giovedì 23 febbraio 2012

Giustizia o barbarie?

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 3 COMMENTI

 

Ventiquattro anni di reclusione e centocinquantamila euro di risarcimento, a distanza di oltre vent’anni il giallo di via Poma a Roma è a una svolta: l’assassino di Simonetta Cesaroni ha un nome e un volto: Raniero Busco all’epoca dell’omicidio fidanzato della ragazza. A stabilirlo è stata la Terza Corte d’Assise del Tribunale di Roma. «Ma che state a dì?» urla un uomo mentre tra le braccia gli casca il corpo apparentemente esanime dell’imputato appena condannato.

 

 

Essere ritenuti responsabili di un delitto quando ormai si è un’altra persona ed il passato rappresenta  un incubo lontano con cui fare i conti ogni giorno e nella solitudine della propria coscienza, barbarie o giustizia?

 

La condanna in prima grado di Busco, innocente fino all’ultimo grado di giudizio, ci pone dinanzi un interrogativo cui uno Stato realmente civile e democratico non può rifuggire: dove finisce il senso di vendetta e inizia il desiderio e la necessità di fare giustizia.

 

Busco da quando si sono riaperte le indagini nel 2007 non è mai fuggito, ha assistito a tutte le udienze del processo, scavato in volto e avvolto dalle nuvole di fumo delle sigarette che di continuo fumava nervosamente tra una pausa e l’altra, ha affrontato tutte le udienze con dignità.

 

Senso di sfida verso gli inquirenti o semplice voglia di scacciare via i fantasmi del proprio passato questo non lo sapremo mai; una cosa è certa però: ragazzo ventiseienne dalla condotta non integerrima all’epoca dei fatti, uomo alla soglia dei cinquant’anni con una famiglia e dei figli oggi, Busco è altro da quello che fu. Qualcuno dirà, esiste l’istituto della prescrizione a garanzia dell’imputato, passato un determinato lasso di tempo dalla commissione del reato l’ordinamento non reputa più opportuno perseguire i loro autori, ciò però non può valere per qualsiasi delitto in quanto ce ne sono alcuni che per la loro gravità meritano di essere sempre puniti.

 

 

Ventiquattro anni di reclusione e centocinquatamila euro di risarcimento ad un meccanico dell’Alitalia ritenuto colpevole di un omicidio compiuto oltre vent’anni prima non può che equivalere a comminare la morte civile.

 

Barbarie o giustizia, ciascuno di noi interroghi la propria coscienza mentre i giudici continuino ad accertare una verità che a distanza di oltre quattro lustri appare sempre più maledettamente processuale.

 

Raffaele de Chiara

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Le strade dell’atomo

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Nucleare si, nucleare no. La parola ai cittadini. Questo, in sintesi, il parere espresso dalla Corte Costituzione che lo scorso 12 gennaio con la dichiarazione di ammissibilità del referendum per l’abrogazione delle norme che prevedono il ritorno alla produzione di energia elettrica nucleare, ha aperto le porte a scenari imprevisti per le forze di governo che tanto hanno premuto per la reintroduzione dell’atomo in Italia a 24 anni di distanza da quel 1987 che ne sancì l’abbandono (tramite referendum – nda).

 

 

Una decisione che se da un lato ha reso felice il popolo antinucleare, dall’altro obbliga lo stesso a fare i conti con la crescente disaffezione degli italiani nei confronti delle urne prima ancora che con la ricerca di una strategia di comunicazione altrettanto efficace quanto una partita a scacchi per convincere la cittadinanza delle ragioni del no al nucleare.

 

Strada decisamente in salita, che parte dallo spazio risicatissimo riservato dai media al dibattito su un tema che, se e quando riesce ad emergere, viene sempre imperniato su ragioni di carattere strettamente consumistico del tipo: la crescente domanda di elettricità richiede il ricorso a fonti di energia “alternativa” capaci di liberarci dalle importazioni di energia sempre più onerose, specie se relazionate ai combustibili fossili. Un’esigenza in pratica troppo incentrata su ciò di cui l’uomo ha bisogno e che non contempla minimamente tutto ciò di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.

