenza Rutigliano

HRW (Human Rights Watch) non è responsabile di eventuali inesattezze e differenze

 

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Spegniamo le luci per un’ora

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

 

Ritorna il più grande evento globale organizzato dal WWF per la promozione del risparmio energetico. Il 26 marzo di quest’anno infatti torna l’appuntamento con Earth Hour, evento che negli ultimi anni ha coinvolto più di un miliardo di persone in oltre 120 paesi del mondo che simbolicamente hanno spento la luce per un’ora. Come accade ormai dal 2007, anno in cui fu Sidney a spegnere le luci per un’ora con un gesto che da allora ha fatto il giro del mondo dando vita ad un vero e proprio “movimento” per la sostenibilità del pianeta, l’obiettivo di Earth Hour è quello di spingere istituzioni, aziende e semplici cittadini ad andare “Oltre l’ora” impegnandosi non solo a spegnere le luci in questa occasione ma a scegliere e promuovere comportamenti e stili di vita finalizzati al rispetto della nostra Terra.

 

Il cittadino che rinuncia all’ auto un giorno a settimana, una scuola che installa pannelli solari sul tetto, un comune che costruisce piste ciclabili, ed ogni piccola azione contribuisce a proteggere l’unico pianeta a nostra disposizione.

 

In Italia e in tutto il mondo, l’evento viene celebrato con lo spegnimento per un’ora delle luci che illuminano i più grandi monumenti e le più grandi opere sparsi in ogni angolo del pianeta.

 

Nel 2009 furono la Fontana di Trevi, la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana e la Valle dei Templi di Agrigento, a partecipare all’ Ora della Terra, e con essi 140 comuni, 200 imprese italiane più, decine le organizzazioni che, celebrarono l’evento con speciali iniziative rigorosamente al buio, diedero il loro contributo, per ripetersi con grande successo l’anno successivo.

 

Per Earth Hour 2011, la Campania si è già mobilitata mediante l’adesione di Napoli, dove le luci verranno spente all’Oasi WWF Cratere Astroni, a Vietri Sul Mare (SA) presso la Cupola e il campanile del Duomo S.Giovanni (principale monumento di Vietri Sul Mare), ad Angri (SA) presso Castello Doria, a Mercato San Severino (SA) in Piazza Ettore Imperio, al Comune di San Nicola la Strada e in altre numerose località della Regione.

 

Vincenzo Viglione

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La dignità dei detenuti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Violentata in una cella buia di una caserma dei carabinieri a Roma da uno dei militari che avrebbe dovuto trattenerla e che invece ha abusato del suo corpo e della sua condizione di detenuta. E’ quanto si evince dal racconto di una ragazza fermata a febbraio in un grande magazzino della capitale perché accusata di furto, portata in caserma per essere processata l’indomani per direttissima,  sarebbe stata stuprata da un carabiniere alla presenza di altri due militari e di un vigile urbano. «E’ vero abbiamo fatto sesso – ha ammesso il militare – ma lei era consenziente».

 

La magistratura accerterà come è giusto che sia, se e quali responsabilità ci siano da parte degli accusati, ciò che conta adesso però è altro.

 

Aldilà della rilevanza penale o meno del comportamento, è deontologicamente corretto che un militare in divisa abbia rapporti sessuali in caserma con una detenuta?

 

Non ho mai amato il culto patriottardo tipico di taluni membri delle forze dell’ordine, né la grottesca esaltazione dell’io di alcuni militari, fieri di essere tali solo perché soggiogati dal fascino melenso della divisa considerata vessillo sacro da venerare ed ostentare, ma ogni qualvolta che con essi mi sono rapportato ho sempre nutrito un grandissimo rispetto. Considero il loro come un ruolo essenziale per la vita democratica del nostro Paese, essere uomini e nel contempo militari che giurano fedeltà alla Costituzione non è cosa semplice. Rispettare i detenuti, qualunque sia stato il reato da loro commesso, accettarne le provocazioni senza avere reazioni spropositate, frenare i propri umanissimi istinti per anteporvi gli ideali sanciti dalla nostra carta fondamentale non è di certo un’attività alla portata di tutti ma è quantunque la loro professione.

 

 

Quella sera ciò che è venuto meno prima ancora del presunto reato di stupro è stato soprattutto il rispetto della dignità del detenuto in un luogo che del rispetto della dignità dovrebbe essere il garante supremo.

 

Impreparati, spesso demotivati ma soprattutto arrabbiati con una società che avrebbe dovuto dargli altro e che invece gli ha concesso un salario da fame, un’arma ed una divisa, gli appartenenti alle forze dell’ordine non poche volte si sono macchiati di comportamenti quanto meno non esattamente conformi alla Costituzione.

 

Le violenze del G8 di Genova del 2001 e il caso Cucchi, il giovane arrestato e morto in circostanze ancora tutte da chiarire nell’ottobre del 2009 sono lì a dimostrarlo.

 

Una condanna disciplinare ferma e senza appello per chi con troppa leggerezza e superficialità riveste il ruolo di garante del diritto e della sua applicazione è ciò che chiedo come cittadino e membro di uno stato democratico.

 

Raffaele de Chiara

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