 

 

Si insegue con forza la pista nucleare come deus ex machina per l’autonomia energetica, e per la limitazione di emissioni inquinanti, senza fare i conti però col problema cruciale della produzione di energia nucleare: la gestione delle scorie. Problema puntualmente glissato dai cosiddetti “esperti” che peraltro spesso e volentieri  si appellano a fantomatici studi sul sistema di stoccaggio o, come nel caso di una recente notizia proveniente dalla Cina, addirittura di riutilizzo del combustibile esausto, il tutto senza fare il minimo cenno alle tecniche che si troverebbero alla base di questi trattamenti. Eppure basterebbe analizzare quelle riflessioni che da un po’ di tempo stanno costringendo governi dallo storico curriculum atomico come quello statunitense, a rivedere sensibilmente il loro atteggiamento nei confronti della produzione di energia nucleare proprio per le problematiche di gestione delle scorie.

 

A questo punto, lascio a voi il compito di maturare con l’analisi di numeri e statistiche (tema delle prossime puntate di mater-vins) la scelta di tornare o meno al nucleare. Un modo, questo, che sarà sicuramente utile per arrivare al referendum quanto meno con le idee chiare.

 

 

Vincenzo Viglione

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Un popolo di ipocriti

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 6 COMMENTI

 

Corpi di giovani donne che lascivi si concedono alla flaccidità di uomini anziani e dalla libido mai sopita. “Zoccole”, ragazze delle favelas e organizzatrici degli incontri dall’indubbia rispettabilità fonti perenni di voglie perverse e di toccamenti di “grazie” proibite ai più e perennemente fasciate da discinti e spesso volgari abiti griffati. Il desiderio di ricchezza e di facile successo da parte di chi ha solo l’avvenenza del proprio corpo incontra il grottesco capriccio di chi padrone assoluto della politica e dell’economia italiana, desidera solo l’affermazione perenne della propria potenza virile. E’ il “puttanaio” (copyright di T.M. una delle ragazze invitate) di villa San Martino residenza privata del presidente del consiglio Silvio Berlusconi; lo si evince dalla lettura delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che la procura di Milano ha inviato al Parlamento per ricevere l’autorizzazione a procedere relativa alla perquisizione di alcuni uffici di pertinenza della presidenza del consiglio.

 

 

 

Il Cavaliere è indagato per sfruttamento della prostituzione minorile e concussione.

 

 

Alle serate “rilassanti” del premier, tra le altre, pare abbia partecipato anche Ruby, all’epoca minorenne, la ragazza marocchina arrestata nel maggio scorso a Milano e rilasciata dopo un intervento diretto del premier. Berlusconi per quest’ultimo episodio è accusato di aver concusso alcuni alti funzionari della polizia.

 

Berlusconi reo di aver abusato di una minorenne e di aver indotto un funzionario ad esorbitare dalle proprie funzioni? Sarà la magistratura a stabilirlo nelle sedi opportune, quello che più importa adesso è altro.

 

Può ancora il Cavaliere continuare a rivestire la carica di Presidente del Consiglio? Può ancora Silvio Berlusconi alla luce di quanto sin qui emerso sulla sua vita privata continuare a rappresentare l’Italia?

 

Ciò che all’opinione pubblica impone questa vicenda non è la discussione sull’opportunità o meno di condotte immorali o amorali da parte di chi governa, simili questioni appartengono alla Chiesa e non allo Stato, ma obbliga a confrontarsi sulla deriva ipocrita a cui sempre più la nostra società assiste silente e complice.

 

 

 

I rapporti più che cordiali con la Chiesa che simili sconcezze aborrisce con orrore, il quasi quotidiano incensamento della famiglia fondata sul matrimonio e sulla fedeltà reciproca, l’esaltazione continua della donna e della sua importanza nella società da una parte e il meretricio più o meno lecito consumato in privato dall’altra. E’ l’agire politico e privato del massimo rappresentante dell’Italia in patria e all’estero.

 

Sono davvero così ipocriti gli italiani?

 

Raffaele de Chiara

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Una terra senza speranza

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

 

Osservare la banale insensatezza del morire senza un perché; raccontare l’orrore di chi improvvisamente orfano farà i conti con la propria solitudine, continuare a vivere e lavorare come se nulla fosse successo perché in fondo questo è il tuo lavoro e questa la tua terra. Fare il giornalista di cronaca nera a “Gomorra” e tutto questo e forse ancor di più. Mary Liguori è una cronista del Mattino, si occupa prevalentemente di nera, anche se ancora giovane conosce già bene ciò che accompagna tutti coloro che si occupano di morti ammazzati ed arresti: quel misto di tensione ed adrenalina che ti prende ogni qualvolta ti squilla il telefonino e sul display ti appare il numero della redazione o di qualche tua fonte.

 

 

Basta poco però, nel tardo pomeriggio di giovedì 13, per accorgersi che questa volta non sarà come tutte le altre.

 

A San Giorgio a Cremano a cadere sotto i colpi dei killer di camorra assieme al vero obiettivo dei sicari è suo padre, le prime indagini confermeranno che Vincenzo Liguori con quell’agguato non centrava nulla, si trovava semplicemente nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

 

 

Erano le 18 30 di un normalissimo giorno feriale ma nessuno ha visto nulla.

 

«Sono sempre vissuto qui, dove posso andare?» dice commosso un signore di mezza età, «E’ uno schifo, non si può morire così» gli fa eco una signora anche lei con gli occhi velati dal pianto. «Credo che questa città sia invivibile perché una persona onesta non può morire così – Ad affermarlo ai microfoni della Rai è la stessa Mary che poi continua -  Se qualcuno ha visto, parli, ma sappiamo che è inutile. So che le forze dell’ordine faranno il loro lavoro». La compostezza del dolore e la consapevolezza di un domani maledettamente uguale all’oggi  fanno da cornice alla struggente consapevolezza di essere questa volta lei a dover far raccontare l’orrore agli altri colleghi.

 

 

Ma cosa c’è in quelle parole e in  quello sguardo se non il vuoto e lo smarrimento tante volte osservato da bambino e a cui solo da adulto sono riuscito poi a dare un perché.

 

«E’ finito tutto, è finito tutto, la prego non mi faccia dire altro» ad affermarlo nell’immediatezza della strage di via D’Amelio dove morirono il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta è il procuratore Antonino Caponnetto una vita spesa nel tentativo di sconfiggere la mafia, le mani in un ultimo sussulto di speranza sono strette al microfono del cronista che tenta di intervistarlo.

 

Diciannove anni dopo, quel vuoto e quello smarrimento è ancora tra noi con unica differenza però: la disillusione non è più di un attempato gentiluomo ma di una giovane ragazza.

 

Non so come avrebbe commentato il dottor Caponnetto quest’ennesima morte assurda ma una cosa è certa: allora come oggi, è finito tutto, davvero.

 

A te Mary tutta la mia vicinanza e solidarietà.

 

Raffaele de Chiara

 

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L’Azoto, questo sconosciuto

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

 

Qualche mese fa da appassionato di ecologia mi sono imbattuto in un articolo dal titolo curioso: “L’inquinamento da azoto sta incrementando in tutto il mondo” di Gianfranco Bologna, direttore scientifico e culturale del WWF. Considerato che l’azoto, con una percentuale del 78%, è il maggiore dei gas presenti nell’atmosfera, sembrerebbe strano parlare di inquinamento per una sostanza che domina letteralmente l’aria che respiriamo e della quale, all’uomo della strada, sono pressoché sconosciute le dinamiche di utilizzo. Sovente infatti, il concetto di inquinamento ambientale è associato all’eccessiva presenza di sostanze nocive nel nostro ecosistema (si pensi alle diossine – nda).

 

 

In questo caso il meccanismo si ribalta. In un’era che il premio Nobel Paul Crutzen, qualche anno fa battezzò Antropocene, per dare l’idea di come la pressione umana sui sistemi naturali del pianeta sia paragonabile alle grandi forze naturali che hanno modificato la Terra nell’arco di tutta la sua vita, una delle problematiche che affligge il pianeta, uno dei cosiddetti “confini planetari” che l’uomo è chiamato a non superare è individuato nella modificazione del ciclo biogeochimico dell’azoto. Si è calcolato infatti che dalla quota zero di azoto “rimosso” dall’atmosfera per utilizzo umano in epoca preindustriale si è arrivati alle odierne 121 milioni di tonnellate l’anno, contro un confine accettabile fissato in 35 milioni di tonnellate annue. Uno sfruttamento eccessivo che ha avuto origine col cosiddetto metodo di Haber-Bosch che consente di trasformare l’azoto gassoso in ammoniaca dalla quale poi si ricavano fertilizzanti impiegati per coltivare terreni spesso infertili e di ottenere raccolti significativi dallo stesso, senza rispettare in questo modo la normale rigenerazione dei nutrienti naturali del suolo.

 

 

Una produzione di azoto reattivo disperso poi nell’ambiente che avanza a ritmi vertiginosi e che può ripercuotersi sul nostro ecosistema in maniera devastante.

 

Basta pensare che l’azoto così liberato può combinarsi con un’ampia gamma di composti, diffondendosi in modo capillare.  Nei bacini acquiferi, laghi, fiumi,  mari, l’azoto reattivo può innescare spropositate crescite di piante ed alghe microscopiche che, una volta giunte alla fase di decomposizione, consumano un enorme quantità di ossigeno creando, a lungo andare, delle vere e proprie “zone morte” presenti già in numerose aree costiere del pianeta. Senza contare che l’eccesso di produzione antropica di azoto contribuisce al fenomeno del riscaldamento globale.

 

Una pratica che ha spinto il mondo scientifico a richiedere urgenti interventi regolatori quali, ad esempio, la riduzione della produzione di fertilizzanti artificiali o la loro applicazione con tecniche di precisione e la riduzione del consumo di carne che invece cresce a livello mondiale.

 

Insomma un invito a convivere in maniera pacifica con il nostro pianeta senza aggredirlo, ma rispettandolo.

 

Vincenzo Viglione

 

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Ricordare l’orrore

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 2 COMMENTI

 

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata dell’orror show di Sarah Scazzi la ragazzina di Avetrana uccisa e gettata in un pozzo nell’agosto scorso: realizzare un calendario con personaggi più o meno celebri del mondo dello spettacolo e devolvere l’intero ricavato dell’iniziativa a favore della costruzione di un canile, uno dei suoi più grandi desideri. Potrebbe essere ma non lo è. A dominare ancora una volta l’intera vicenda di cui non si conoscono con certezza neanche i presunti responsabili, E’ stato lo zio orco e reo confesso con parziale ritrattazione o la cugina accusata da suo padre ma da sempre proclamatasi innocente?, E’ il cinismo di una società  famelica di esibizionismo e di denaro.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

Non è bastato la violenza perpetua con cui per più di due mesi si è scavato nell’animo e nella giovane vita di una ragazzina di provincia appena adolescente.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata         Â

Non è bastato l’indecente spettacolo dei familiari onnipresenti nelle trasmissioni dominate dal medesimo palinsesto: il pruriginoso retroscena su Avetrana.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

Non è bastata la finta indignazione di un’Italia sempre più voyeuristica e sciatta, assuefatta al dolore eppure vogliosa di crudeltà  altrui unico modo per riscattare la propria mediocre esistenza fatta di sotterfugi e piccole beghe.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

A completare lo scenario serviva anche il coup de theatre  finale: l’esibizione più o meno lascivia dei corpi in memoria di una ragazzina la cui innocenza mani ancora non del tutto note rubarono per sempre in uno squallido turbinìo di libido e gelosia.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

Ma di chi è la colpa, degli ideatori del progetto tra cui il fratello di Sarah? Dei volti più o meno noti che si sono prestati all’iniziativa? Del barnum mediatico che sempre più plasma e fagocita le coscienze degli individui fino a trasformarle in meri gusci vuoti?

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

No, la colpa  è soltanto nostra, cittadini più o meno passivi di una società  incapace di indignarsi e riscoprire il senso del limite e del valore della dignità  umana.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

Al silenzio e al rispetto del dolore altrui, il fracasso e l’esasperato presenzialismo di chi mosso da buoni intenti perpetua il laido spaccato di una comunità  sprezzante ed indifferente.

“
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

Sullo sfondo gli occhioni silenti di una ragazzina di provincia che non vedrà  mai l’età  adulta ma che quantunque continua ad interrogarci con la stupefacente semplicità  che solo l’innocenza dell’adolescenza può dare: davvero non c’era altro modo per ricordare?

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior†potrebbe essere questa la ratio dell’ultima trovata

Raffaele de Chiara

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Il re è nudo!

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 1 COMMENTO

Non

Il camino scoppiettante e la tavola luculliana imbandita con i cibi della tradizione sono quelli tipici del Natale. Al desco come sempre siede la famiglia al completo, a dominare nei discorsi tra una portata e l’altra, è la figura del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Non

 

«Non è mai stato un politico e mai lo sarà, è solo un uomo dedito alla cura dei propri interessi» chiosa uno dei commensali da sempre vicino a posizioni di sinistra senza per questo essere mai stato un comunista. «Avrai anche ragione – gli ribatte un altro anche lui progressista – ma prescindendo dalle sue presunte responsabilità penali è in ogni caso un uomo che nella vita ci ha saputo fare; l’egoismo – sottolinea – è nella natura umana, nonostante ciò,  non tutti si possono vantare di aver realizzato la fortuna di Berlusconi».

Non

Ascolto perplesso  l’acceso dibattito oscillante tra un atteggiamento agnostico: «Il  Cavaliere è un falso problema perché tutti siamo tendenzialmente come lui» e uno strettamente inquisitorio: «Berlusconi è il male assoluto e rappresenta la rovina dell’Italia».

Non

In tv  il tg delle venti  manda in onda l’ennesimo servizio sul premier, osservo con attenzione quest’ultimo eppure ciò che vedo non né l’uno e né l’altro; non l’uomo che in fondo tutti vorremmo essere né tanto meno il satrapo in perenne fuga dalle proprie responsabilità, quello che mi appare dinanzi è altro: un vecchio signore dalla pelle flaccida opportunamente tirata dai lifting e dal viso impiastricciato di trucco vittima del potere, la più ancestrale delle patologie umane.

Non

L’ansia di dominio ovvero  un guazzabuglio di autoritarismo e generosità che come indispensabile unguento cura le ferite di un animo perennemente perso nella egolatria e perciò stesso incapace di accettare l’umana finitudine.

Non

 

Non

Tutt’intorno l’atmosfera continua a surriscaldarsi ed io sempre più solo in quella bailamme di opinioni ed invettive  mi sento un po’ come il bimbo della fiaba di Andersen il solo a gridare: “Il re è nudo!”  O come  Oriana Fallaci quando da piccola assistendo ad una parata dove sfilavano Hitler e Mussolini, l’emblema del male totale per alcuni, i messia di una nuova prosperità per altri, vedeva semplicemente un uomo magro con un “cerotto” nero sotto il naso e un altro più grassoccio e dalle movenze tipiche delle lavandaie.

Non

Che Berlusconi sia semplicemente un vecchio ossessionato dal potere e incapace di convivere con i limiti insiti nella natura umana? Sì.

 

Raffaele de Chiara

Raffaele de Chiara

Non

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Un elettore senza cittadinanza

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

en

 <<Mentre lascio il mio secondo mestiere più importante sono consapevole del valore del mio primo mestiere, quello di marito e padre; thank you and good-bye>>. Così il laburista Gordon Brown  il primo ministro che ha perso le elezioni politiche in Gran Bretagna senza che il suo avversario, il conservatore David Cameron, avesse la maggioranza assoluta per governare, ha concluso il suo discorso di commiato.

Un telecronista della BBC, con voce leggermente incrinata dalla commozione ha commentato: <<Così avviene la transizione del potere nel Regno Unito>>.

Mentre

Toni ugualmente votati al rispetto e alla riconoscenza quelli usati dal successore Cameron nuovo primo ministro grazie all’alleanza con il liberale Nick Clegg: <<Un grazie a Brown per tutto quello che ha fatto nella sua lunga carriera al servizio di questo Paese>>. E ancora al giornalista che sagace gli ha  chiesto se avrebbe risposto ancora “Clegg” alla domanda su quale fosse la sua barzelletta preferita Cameron serafico ha risposto: <<Non riesco a immaginare dieta migliore che rimangiarmi quelle parole per dimostrare l’intenzione di cambiare veramente tutto>>. Avrei voluto che ciò fosse avvenuto nella mia nazione ma mi sono dovuto accontentare di leggerlo nelle cronache di politica estera dei quotidiani mentre nella mente rimbalzavano le bizzarrie dialettiche e non solo dell’attuale presidente del consiglio Silvio Berlusconi quando nel 2006 perse le elezioni contro Romano Prodi.

Un telecronista della BBC, con voce leggermente incrinata dalla commozione ha commentato: <<Così avviene la transizione del potere nel Regno Unito>>.

Denunce di brogli e improperi la fecero da padrone fino al disconoscimento della propria sconfitta che culminò nella mancanza della consueta telefonata di congratulazione che lo sfidante sconfitto fa al vincitore. La politica come servizio alla comunità e il potere come mero mezzo per la garanzia del bene comune sono dolci blasfemie che l’Italia sembra non potersi proprio permettere. Da noi alla semplicità dell’eloquio si preferisce l’ottovolante dialettico tra semplicismo e politichese, al riconoscimento dei meriti dei propri avversari politici il dileggio perenne, alla volontà di cambiamento l’ossessione dell’immobilismo. Quale sarà l’Italia del futuro è un interrogativo che angoscia ancor più del presente, leader incapaci di accettare il proprio fisiologico declino che caparbi rimangono arroccati alle sedie del potere fanno da contro altare ai giovani rampanti che altro scopo non hanno nella vita se non quello del raggiungimento delle stanze dei bottoni.

Oggi più che mai avverto l’imbarazzo di sentirmi solo un elettore ma con la voglia di essere un cittadino, britannico.

 

Raffaele de Chiara

Raffaele de Chiara

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Credere in un sogno

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 2 COMMENTI

Quando

Quando la speranza da crogiolo di ideali si trasforma in grottesca reliquia da affidare al culto nostalgico dei propri padri.

Quando la voglia di cambiamento si annichilisce sino a lasciare il posto al pessimismo della ragione.

Quando le difficoltà della vita da sfide stimolanti diventano muri invalicabili da abbattere per andare alla ricerca del proprio cantuccio.

Quando la voglia di fare si riduce a vuota tautologia, non si può più tacere e non constatare la sconfitta; la nostra sconfitta.

Una generazione quella nata negli anni ottanta del secolo scorso cresciuta nel culto sfrenato dell’edonismo e dell’eccesso, tutto o quasi ci è stato concesso, dal computer ai telefonini passando per internet ed i social-network, immersi però in una società totalmente mediatizzata paradossalmente abbiamo perso l’unica ragione per cui vivere: credere in delle idee;  condivise o meno poco importa.

precedute

<<Io credo nei tuoi ideali e in quelli di tutte le persone che come te lottano giorno dopo giorno per affermarli ma non ne faccio la mia ragione di vita e quegli ideali non sono la prima cosa a cui penso quando mi alzo al mattino>>

precedute

Quante volte ho ascoltato questa frase rivolta da miei coetanei poco meno che trentenni a persone il la negli anni e perennemente impegnate nel sociale; e quante volte quell’ossimoro, quel credere in un ideale cui si pensa solo di tanto in tanto mi ha schiaffeggiato in pieno volto sino a stizzirmi al punto tale da non poterne più.

Non sono nessuno per poter giudicare i comportamenti altrui ma come giovane membro impegnato e consapevole di una società civile avverto l’obbligo morale di indignarmi.

 

Quale futuro ci aspetta? Quale domani sarà riservato ai nostri figli se i loro padri anziché correre vigorosi dietro la vaporiera della vita come i cavalli di carducciana memoria costruiscono la propria esistenza stantìa e priva di slanci esattamente come l’asino ciuchino che quieto bruca l’erba?


E ancora, è possibile parlare di umanità nel senso più alto del termine allorquando la speranza, la voglia di cambiamento piuttosto che il vigore fisico ed intellettuale trasmigra dalle nuove generazioni a quelle che le hanno precedute?

precedute

Ripenso al lavoro indefesso di piccoli grandi uomini sovente relegato nell’ombra di modeste associazioni impegnate nel sociale, garanti integerrimi della memoria e del culto della legalità e non posso che trarne motivo di sprone per andare avanti e continuare a credere che qualcosa possa ancora cambiare. L’entusiasmo contagioso di questi novelli eroi civili, la loro voglia di fare a cui fa da contro altare i loro capelli bianchi simpatico emblema di una stagione della vita che al futuro tende a sostituire il passato, non mi possono e non ci devono lasciare indifferenti.

Bisogna agire. Come? Ognuno facendo ciò che sa fare meglio secondo le proprie possibilità e capacità. Lasciamolo agli altri il trincerarsi dietro il vacuo vittimismo del “tanto tutto cambia perché nulla muti”,  respiriamo il nuovo!

precedute

Qualche mese fa, osservando l’ultimo capolavoro di Michele Placido “Il grande sogno” ho capito forse cos’è che manca alla mia generazione. Da quelle immagini da quei dialoghi ambientati nel 68’ italiano superbamente ricostruiti dal maestro pugliese, ho avvertito per la prima volta cosa significhi il credere in un’idea.

Ragazzi armati della sola voglia di cambiamento, della volontà di vivere, di lasciare un qualcosa del proprio passaggio riescono ad imprimere un segno indelebile ad una società che sembrava rifiutarli: cambiare è possibile.

Ripenso agli ideali di allora e ai tanti risultati conseguiti sulla loro scorta e mi chiedo: cosa significa vivere se non battersi per la più sublime delle utopie: costruire una società perfetta? .

Ecco

Ecco forse ciò che manca ai ragazzi della mia età, è la voglia di vivere.

precedute

Non perché qualcuno ce l’ha sottratta bensì perché non sappiamo più cosa significhi battersi per un sogno.

Vero;  non di cartapesta.

 

Raffaele de Chiara

Raffaele de Chiara

Vero;  non di cartapesta.

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Il perché di “mater vins”

Pubblicato da Onda Anomala giovedì 23 febbraio 2012 COMMENTA

troppi

Parlare di ambiente si sa è sempre piuttosto complicato e lo è di più quando si cerca di analizzare una realtà a dir poco complicata come quella campana, costretta a fare i conti con situazioni di emergenza talmente dilatate negli anni da aver assunto connotati di ordinarietà.

troppi

Emergenze che per troppi anni hanno visto le popolazioni di territori come quelli al confine tra le province di Napoli e Caserta subire passivamente le conseguenze di scelte politiche totalmente insensate.

Scelte che grazie alla complicità di media troppo spesso impegnati a soddisfare i vacui appetiti di questo Paese hanno condannato gli spettatori ad un analfabetismo culturale che in molti casi non consente di vedere oltre il plastico del casa degli orrori piuttosto che della nomination di questo o quel concorrente, limitando la possibilità di analizzare seriamente i temi su cui saremo chiamati a decidere nei prossimi anni.

troppi

Ebbene l’idea è quella che sia giunto il momento di optare una volta per tutte per una corretta informazione e non per un’informazione corretta.

troppi

L’esempio campano da questo punto di vista è eclatante. In questa regione infatti la parola ambiente fa ormai rima con rifiuti che a sua volta fa rima con discarica e/o inceneritore. Accostamenti frutto di un’informazione distorta e confezionata ad arte per convincere l’uomo della strada della bontà di una soluzione, quella dell’incenerimento, che lo libererà finalmente dalla crisi dei rifiuti.

troppi

Non occorre informare sui possibili rischi per l’ambiente e per la salute che scelte del genere possono innescare. Basta dire che in questo modo spariranno definitivamente i sacchetti dai marciapiedi e buonanotte. Poco importa che fine faranno, l’importante e non vederli.

troppi

In realtà sarebbe il caso di cominciare ad informare in maniera concreta non solo sugli effetti che certe scelte possono comportare in termini ambientali, ma anche sui risvolti economici ad esse collegate.

Ed è questo l’obiettivo che attraverso questa rubrica tenteremo di perseguire, a partire dal titolo.

troppi

Come il mater-bi, materiale ricavato da polimeri biodegradabili che dal prossimo anno prenderà ufficialmente il posto del polietilene nella produzione dei comuni sacchetti della spesa, realizzando un grosso passo in avanti in termini di produzione di rifiuti non differenziabili, allo stesso modo mater-vins” vuole contribuire alla diffusione di tutte quelle informazioni di carattere ambientale, ma non solo, necessarie alla costruzione di una sana coscienza critica che ci consenta in futuro di optare per scelte che risultino vantaggiose prima che in termini economici, in termini di sostenibilità.

Vincenzo Viglione

Vincenzo Viglione

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